Alzi la mano chi può dire di avere una famiglia “normale” senza innesti, varianti ecc. ecc.

Ma soprattutto alzi la mano chi riuscirebbe a dire e sostenere, spiegandone il senso, cosa vuol dire avere una famiglia “normale”.

Certo però che, com’è come non è, crescendo queste sono questioni di cui i bambini chiedono conto, esigono a ragione risposte corrette e spiegazioni dirette che loro accettano senza pregiudizi, ed ecco che un libro come quello che vi racconto oggi può senz’altro tornare buono sotto tanti punti di vista.

In famiglia di Alexandra Maxeiner e Anke Kuhl da poco edito da Settenove è un albo illustrato che in maniera ironica, giocosa e diretta mette in scena e passa in rassegna i vari tipi di relazioni familiari possibili e le loro conseguenze.

Al centro il bambino o la bambina che diventa crocevia di sentimenti, dinamiche, non sempre positive.

Certo qui troverete in breve raccontate le caratteristiche delle famiglie monoparentali, di quelle divorziate e risposate, di quelle in cui manca un genitore e chi più ne ha più ne metta, e tuttavia la parte dell’albo che più mi ha colpita non è stata questa iniziale bensì quella che invece si concentra non sul genere delle famiglie ma sulle loro abitudini quotidiane.

Dove e come ci si sente a casa? Oguno ha la sua, qualcuno ha una casa famiglia, qualcuno cresce con i nonni, qualcun’altro in una famiglia che non è la sua ma poco a poco lo diventa grazie all’affido o all’adozione. Insomma, il concetto di famiglia non è solo dato dal sesso dei genitori o dalle loro scelte di vita ma anche dalle relazioni le più svariate in cui ogni bambino nasce o si ritrova.

E poi ci sono le famiglie in cui tutti vanno piano, quelle in cui tutti corrono, quelle in cui si è gentili e quelle dove si è aggressivi; quelle in cui parla sempre e quelle in cui si ama il silenzio.

Non tutte le famiglie sono belle ugualmente, quelle in cui prevale l’aggressività, ad esempio, non è parimenti auspicabile ma la differenza nei rapporti familiari come in tutte le cose la fanno le persone e l’umanità dei loro rapporti che possono farci sentire più in famiglia in mezzo ad altri 10 bambini orfani piuttosto che in una casa dove non ci si rispetta.

Ecco, visto così tutto cambia prospettiva, almeno teoricamente, perché in pratica è goà così e chissà perché facciamo sempre tanta fatica a recepire la realtà e a raccontarla così com’è. Non è sempre tutto bello, non è sempre tutto brutto ma ogni cosa è degna di essere conosciuta e detta, verbalizzata e ad ogni domanda dei bambini va data risposta precisa.

I libri questo mestiere lo sanno fare meglio di chiunque altro, è per questo che li amo così tanto ed è per questo che In famiglia è un albo che mi ha convinto da molti punti di vista e non mi stupisce che figuri nel catalogo di una bella casa editrice come Settenove che della lotta alle differenze di genere e alla violenza contro le donne ha fatto la propria inoppugnabile poetica editoriale, sin dal suo nome che richiama l’anno 1979 durante il quale le Nazioni Unite hanno adottato la CEDAW, la Convenzione Onu per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione e violenza contro le donne, che per la prima volta individua nello stereotipo di genere il seme della violenza.