Proseguiamo il nostro percorso nel fumetto italiano con un fumettista che è diventato molto noto in questi ultimi anni: Gipi.

Quello che si va a trattare in S. è il dramma della perdita e il lutto, ma in un modo particolare e spontaneo.

E’ una delle mie opere preferite di Gipi proprio perchè ha una particolarità: è stata disegnata di getto, senza preparazioni. Le tavole sono quindi sporche e i testi a volte cancellati, ma questo non svaluta il lavoro, anzi, rappresenta la frenesia della necessità di raccontare una storia. Non c’è stato tempo di ideare storyboard detagliato o di assicurarsi che l’intreccio avesse un ritmo perfetto con dei personaggi ben caratterizzati perchè l’autore intendeva rappresentare la realtà di ciò che sentiva mentre viveva quel momento.

Il contesto da cui nasce la storia infatti è quello del lutto per il padre, con cui Gipi aveva un rapporto particolare e la cui morte lo ha portato nello sconforto. Da qui la necessità di raccontarlo.

Ma cede il posto ad un sè più giovane per farci conoscere suo padre, lo racconta con gli occhi si un bambino che guarda il genitore, probabilmente è così che vuole ricordarlo.

La struttura della storia porta quindi in parallelo il ragazzo che fa un viaggio in barca con il padre ed alcuni amici da un lato. Dall’altro il passato del padre, raccontato proprio da lui al figlio.

Si alterna passato e presente come se ogni evento che raccontava gliene facesse venie in mente un altro da narrare subito dopo. Alcune parti sono legate maggiormente ad un testo descrittivo accompagnato da immagini, mentre altre sono più vignette e dialoghi. Gli aneddoti principalmente sono scritti e accompagnati da immagini, date più come suggestioni, probabilmente le immagini che l’autore aveva in testa quando a sua volta aveva ascoltato o vissuto le storie.

Fa quasi pensare alle “associazioni libere” freudiane che invitano il paziente ad esprimere il flusso di pensieri così come vengono in mente, anche se non hanno un palese nesso logico.

Anche i colori si adattano alla situazione narrata: da una parte il “presente” del ragazzino è molto vivido e ha vignette più ampie. Dall’altra i colori legati al passato spesso sono grigi oppure legati ad un solo colore principale.

La libertà nella narrazione non rovina assolutamente il risultato finale, anzi, permette di “entrare nella mente” dell’autore (che può suonare sia bene che male) e vivere quello che lui ha vissuto. Mi èsempre piaciuto il suo modo “imperfetto” di usare l’acquerello: trovo queste macchie di colore molto suggestive contro il classico “stare nei margini” che sarebbe troppo canonico per le sue storie.

In caso a qualcuno fosse venuta voglia di leggere questo fumetto, vi consiglio la recente edizione di S., sempre di Coconino, ma più grande che purtroppo non esisteva quando ho acquistato la mia copia (sigh). Perchè, come se non lo dicessi sempre, guardare un fumetto in una bella edizine grande, dà molta più soddisfazione, soprattutto in edizioni ideate in modo da valorizzare l’opera.

Graphic che?! è una rubrica (nella rubrica) che presenta in modo sintetico il fumetto e le sue tipologie. In caso vi siate persi qualcosa: ho già trattato la nascita del fumetto, il graphic novel, il manga, i supereroi e il fumetto in Italia.