Marcel è un bambino per certi aspetti assai comune: preferisce la cioccolata ad ogni altro tipo di alimento, reinventa il mondo a partire da qualsiasi oggetto reale e riesce magnificamente ad impiegare il tempo perso.

Duchamp è uno dei più grandi, se non il più grande per certi aspetti, artista del ‘900, considerato l’uomo più intelligente del suo tempo, colui che con una ruota da bicicletta, un paio di baffi finti e un orinatoio ha per sempre rivoluzionato l’idea di arte.

Daniela Iride Murgia è una delle nostre illustratrici italiane più vicina, in ogni senso, al mondo dell’arte ed alla potenzialità rivoluzionaria che essa sottende. Utilizza sempre più la forma di arte applicata dell’illustrazione per spargere quei semi di genialità artistica che deve aver respirato il piccolo Marcel prima che il mondo lo conoscesse come Duchamp, e che lei stessa deve aver inspirato da qualche parte.

Marcel. Il bambino con la scatola verde è l’albo illustrato di Daniela Iride Murgia dedicato al Duchamp bambino, ovvero a Marcel, edito da Topipittori. Un albo illustrato eccezionale per molti aspetti e che sarebbe senz’altro più che riduttivo definire come albo di divulgazione per avvicinare i bambini all’arte di Duchamp.

No. Non so se questo sia mai stato nei pensieri di autrice ed editori ma Marcel è molto di più. E’ innanzitutto un viaggio in una mente bambina in cui il lettore agevolmente riconoscersi, almeno in parte. Sono i meccanismi mentali di questa mente bambina guidata dall’occhio che sono messi in scena nel testo e soprattutto nelle illustrazioni di Daniela Iride Murgia per questo albo.

Illustrazioni che mettono insieme visioni e rimaneggiamenti di opere d’arte con l’odore di un’epoca che più che essere un’epoca storica è un’epoca della vita: quella dell’infanzia;

I colori primari e le atmosfere dell’albo ci raccontano di un bambino eccezionale, come forse tanti altri sono stati o sono o saranno, ma a cui è seguito un adulto d’eccezione guidato costantemente dallo spirito di quel bambino con la scatola verde colma di oggetti pronti a significare altro da sè; e dotato di un magnifico occhio acerbo, più che di un orecchio acerbo come diceva Rodari. Duchamp sembra vedere con la visione dei bambini più che sentire le voci delle storie dei piccoli.

Quegli occhi azzurri simili a biglie, diaframmi di un mondo interiore non banale sono una sorta di leitmotiv delle tavole di Daniela Iride Murgia in cui ritroverete anche le cose care a questa illustratrice: il cane del L’attesa, i riferimenti a Mondrian e Calder, e chi più ne ha più ne metta.

Una cosa è certa, in queste pagine, chi le ha fatte e chi le ha ispirate, grande o piccino che sia, si è molto divertito ed ha anche amato moltissimo ciò che stava facendo. Nelle parole e nelle immagini di Daniela Iride Murgia non si sente riverenza nei confronti del grande artista ma puro amore, la passione e l’amore per l’opera di Duchamp e il rispetto e la cura per il suo piccolo predecessore Marcel regalandoci un magnifico ritratto dell’artista da cucciolo, come lei stessa ha intitolato un contributo interessante che vi invito a leggere qui.

Non posso esimermi dall’immaginare la potenza che un libro del genere può avere in una classe.

Ma come si fa a resistere ad un libro così!

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