Quando si parla di urgenza narrativa, direi che questo è proprio il caso. L’autore di Non è te che aspettavo infatti è diventato fumettista per poter raccontare la sua storia.

La sua è la storia di una malattia che lo ha accompagnato, e lo sta accompagnando ancora, e dei timori che suscita. L’autore sceglie di mettere a nudo i suoi sentimenti e la sua esperienza per far conoscere una storia come questa da un punto di vista interno, ma soprattutto senza abbellirla o renderla meno difficile di quanto non sia stata.

La figlia di Fabien Toulmè  ha la sindrome di Down e questo era uno dei peggiori timori per l’autore, mosso anche da pregiudizi e ignoranza a riguardo. La cosa peggiore però è che durante la gravidanza non vengono effettuati tutti gli esami in modo approfondito e quindi, la trisomia si palesa solo alla nascita della bambina poiché collegata ad un problema cardiaco.

Il fumetto è molto lineare e racconta la storia dalla gravidanza fino ai primi anni della bambina. Ciò che colpisce di quest’opera è la sincerità della narrazione. Ogni pensiero, ogni paura irrazionale (o razionale) vengono riportati sulle tavole. Immagino non si possa capire una tale esperienza senza averla provata, tanto che inizialmente il protagonista risulta quasi fastidioso da tanto è terrorizzato dalla figlia, verrebbe da dirgli: “è tua figlia comunque! Non puoi ignorarla!”. Eppure a rifletterci bene si capisce quanto possa essere terrorizzato considerato che si è trovato impreparato all’esperienza che lo terrorizzava di più.

Mi ha fatto a pensare ad opere tipo Rughe di Paco Roca: raccontare per far conoscere. Ora, non so quanto di comune alle altre esperienze di genitorialità possa essere, ma di sicuro grida al lettore: “è lecito avere paura, tutti ne hanno all’inizio”. La scelta di raccontare tutto in modo realistico suppongo infatti non sia casuale e lo dimostrano episodi come quello in cui l’autore si ritrova ad invidiare ed odiare una coppia di genitori che gioca tranquillamente con il figlio, anche lui trisomico. Ha l’impressione di essere l’unico a non farcela, ad avere dei pregiudizi che lo portano a non provare nulla per sua figlia.

Raccontando le sue paure e le conseguenti fantasie irrazionali, l’autore racconta una vita che non è quella tradizionale della famiglia della mulino bianco, ma una vita reale. Colpisce in particolare l’iniziale solitudine in cui si ritrova imprigionato dalla paura: neppure i confronti sembrano consolarlo perchè sembra che a tutti vada meglio comunque, o che si siano semplicemente arresi.

La paura ha un ruolo importante in questo libro, ma niente a confronto con il riuscire ad affrontarla e poter ricominciare ad essere felice della sua famiglia. Un percorso decisamente non facile ma, alla lunga, ricco di soddisfazioni.

Graphic che?! è una rubrica (nella rubrica) che presenta in modo sintetico il fumetto e le sue tipologie. In caso vi siate persi qualcosa: ho già trattato la nascita del fumetto, il graphic novel, il manga, i supereroi, il fumetto in Italia e Il fumetto francofono.