Quanti modi ci sono per raccontare una storia?

Come, proprio la stessa storia?

Sì, proprio la stessa medesima.

Beh, se è una storia ci sarà un modo per raccontarla, no?!

Sbagliato!!!

Una storia ha decine di modi di essere raccontata per ciascun punto di vista.

Certo, si potrebbe obiettare, a seconda di come si decide di raccontarla quella storia un pochino pochino cambia ogni volta offrendo di fatto interpretazioni diverse della stessa cosa.

E’ vero, questo sì, ma proprio per questo è ancor più interessante comprendere come ciò sia possibile ed imparare a indirizzare la scrittura e la narrazione nel senso che si preferiscono per arrivare a comunicare la storia nel modo che si ritiene più adatto alla circostanza o all’effetto che se ne vuol dare. Padroneggiare la scrittura in questo modo è davvero importante e non per fare degli esercizi di stile ma per sperimentare quanto l’uso di un linguaggio, di una sintassi, di un punto di vista piuttosto che di un altro sia fondamentale.

Queneau lo sapeva benissimo e, da grande combinatore che era, il padre dell’OULIPO , nel 1947 pubblica gli Esercizi di stile ovvero un libretto in cui lo stesso fatto viene narrato in 99 modalità diverse persino in stile botanico (….) dando davvero l’ebrezza della potenza della narrazione. In Italia questo libricino prezioso che va ben oltre dei semplici esercizi di stile è edito da sempre da Einaudi con la traduzione di Umberto Eco.

Ispirato a questo testo che è ormai più che un classico oltre che un colpo di genio del geniale Queneau, è stato in questi giorni riedito da Notes il libro Esercizi canini di Gianni Magnino con le illustrazioni di Susanna Teodoro. Un piccolo grazioso libricino che sperimenta esattamente ciò che a suo tempo tentò Queneau, ovvero la possibilità di narrare lo stesso accadimento con stili e punti di vista diversi, usando però un brevissimo racconto su un cane e un padrone maleducato che non raccoglie la cacca del cane.

17 varianti della stessa narrazione, dalla dubbiosa, alla poesia, alla misteriosa, alla canina alla cinematografica alla teatrale alla verbale e chi più ne ha più ne metta per raccontare di quel  giorno in cui quel signore passando davanti ad un portone lasciò che il suo cane facesse la cacca senza raccoglierla e di come la signora che uscì un attimo dopo da quel portone lo richiamò al proprio dovere civile.

Non credo affatto che gli esercizi di stile siano troppo complessi per un pubblico di ragazzi, quindi non penso il libro degli Esercizi canini siano “un’alternativa” semplificata per affrontare a livello letterario la molteplicità di possibilità narrative. Penso invece che le proposte di questo tipo, se sono di buona qualità, è bene che siano diverse per poter giovare su appigli diversi. Credo che questo libro, magari poi seguito e accostato a quello del grande Queneau possa avere il doppio valore e senso di lavorare con bambini e ragazzi sulle potenzialità della scrittura e, perchè no, di introdurre la scrittura e la figura intellettuale di Queneau, complessa ma per molti versi affascinante soprattutto per una mente in formazione in cerca di risposte alle curiosità.