Oggi è ferragosto e ci vuole un libro piccolo, denso, a cui affidare i pensieri sileziosi.

Ho scelto a questo scopo un libricino quadrato, edito da Topipittori, di Sergio RuzzierDue topi.

Lo conoscete?

Noi ci eravamo innamorati della dolcezza e dell’ambientazione da teatrino di Una lettera per Leo (sempre Topipittori) e così abbiamo deciso di approfondire la lettura dei testi per piccoli di Sergio Ruzzier….e abbiamo fatto bene.

Due topi è la storia di due topilini che fanno i conti con la loro vita in comune (1 vita per 2 topi) e con i momenti di tensione e/o di cambiamento (in senso positivo e negativo) in cui si insinua il numero 3.

Tutto sta in questi 3 numeri in cui lo zero è escluso perché il punto di partenza, mi pare, è l’esistenza e quindi un UNO a priori da cui non si può prescindere. Come declinare questo 1 sciogliendolo (o unendolo) in un 2 di condivisione o in un 3 di problematizzazione è altra questione.

Dunque i due topini vivono insieme, uno dei due sembra avere sempre la meglio (mangia il biscotto in più, non rema ecc) ma il loro equilibrio tiene al momento del bisogno. Non c’è un 4 e non c’è nemmeno un mezzo in questa storia (dello Zero abbiamo già detto) perché Ruzzier decide di mettere in scena il mondo come volontà e rappresentazione (mi scuserà Shopenauer se lo tiro per la giacchetta in questo modo): ovvero ciò che accade in una tesi, in un antitesi ed in una sintesi. Un processo in cui, come si vede, la messa sintesi o la post sintesi non sono date.

uno, due, tre.

Oggi mi è stato chiesto: che senso ha un libro come questo?

Mi sono trovata in seria difficoltà nel spiegarlo: non credo un libro, tanto meno un libro per bambini debba avere sempre un senso intelleggibile o meglio, una morale significante esplicita. Credo che l’implicito, il non detto, ciò che resta sospeso tra testo e immagine e che il giovane lettore può individuare e chiamare come meglio ritiene opportuno per la propria esperienza di vita, sia la forza più grande degli albi illustrati.

Nulla resta sospeso nella storia che si conclude, dopo 1 fuga rocambolesca dei 2 topi dai 3 becchi degli aquilotti affamati, con 1 zuppa di 3 carote e 2 cipolle. Il processo di lettura viene appagato dal susseguirsi degli eventi logici.

Certo non a tutto abbiamo una spiegazione…ma non mi pare questo sia un “problema” di questo libro più che del resto delle nostre esistenze.

Qui di sicuro c’è la catarsi, Ruzzier sa che al bambino lettore deve rendere qualche tributo anche quando mette in scena la rappresentazione del mondo così com’è…

Anche in questo libro di Ruzzier i giallini e verdini e azzurrini colpiscono, sembrano quasi datare il racconto ma senza spostarlo nel tempo…lo spostano nello spazio, ci fanno sentire spettatori più che attori delle vicende dei due topi. D’altra parte, l’abbiamo appena detto: quartium non datur: nessuno strappo nel cielo di carta qui c’è il lettore fuori e i topi dentro con le loro vicende quotidiane e umane da osservare dalle pagine del libro, dalle crepe e dai dettagli delle tavole.

Se avete voglia vi consiglio di lettere il volemetto di “Oblò” a cura di Hamelin dedicato a Sergio Ruzzier lo troverete illuminante per molte cose: innanzitutto per capire come si fa critica letteraria di un autore che scrive e disegna e poi per capire cosa c’è dietro il mondo disegnato da questo autore che si intromette in punta di piedi nella vita del lettore. Non vuole stupirci con effetti o colori speciali, nessuna narrazione speciale, nulla di straordinario negli avvenimenti eppure la vita che scorre con i suoi inciampi e le sue conquiste.

Tutto condensato in 3 numeri in cui di spirituale e imponderabile pare esserci solo il caso che governa i cambiamenti e il legame tra due esseri viventi.

Adesso, lo so già, non potrete fare a meno di cercare tutti i libri di Ruzzier, bravi!