Probabilmente sottoscrivibile alla già citata categoria del graphic novel, ma che  a mio parere necessita di un approfondimento: oggi diamo spazio al graphic journalism.

Il graphic journalism è fare fumetto avendo come obbiettivo principale informare il lettore di determinati eventi. Le scelte narrative sono spesso diverse e dipendono molto dall’esperienza che l’autore ha avuto con il fatto di cronaca in oggetto.

Un classico è quello di raccontare semplicemente la biografia di una figura importante dal punto di vista storico o politico. Il potere di questo tipo di narrazione sta nella documentazione. Quello che si legge in questi fumetti non sono storie “ispirate alla vita di”, ma che intendono davvero (nei limiti della narrazione, si intende) permettere al lettore di conoscere una realtà che magari gli è lontana o che magari conosce solo da qualche breve e freddo articolo di giornale.

Un altro punto forte è sicuramente il fatto che il fumetto non è usato solo ai fini di descrizione, ma mantiene sempre una storia. A volte è lei la protagonista, mentre altre volte prevalgono la narrazione degli eventi, ciò è legato principalmente a come il narratore vuole raccontare la storia. Che sia protagonista o meno però, la storia c’è sempre. Questo permette di avere un personaggio principale con cui far immedesimare il lettore, che ora, non solo conosce gli eventi narrati, ma riesce anche a viverli.

Il protagonista può essere il fulcro dell’evento narrato, qualcuno a fianco alla “persona importante” della situazione, o semplicemente un tizio che capita lì per sbaglio. La scelta della posizione del protagonista implica di conseguenza il punto di vista con cui raccontare la storia.

E’ importante secondo me sottolineare che difficilmente questo tipo di giornalismo è oggettivo, proprio perchè spesso e volentieri lo si racconta dall’interno, che gli autori abbiano vissuto o meno i fatti. Con questo non voglio assolutamente sminuire questo tipo di scrittura, anzi sono una sostenitrice dell’uso della sensibilizzazione per far conoscere eventi di cronaca: dà più l’idea di cosa sta succedendo.

Ma non è solo la documentazione a fare il graphic jounalism, spesso chi racconta ha vissuto o ha testimonianze dirette di ciò che racconta.

Chi non ha mia sentito parlare di Marjane Satrapi e Persepolis ormai? E’ diventato un grande classico del genere, ha ricevuto persino diverse censure in vari stati proprio perchè racconta la cose come le ha viste una ragazzina di Teheran. E’ un fumetto che racconta una vita intera ma coinvolge anche gli aventi politici che l’anno circondata. Il punto di vista è sempre quello di Marjane, ma cambia con il tempo e la sua crescita.

Non si può non citare il super famoso Maus di Art Spiegelman. In questo caso però non abbiamo il racconto di un’esperienza diretta, ma dell’esperienza del padre nel periodo nazista. L’autore porta avanti due storie in parallelo: da un lato gli eventi storici come li racconta il padre e dall’altro la sua esperienza nel tentativo di farsi raccontare la storia da lui. Questa narrazione in parallelo arricchisce molto la la lettura a mio parere, poichè permette di vedere e vivere anche le conseguenze del nazismo su chi l’ha subito.

Ci sono inoltre fumetti che spariscono per decenni poichè troppo “scomodi”, come Che di Hector Hoesterheld, Alberto Breccia ed Enrico Breccia.

Sono narrazioni incredibilmente intense quindi, quelle che partono dall’interno, poichè magari non avranno studiato sui libri ciò che è accaduto, ma hanno avuto l’opportunità (nel caso dei libri precedenti direi: purtroppo) di vivere tutto ciò e questo permette loro una cura del del dettaglio che chi ha solo studiato fa molta fatica ad ottenere. 

Infine c’è chi viaggia per raccontare, chi per narrare un evento sceglie di viverlo il più vicino possibile. La differenza dai precedenti libri è che questi non nascono da un urgenza narrativa legata ad esperienze personali, sono spesso di denuncia: un modo di recuperare i “dettagli” che la sola documentazione non può fornire.

Primo tra tutti non posso non citare Guy Delisle, con il suo modo leggero di raccontare, riporta nei libri i suoi viaggi e la quotidianità delle città che va a visitare, senza scendere nei dettagli, ma concentrandosi sulle atmosfere che si vivono, esplorando ogni angolo.
Poi si potrebbe continuare all’infinito: per esempio La Cicatrice di Andrea Ferraris e Renato Chiocca che tratta il confine tra Messico e Stati Uniti, oppure il recentissimo Salvezza di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, che si imbarcano su una nave di soccorso di un ONG per conoscere da vicino l’esperienza dei migranti.

Oggi mi sono dilungata incredibilmente, ma prima di chiudere volevo dare un senso al titolo. La scelta di non metterci proprio graphic journalism, è che mi sarebbe piaciuto includere anche quella categoria, che non ha categoria, di fumetti che si occupano di qualcosa che non siano fatti di cronaca vera e propria, ma portano sensibilizzazioni su tematiche altrettanto complesse. Sono fumetti che hanno vissuto e si sono documentati allo stesso modo, ma in altro ambito.

Penso per esempio a Non è te che aspettavo (qui la mia recensione) o anche a Rughe di Paco Roca, scelto addirittura dall’associazione dei malati di Alzheimer come libro per far conoscere questa malattia alle famiglie. Questi sono molto famosi, ma ne esistono altri, letture tutte a mio parere utili e importanti, poichè, sarà che io sono psicologa, credo che il conoscere dall’interno permetta di comprendere moltissimi aspetti delle esperienze che non possiamo vivere personalmente.

Giuro che ora ho concluso sul serio, spero di aver ispirato qualche lettura (tra le immagini ci sono anche titoli che non ho citato, perchè se no non finivo più).

Graphic che?! è una rubrica (nella rubrica) che presenta in modo sintetico il fumetto e le sue tipologie. In caso vi siate persi qualcosa: ho già trattato la nascita del fumetto, il graphic novel, il manga, i supereroi, il fumetto in Italia e Il fumetto francofono.