Oggi il termine “vivavoce” credo faccia ai più, specie ai ragazzi, venire in mente solo quella funzione del telefono che permette di sentire attraverso la cassa, senza tenere la cornetta all’orecchio.

Però che bello quando questa parola viene utilizzata per riferirsi ad una narrazione: “ho sentito questa storia dalla vivavoce di…”.

Il nuovo libro di Antonio Ferrara si intitola proprio così: Vivavoce ed è appena stato edito da El nella collana “Ragazzi di oggi” (che, non so a voi, a me fa venire in mente una vecchia canzone). La viva voce, anzi, la vivavoce tutto attaccato come è il titolo del libro, è quella di Lucio ragazzo che ha lasciato la scuola, che è stato pure licenziato ma che nel mare di tempo che gli resta impara a dare spazio il suo più grande e apparentemente inutile talento: la capacità di leggere ad alta voce.

Lucio inizia a leggere come volontario quasi per gioco, per provare a se stesso cosa può fare, a sostegno di persone allettate, malati ecc. che chiedono la compagnia di una voce viva che dia immagine alla grande letteratura. Lucio incontra un bambino malato, Pino, che gli resterà nel cuore, una signora con le spine appassionata di piante grasse, anche la sua vecchia prof di italiano divenuta cieca a seguito di un incodente e la figlia di lei…

Non mi dilungherò con la trama di questo libro perché la sua bellezza che si lascia leggere in maniera viva anche in forma silenziosa credo non stia (non lo è quasi mai in realtà) nella nelle pieghe della trama bensì nella lingua e nella forma narrativa. Antonio Ferrara sceglie ancora una volta la narrazione in prima persona per farci diventare Lucio, per leggere con lui, per sentire gli incipit di ogni libro come parti, come frasi, di un discorso initerrotto. I capitoli, come sempre nel suo stile, molto corti segnano il ritmo del respiro della lettura. Ci fanno prendere fiato tra un incontro e l’altro (incontro umano e librario) e al tempo stesso funzionano da enjambement con il capitolo successivo: mica puoi finire con il punto dell’ultima riga del capitolo precedente! Quasi quasi è più semplice lasciare il libro a metà del capitolo successivo!

Gli incipit che Lucio tenta, approcciando ogni uditore in maniera diversa, entrando in sintonia ogni volta con un’anima diversa, vanno dai grandi classici alla letteratura per ragazzi alla poesia…potrete giocare, come ho fatto io, a riconoscerli o potrete goderveli così come sono parte integrante della narrazione e poi andare a vedere da dove erano tratti nell’ultima pagina del libro. Tra questi Skellig, Il notturno, La lingua Salvata, Farenheight 451 ecc. ecc.

La narrazione procede così, e la vita di Lucio anche: da un libro all’altro in viva voce ma la vera voce di Lucio resta fuori dalla vita, se ne accorgerà la signora con le spine prima e la prof dopo: il lettore che regala agli altri vite parallele con la sua voce, non sa trovare la sua voce vera, quella della vita e per stare nella vita.

Per fortuna arriverà l’amore, l’amore di una compagna prima, di una figlia dopo, Margherita, cresciuta come un fiore, e sempre, sempre, non come colonna sonora ma come colonna portante di un’esistenza che da infelice diventa felice, i libri e la lettura. Per se stessi e per gli altri.

Un inno alla letteratura, un inno ai ragazzi che viene, mi pare, dal profondo della vivavoce di un autore che nelle sue prove migliori la voce ai ragazzi la sa dare per davvero.

Viva la voce.

P.s. Antonio Ferrara sarà con noi a Venezia per il corso “Se saprei scrivere bene” sabato 8 settembre.