“C’era una volta un topo chiuso in un libro”: il bello del silenzio

libro
Monique Felix, C’era una volta un topo chiuso in un libro, Emme edizioni.

C’era una volta un topo che, scappando da non si sa quale pericolo (un gatto? un umano? il rumore?), si rifugiò in un libro, certo doveva essere un libro bello grosso, a differenza del piccolo (di formato e di quantità di pagine) albo che ne racconta la storia. Tranquilizzatosi, ormai al sicuro, il topo però si accorse di essere intrappolato nelle pagine di questo libro, per altro bianco (per cui non potè nemmeno straviarsi leggendo un po’), decise di piegare un pezzetto di pagina per vedere cosa ci fosse dietro e come togliersi d’impiccio. Apparve, in basso, lontano lontano, una bellissima fattoria con campi di grano dorato, mucche al pascolo, oche e galline nell’aia, un trattore che gira e una signora che tende i panni. La risoluzione del topo fu immediata e cominciò e rosicchiare la pagina per staccarla, pagina dopo pagina (dell’albo) il topo continuò nel suo progetto facendo pieghe su pieghe della “sua” pagina. Intanto giù, sulla terrà, cominciò un terribile acquazzone, la signora corse fuori a ritirare i panni, le mucche si ripararono sotto gli alberi…Il topo continuò a piegare la sua pagina. L’acquazzone finì in uno speldido arcobaleno giusto in tempo per permettere al topo di planare con il suo bellissimo e nuovissimo aereoplanino di carta nel campo di grano e godersi una spiga as acquazzone e paura passati.

 

Ecco un “vecchio” silent book di quando ero piccola che con immensa gioia ho scoperto esser stato recentemente ristampato dalle edizioni Emme. Perfetto per qualsiasi lettore non sappia leggere ed abbia voglia di confrontarsi da solo con l’oggetto libro, ma anche per chi adora ascoltare le storie perchè, come per ogni silent book che si rispetti, ogni lettore glielo leggerà in maniera diversa!
Quello che mi piace di più di questo piccolo albo, adesso, con l’occhio da “grande”, è che l’autrice Monique Felix recupera il topos letterario del topo (perdonate il bisticcio) legato ai libri (il topo di biblioteca ecc.), declinandolo però in modo che il topo si serva in senso pratico del libro, senza leggerlo (tanto più che non è scritto!), senza comprendere che è un libro ma semplicemente piegandolo alla propria necessità di sopravvivenza.
Un po’ quello che tutti noi dovremmo imparare a fare: usare i libri per la nostra sopravvivenza, meno male che i bambini sono tanto più saggi di noi e certe cose le fanno già con la naturalezza con cui il topo prepara il suo aereoplano!

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