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“La grande fabbrica delle parole”

Questi sono giorni di grande fermento per le teste fiorite, progetti, inizio anno scolastico, idee su idee e, soprattutto, i libri a riempirci fortunatamente la testa di bellezza. Bellezza delle parole, e bellezza delle illustrazioni…insieme? Sì, a volte sì, come è nel caso di questo albo su cui lavoro da giorni e che oggi vi racconto brevemente: La grande fabbrica delle parole di Agnès de Lestrade e Valeria Docampo, Terre di mezzo, 2009 (non passi inosservata la casa editrice i cui progetti non sono mai privi di un risvolto “sociale”).
C’era una volta una città in cui si fabbricavano parole, ma non per usarle, per venderle! Quindi, chi era molto povero, non aveva parole per esprimersi salvo quelle raccattate dai cassonetti. Gli avanzi di parole dei ricchi.
Questa è la storia di un bimbo povero di parole, o meglio povero della possibilità di pronunciarle, ed innamoratissimo di Cybelle a cui vorrebbe dire tutto, soprattutto “ti amo”, ma non riuscirebbe a comprare quelle parole nemmeno con tutti i suoi averi. Allora…allora le offre tre parole che si è tenuto in tasca per un momento speciale, le sussurra: “Ciliegia! Polvere! Seggiola!” ed arrivano dritte al cuore di Cybelle che ha solo una, ma specialissima, parola da offrire a Philèas: “…ancora!”
E ancora io mi ritrovo a leggere e a guardare questo bellissimo albo in cui le illustrazioni sono preziosissimo contraltare al testo e, come sempre nei grandi albi, ci dicono il non detto (mai come in questo caso) esprimendo un giudizio morale (certo, attraverso i colori e le forme, e vi pare poco?) sulla povertà e la ricchezza e…sulle parole. Chi l’avrebbe detto che la parola “polvere” sarebbe stata così importante? Su “ciliegia” francamente non avevo dubbi, ma “polvere”?!
Non siamo avidi di parole ma misuriamo quelle che abbiamo! Io oggi vi do la mia: “libro”

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