Sabato scorso, 6 ottobre, si è tenuto il nostro secondo corso della stagione intitolato “Tracciare la rotta”.

Abbiamo avuto la fortuna di poter trascorrere una giornata eccezionale con Sonia MariaLuce Possentini per parlare insieme di rotte di vita e illustrazione… cosa c’entrano rotte di vita che ognuno intraprende con l’illustrazione?

Beh, diciamo che questo non è stato “solo” un corso sull’illustrazione nel senso di scoprire alcune tecniche fantastiche che Sonia utilizza o alcune caratteristiche tecniche del suo modo di lavorare ma è stata una lunga riflessione sul senso del lavoro di illustratore; sul rapporto tra immagine e responsabilità in cui, se volete, potrete ritrovare per intero lo stile realistico , soffuso e luminoso delle tavole di Sonia.

Illustrare è scegliere da che parte stare. Scegliere un punto di fuga dell’immagine sapendo che esso corrisponde ad un punto di vista sulla storia che si sta narrando e, in quanto tale, una interpretazione volutamente scelta e perseguita.

L’illustratore non è colui che mette in scena un racconto ma colui, o colei, che lo fa proprio e lo riscrive in immagini dandone un’interpretazione. Questo vuol dire costruire un albo illustrato, dare un senso all’immagine.

Ed il senso e l’interpretazione di quel punto di fuga che la Possentini dà alle sue tavole è sempre il medesimo, ovvero si va sempre verso la medesima foce (come il titolo del libro di Celati da cui ha citato un passo bellissimo durante il corso): il senso di responsabilità nei confronti del reale e dunque dei lettori. L’immagine si deve far carico di ciò che esiste e metterlo con dolcezza a disposizione dei suoi lettori, piccoli o meno piccoli che siano. Una scelta morale prima che stilistica che segna ogni tavola, anche la più apparentemente lontana da quest’ottica, di questa grande illustratrice; una scelta che porta il lettore nelle cose, anche nelle peggiori, con il coraggio di farlo, tenendolo per mano ma non travisando, non tacendo ma facendosi carico. Ed ecco le scelte di illustrare albi con temi importanti dalla differenza alla shoah ai migranti ecc. ecc. in cui tuttavia spesso sono le immagini a fare da padrone con un testo non all’altezza di tale responsabilità.

Ma l’attenzione al proprio ruolo ed alla responsabilità che esso comporta c’è anche là dove non ci sono temi “speciali” o specifici, anche là dove ci si può lasciare andare al racconto. Anche lì il punto di vista scelto è un punto di vista ribassato vicino, Calvino direbbe, alle basi della vita materiale in cui si sente in tutto e per tutto non solo la lezione del fotografo Luigi Ghirri che Sonia ricorda come uno dei suoi maestri, ma anche e forse soprattutto le origini stesse della Possentini, i segni di una vita personale e familiare in cui ognuno fa la propria parte nel posto in cui si trova, con passione, convinzione e responsabilità e, immancabile, una gran dose di ironia e autoironia che tiene tutti più leggeri dal peso di una scelta di vista simile.

In tutto questo leggiamo il senso delle illustrazioni, al di là della chirugia, come la chiama Sonia, ovvero dell’analisi tecnica delle tavole: un realismo importante che però mai rinuncia alla luce ed alla materia necessari a renderlo dolce, sfumato, pacato, soffuso quel giusto che permette ai piccoli lettori di leggere e seguire le tavole con immedesimazione e senza paura anche nelle situazioni più tese… con l’augurio che non siano solo queste a farci venire alla mente la luce delle tavole della Possentini.

Sonia è anche leggerezza, quella leggerezza che arriva a salvare il realismo dove troppo peso, ma anche quella leggerezza di cura, amore e ironia senza la quale tutto sarebbe ben più triste.

Aspettando le prossime occasioni e i prossimi libri, assicurandovi che…. non finirà qui l’incontro con la Possentini, chiudo qui il mio canto d’amore per uno dei “miei” corsi dicendo solo grazie.