Sembra questo sembra quello

Tanto per non confondersi e scegliere imparare ad usare il pensiero critico per non farsi ingannare, il primo libro con cui voglio inaugurare questo spazio di pensiero legato ai libri e ai bambini e ai ragazzi, è l’ormai classico ma troppo poco ricordato, conosciuto e soprattutto letto Sembra questo sembra questo di Enrica Agostinelli edito da Salani e derivato dal catalogo della storica Emme edizioni dell’epoca di Rosellina Archinto che lo pubblico nel 1969.

Ombrello o pipistrello? Tronchi o zampe d’elefante? Buono o cattivo? Il signor Tano, che sembra proprio il signore dall’umor nero, invece di avere le viole del pensiero nasconde dietro di sè un bellissimo fiore rosso mentre è il signor Ivo che sembra buono ma è cattivo!

L’importante è di capire

che si può sempre sbagliare

e che spesso non vuol dire

quel che sembra è come appare

Il gioco che il libro fa, per la prima volta aprendo poi la strada a tanti altri libri che hanno sfruttato questo tipo di retorica dell’immagine, è quello di farci vedere un dettaglio, lasciare che il nostro occhio lo interpreti nella maniera più semplice (e stereotipata) e poi svelare l’errore mostrando la figura intera. Lo svelamento della verità corrisponde all’atto del voltare pagina e ci lascia quel tempo per non solo scoprire ma stupire e soprattutto ricrederci.

L’occhio può ingannare e così il pensiero, può fidarsi di un indizio che tuttavia può essere sbagliato o volontariamente ingannatore. Nell’errore di giudizio c’è l’essere vittima di una leggerezza o banale errore di valutazione, ma anche l’essere vittima di un inganno come accade con il signor Ivo che sembra buono ma nasconde il bastone dietro la schiena mentre il signor Tano sembra cattivo ed invece dietro la schiena, lo vediamo lì in copertina, ha in dono per noi un bel fiore rosso!

Perché ci eravamo ingannati tra Ivo e Tano? Perché Ivo ha gli occhi azzurri e verdi che sembrano il mondo ed è ben vestito e sorridente… mentre invece il signor Tano è vestito di scuro, trascurato, con la barba… quanto è facile cedere al pregiudizio? Quanti secondi ci mette il nostro pensiero a processare un’immagine e a trarne un valore?

Il passaggio è il medesimo che passa tra l’identificazione di un fuoco e la scoperta della cresta del gallo o dell’ombrello e del pipistrello e tuttavia il livello di gravità nel valore dato alle cose cambia moltissimo e implica un atteggiamento stereotipato nei confronti del giudizio di valore morale, non di riconoscimento di una banale immagine!

E’ da qui che si parte per l’educazione silenziosa, come voleva la Lepman, dei bambini al pensiero critico, alla verifica dello stereotipo, alla resistenza al pregiudizio e sopratutto alla capacità di rivalutare sulla base del contesto.

Teste fiorite nel tempo prenderà la sua strada che ignoro quale sarà ma la banda resterà sempre dritta alla ricerca di quella letteratura di qualità elevatissima che possa fare al contempo servizio estetico e sociale!

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