Residenza Arcadia è un fumetto che proprio non mi aspettavo. Seguo Daniel Cuello sui social da un po’ di tempo e quindi conoscevo solo il suo stile umoristico, legato alla quotidianità e al mondo dei social. Prendo in mano il suo primo libro pubblicato da Bao Publishing e scopro che oltre c’è di tutto.

Da qui mi è venuta l’idea degli strati nel senso di diversi livelli di lettura. Sono convinta però che la parola strati (per quanto mi ricordi anche Shrek e le cipolle) renda di più il concetto di scavare e scoprire le cose un poco alla volta, è questa la sensazione che dà questo libro. Una partenza tranquilla, ma con un quadro complessivo che giunge solo con la conclusione della storia.

L’ambientazione è una di quelle che piacciono a me, ristretta ad un solo condominio: la residenza Arcadia. La storia non esce mai da questi confini, facendo scoprire la realtà esterna solo dalle parole degli inquilini.

A parte il palazzo, non sono fornite descrizioni sulla realtà e il contesto in cui è collocata la storia. Alcuni elementi tecnologici danno la sensazione di trovarsi un un epoca contemporanea, ma non ci è dato il dove, nè un contesto culturale.

L’atmosfera cambia piano piano, in un crescendo che passa dalla risata per la simpatia di Emilio alle prese con uno smartphone all’ansia suscitata dall’impossibilità di comprendere. Tutto ciò che più preoccupa e spaventa non è visibile, o lo è per poco.

All’apparenza è un tranquillo condominio qualunque con lamentele e assurdi equivoci per cui viene tartassato il povero sostituto responsabile della struttura. Ogni inquilino è ben caratterizzato, sia dal punto di vista psicologico che estetico. Tutti più o meno anziani e conviventi da diverso tempo. l’insieme di questi elementi porta a gag divertenti. 

nulla però è lasciato al caso. ogni ossessione, ogni passione di questi personaggi è mossa da una sua esperienza di vita, a volte raccontata esplicitamente, a volte lascia solo intendere. Solo i flashback concedono di uscire dalle quattri mura della residenza arcadia ed esplorare il mondo com’era. Ed ecco qui le prime occasioni di “scavare”: apparentemente un fumetto ironico sulla quotidianità, si rivela una più profonda indagine dietro a queste abitudini.

Proseguendo con la lettura “ciò che non si vede” diventa sempre più imponente ed ingombrante nella storia. E qui entrano in gioco le porte degli appartamenti. Le porte sono spesso protagoniste di intere tavole. Chi corre a prendere la posta, chi la tiene chiusa perchè non vuole saperne di nessuno, chi sfrutta lo spioncino per farsi gli affari degli altri. Le porte permettono l’interazione del personaggio con chi vi sta dietro, ma impediscono al lettore di vedere tutto.

Ciò che si nasconde dietro la porta spesso però spaventa costringe ad azioni avventate a volte dannose per gli altri.  Paure che sembrano irrazionali e mosse da pregiudizi, vuoti incolmabili dati da abbandoni, separazioni (forse non) inevitabili.

Scavando il contesto si allarga ancora, le paure e i pregiudizi non sembrano più così irrazionali, ma vengono “giustificati” da spaventose ombre nere che coprono la residenza Arcadia e tutto ciò che la circonda. Ombre nere che terrorizzano e impediscono la libertà .

Non voglio proprio rivelare il finale, anche se in un certo modo poi l’ho fatto, ma è l’irruzione del mondo esterno nel precario equilibrio del condominio a dare il colpo finale e la chiave di lettura di tutta l’opera.

A mio parere il fascino inquietante di quest’opera sta proprio nell’assenza di spiegazioni che costringono il lettore all’intuizione e a fornire lui stesso un contesto alla storia.

Cuello va a mostrare una realtà che sembra la nostra, ma non lo è del tutto, forse lo è stata, che potrebbe diventare così.