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Dalla parte delle bambine e dei bambini

Eccoci qui, doveva arrivare ed infine la giornata (25 novembre giornata mondiale contro la violenza sulle donne) di oggi mi ha dato il là.
Per che cosa? Ma per qualche, le prime, riflessione, sui generi, maschi e femmine, e su come questa dicotomia che ci accompagna dal giorno della creazione ancora non ci dia tregua dagli stereotipi!

Era il 1973 quando Elena Gianini Belotti pubblicò per Feltrinelli il saggio Dalla parte delle bambine dedicato ai condizionamenti che l’educazione impone alle donne sin da bambine perché crescano esattamente come la società le vuole; erano gli anni Sessanta e Settanta quando si cominciò a sentire l’urgenza di svecchiare la cultura di genere e pensare a modelli culturali differenti. Nacque la casa editrice Dalla parte delle bambine che proponeva con albi ironici e alla portata di bambini e genitori storie che affrontavano il problema del sessismo e di cui alcuni titoli sono stati riproposti da Mottajunior (Rosaconfetto ad esempio). Storie di anni passati e vetero femminismo?

Magari! Devo ammettere che quando ho letto per la prima volta il bel saggio della Bellotti l’ho trovato un po’ datato, interessante ma (fortunatamente) superato, poi è uscito, nel 2007 sempre per Feltrinelli, il volume Ancora dalla parte delle bambine di Loredana Lipperini che aggiorna l’illustre predecessore ai giorni nostri o quasi perché forse dal 2007 a oggi in questo senso siamo ancora peggiorati…

Ma le avete viste le vetrine dei giocattolai? E non parlo delle classiche bambole o delle uova di pasqua divise in sorprese “per i maschi” e “per le femmine”,  ma dei nuovi modelli estetici proposti, delle linee Lego (la Lego!!) per femmine (come a dire che le altre sono per maschi ma non sono definite in quanto tali perché in effetti sono per tutti…e allora perché anche i maschi non potrebbero avere un lego friends? Un castello da principe azzurro?). Alle principesse Disney hanno rifatto il lifting e dato improbabili cuccioli gritterati, persino i mini pony e i puffi tornano alla ribalta smagriti e slanciati (e fortunatamente “il mio razzismo non mi fa guardare” i cartoni animati omonimi!!!) .

I libri, ahimè, non fanno eccezione e devo dire che questa è forse la cosa che più mi colpisce, forse perché non mi rassegno che anch’essi siano una merce come le altre (magari però lo fossero davvero e la gente ne comprasse di più, di quelli di buona qualità però!), che sia la domanda a generare l’offerta…ma siamo proprio sicuri che sia così? A volte ho la sensazione, o la speranza, che questa sia una supposta domanda, stereotipata, che risponda a logiche di comodità culturale e di marketing che ripercorre strade note e, per alcuni versi, funzionanti, e non che risponda a una reale necessità. Prova ne sia che a qualsiasi bambino di qualsiasi estrazione sociale, ancora non troppo grande e quindi con forme di pensiero non del tutto prestrutturate, i libri di qualità, belli, affascinano, attirano come mosche, provare per credere!

D’altra parte ci sarà un motivo, storico, intendo, se proprio in questi ultimi anni hanno preso il via bei progetti editoriali espressamente dedicati alla differenza di genere: penso alla casa editrice indipendente Settenove che produce bellissimi libri per bambini e non solo dedicati esclusivamente alle tematiche di genere e alla sensibilizzazione su questi temi, persino il nome racconta la sua storia: il 1979 è stato l’anno in cui è stata approvata la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna. Poi la collana “Sottosopra” di EDT dedicata al rovesciamento degli stereotipi. Si tratta di albi illustrati con storie riuscite a volte meglio altre meno, ma fondamentali per raccontare che il piccolo lupo forse da grande può fare il profumiere invece che il cacciatore come papà (Tito lupotti), che la principessa salva il principe azzurro dal drago e poi non lo sposa (La principessa e il drago), che l’arzilla nonnina guida il trattore (Il trattore della nonna) o che Alberto vorrebbe ricevere una bambola in regalo senza che questo implichi preconcetti di omosessualità nei suoi confronti (La bambola di Alberto).
Settenove e Sottosopra, solo i titoli ci raccontano di realtà che, come per altre case editrici ed altri titoli di qualità, girano alla rovescia…meno male che esistono questi libri e queste case editrici di fronte a collane come “Piccole donne” della Larus. Però un po’ mi dispiace pensare che ancora ci sia il bisogno, e, ne sono convinta, oggi più che 15 anni fa, di avere progetti e realtà “sottosopra”…d’altra parte se il mondo girasse come piacerebbe a me, con bambine e bambini che giocano a ciò che gli piace senza che nessuno lo decida a priori, sono convinta che anche queste belle realtà sarebbero ben felici di non aver ragione d’esistere.

Essere dalla parte delle bambine vuol dire, per me, essere anche dalla parte dei bambini, maschi, o no?

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