La casa editrice Pelledoca che ha edito il libro che vi racconto oggi è una casa editrice che nasce con un intento assai interessante, specie di questi tempi: raccontare storie forti, paurose, emozionanti e intense.

I nostri libri vogliono raccontare storie belle, forti e particolari.
Storie da brivido, capaci di tenere il lettore con il fiato sospeso e gli occhi incollati alla pagina. Abbiamo fatto una scelta precisa, scegliendo di occuparci solo di thriller, noir e mistero.
Esplorare la paura e amplificarla con l’immaginazione è una grande sfida.
È questa l’emozione forte che vogliamo dare a chi legge, esplorando con lui o lei anche in che modo la paura ci può rendere più forti e coraggiosi.
Chi scrive per Pelledoca accompagna il giovane lettore in un mondo narrativo di intrighi in cui si muovono personaggi equivoci, vittime e carnefici ma anche astuti eroi.
Crediamo che la lettura aiuti a conoscere se stessi, quindi per i ragazzi è un importante strumento di crescita. Pelledoca non ha la presunzione di dare risposte, ma esplora la paura, e il modo di gestirla portando i lettori in un mondo narrato in cui hanno la possibilità
di muoversi più liberamente, proprio perché si è in uno spazio diverso dalla realtà, e di mettersi alla prova.
La paura talvolta ha l’aspetto della tensione, altre volte dell’ansia, e può perfino apparire come un disagio, ma se affrontata ha un unico compagno: il coraggio.
Timore e avventura camminano insieme ed esplorare le paure significa anche poter capire quando, in fondo, non occorre averne.

Altro che fiabe edulcorate e raccontini all’acqua di rose. Qui si fa programmaticamente sul serio e i bambini e ragazzi sono accolti e accontentati nella innata ricerca del brivido, di ciò che turba e spaventa.

Il romanzo che ho letto in questi giorni si intitola La giovane scrittrice la star e l’assassino è di Caroline Solè, che per questo titolo è arrivata tra i finalisti del premio Pépites al Salon du livre et de la presse jeunesse a Montreuil, ed è un romanzo per ragazzi dai 12 anni in su.

Si tratta di un romanzo giallo in piena regola: c’è un omicidio, ad essere ucciso è un bambino di 10 anni, c’è un assassino da scoprire, un presunto colpevole e una testimone oculare e, per complicare il tutto, uno giovanissima star nella casa della quale sembra esser stato commesso il delitto.

A tratti sembra di stare ne La finestra sul cortile: la giovane protagonista non si muove mai dalla sua stanza, la sua unica attività, oltre mangiare a dismisura, è spiare dalla finestra….essendo a sua volta spiata però dal presunto assassino.

Un gioco di specchi, un gioco di spionaggio e di fraintendimenti che si scopriranno in parte solo alla fine.

Il romanzo è diviso in 3 parti, ciascuna raccontata da uno dei tre protagonisti interrogati dalla polizia riguardo l’omicidio del bambino, di fatto noi stiamo leggendo delle specie di memorie o di verbali per la polizia. Molto accurati e dettagliati, in cui ognuno tira fuori le parti più nascoste di sè, una specie di diario più che di verbale.

Nel plot si aggiunge ad un certo punto, inatteso e davvero fuori schema, un amore tra la giovane scrittrice e il ragazzo che sta spiando, un amore che salverà entrambi da qualcosa e che in qualche modo riportarà l’ordine e la verità. Cheyenne, la giovane scrittrice che apre la storia, rinuncerà a suicidarsi e noi con lei leggeremo i suoi tormenti di adolescente delusa dagli adulti, dal mondo e chi più ne ha più ne metta, ma pronta a sentirsi viva davanti a un cadavere di un bambino e davanti ad un presunto assassino.

C’è un po’ di tutto, in questo romanzo dal finale inaspettato e che non so se mi ha convinto appieno, appieno invece mi ha convinta la scrittura della Solè ed evidentemente la traduzione che ben ha reso la fluidità del racconto che, come deve fare un buon romanzo giallo, tiene incollati e col fiato sospeso.