Ovvero la sfolgorante potenza dell’intreccio narrativo.

Dopo  l’esperienza di lettura de Il rinomato catalogo Walker & Down ho capito che se c’è un autore italiano a cui bisogna dedicare molta attenzione, quello è Davide Morossinotto.

Perchè? Perchè la sua capacità di creare plot e di gestirli a livello narrativo in maniera brillante è a tratti davvero impressionante.

Lo era stato nel Rinomato catalogo con le storie a diversa focalizzazione interna, lo è qui con i due diari incrociati dei due gemelli di 12-13 anni (la vicenda si sviluppa a cavallo di diversi mesi) che attraversano e vivono molto da vicino l’assedio di Stalingrado della Seconda Guerra mondiale.

La storia parte con un flash forward a sostegno del lettore: la scena che si apre ci dice, prima ancora di avere la più pallida idea di cosa accadrà, che i due protagonisti sono salvi. Perchè giocarsi così l’effetto suspense? Perchè la narrazione che seguirà per tutte le pagine del romanzo avrà dei momenti davvero molto intensi e drammatici che nulla perdono a causa dell’inizio e che anzi diventano più gestibili nella lettura proprio sapendo che, comunque andrà, accada quel che accada, almeno i due protagonisti usciranno dalla guerra sani e salvi.

Viktor e Nadia sono due gemelli che vivono da sempre in simbiosi e che si trovano di colpo e per puro caso separati al momento di salire su uno di quei treni per bambini che vennero a decine organizzati in Russia per mettere in salvo i bambini dalla guerra man mano che il nemico nazista procedeva verso Leningrado. Nonostante i due ragazzi siano per mano per errore viene loro scritto sulla mano un numero di treno diverso. Viktor salirà sul treno 77 e Nadia sul 76, nulla da fare per poter impedire questa casualità però Viktor giura alla sorella che la ritroverà ovunque essa sarà. E così infatti è.

Prima della partenza il padre e la madre dei due ragazzi, studiosi e conservatori dell’Eremitage, regalano loro dei quaderni per scrivere il diario dei mesi che li separeranno: la madre resterà a Leningrado per mettere in salvo le opere del museo, il padre andrà al fronte richiamato a proteggere la città durante l’assedio (e lì morirà), i due bambini invece, come detto, partiranno con i treni dei bambini.

Per non confondersi Nadia e Viktor decidono di scrivere con due penne diverse così che sia immediatamente chiari chi sta scrivendo anche perché inizialmente l’intenzione è quella di scrivere contemporaneamente sullo stesso quaderno mentre poi, a causa della separazione, i fratelli scriveranno quaderni diversi per poter poi ricostruire e raccontare tutto ciò che è loro accaduto nel periodo di separazione. E vi assicuro che da raccontare ce n’è moltissimo. Viktor vive situazioni estreme legate al viaggio che intraprende di nascosto per raggiungere la sorella, attraversa praticamente mezza russia; Nadia invece vive una vicenda del tutto particolare col suo treno che i giornali danno per bombardato dai nemici senza superstiti e che invece non solo non viene bombardato ma non si allontana mai troppo dalle vicinanze di Leningrado.

Entrambi i fratelli vivono e lottano contro la fame, il freddo, le calamità e il nemico solo allo scopo di farsi trovare vivi dall’altro. I loro 12-13 anni diventano immediatamente molti di più, il contatto con la morte, di animali e di esseri umani, diventa quotidiano, la resistenza alla fame e al freddo acuisce l’ingegno e la lotta per la sopravvivenza allontana l’infanzia. Quando Viktor e Nadia si ritroveranno saranno li stessi e al tempo stesso immensamente cambiati, si sarà compiuto quel passaggio che tutti i ragazzi attraversano che porta dall’infanzia all’età adulta solo che loro l’avranno vissuto in un tempo accelerato dagli eventi.

I diari sono raccolti con una finzione narrativa interessante: è un ufficiale dei servizi sovietici che li mette insieme e li commenta e li data là dove mancano delle informazioni. I due ragazzi sono sospettati di ogni genere di reato e il funzionario dai diari deve decidere della loro sorte. Molto molto interessanti sono le note ai margini in cui questo burocrate solertissimo del partito comunista sovietico annota pedantissimi commenti ad applicazione del codice penale.

Noi, di fatto, abbiamo in mano il faldone dedicato all’istruttoria del caso delle due sfolgoranti stelle rosse che con la loro intraprendenza e gioventù hanno decisamente contribuito alla resistenza al nemico ed alla difesa e sopravvivenza di Leningrado, vi sembra poco? No, e non lo è nemmeno per l’ufficiale incaricato di decidere della sorte dei ragazzi: alla fine la loro innocenza viene riconosciuta per meriti più alti a fronte dei pochi piccoli continui reati ed il faldone dei diari che abbiamo in mano, ritenuto materiale top secret, viene condannato alla distruzione ed all’eliminazione di ogni traccia dell’esistenza, in questa vicenda della guerra, di due ragazzini di nome Viktor e Nadia.

Una finzione che non solo regge dall’inizio alla fine ma che dà ancor di più l’impressione di insicurezza nel discernere quali sono gli eventi reali da quelli realistici e inventati dalla fantasia narrativa e complottistica dell’autore. Fortunatamente una nota finale dell’autore mette ordine ma, chi l’ha detto che Viktor e Nadia non sarebbero davvero potuti esistere e che non lo siano per davvero magari con altri nomi?

Se vi piacciono le trame complicate, le narrazioni a più voci e il ritmo serrato Morossinotto è l’autore che fa per voi!