“Peppa Pig” saggio imperdibile di Francesco Mangiapane

Francesco Mangiapane, Peppa Pig
Francesco Mangiapane, Peppa Pig, Doppiozero, 2014

E’ da quando ho scoperto l’esistenza di questo saggio che non vedo l’ora di raccontarvelo, ora, godutami la sua lettura eccolo qui, in tutto il suo interesse: Francesco Mangiapane Peppa pig edito da Doppiozero.
Tutto è nato da una richiesta fatta da un genitore in un gruppo facebook riguardo l’esistenza di blog specializzati su cartoni animati di qualità così come ve ne sono di dedicato alla letteratura per l’infanzia. In effetti non mi pare vi sia nulla di simile ma siccome l’argomento mi interessava mi sono messa a cercare qualche studio che si occupasse di cartoni animati. Poco dopo mi sono imbattuta in una bella riflessione di Francesco Mangiapane dal titolo Fenomenologia di Peppa Pig che potete leggere qui sul sito di Doppiozero e che mi ha immediatamente convinto a comprare il suo e-book dedicato alla maialina più famosa che ci sia. 
L’analisi che lo studioso propone in maniera ironica e leggibilissima riguarda non solo Peppa ma altri cartoni animati che si rincorrono nel palinsesto di Rai Yo-yo come Olivia, l’anititesi del peppamondo come ce la descrive l’autore, Pimpa e Barbapapà.
Dall’analisi delle strutture sociali e familiari nonché narrative proposte da questi quattro diversi cartoni animati per la prima infanzia presi in considerazione Mangiapane arriva a dare una lettura perspicace e persuasiva dei modelli direi quasi antropologici proposti, e ad incoronare Peppa regina indiscussa di tali modelli, ovvero perfetto mito d’oggi ovvero, mi permetto d’aggiungere io, postmoderno.
Uno dei segreti della serie starebbe nel suo collocarsi perfettamente in un spazio liminare, alla soglia in cui si incontrano una supposta “classicità” e perfetta calibrazione delle strutture narrative e delle caratteristiche temporali e grafiche, e l’attualità delle famiglie contemporanee…Mangiapane lo dice senz’altro meglio: 

I personaggi della serie agiscono, per così dire, posizionandosi sulle “faglie del sistema” con il risultato di mettere in evidenza i limiti e per ciò stesso di tracciare itinerari per superarli creativamente. Succede così che, da una parte, si proponga uno schema formale tradizionale, che si rivela funzionale al successo della serie dato che gli spettatori più adulti provano nei suoi confronti una sorta di retrogusto nostalgico e, dall’altra, se ne mostri il sovvertimento in una divertente esplorazione creativa di possibilità ulteriori che strizzano l’occhio all’attualità delle famiglie contemporanee. 

 Per avere un esempio pratico e semplice pensiamo solo a come si sovvertono i ruoli, apparentemente tradizionali, di Papà e Mamma Pig con la conseguente degradazione dell’autorità paterna risolta spesso da quella materna e dalla figura del nonno Pig “riserva di competenze simboliche e pratiche, assenti nel papà ma indispensabili per la vita quotidiana della famiglia Pig”. Cosa tiene insieme il mondo di Peppa? La capacità di diventare una comunità di sentimenti in cui gli spettatori vengono empaticamente introdotti.

Del tutto diverso è il caso di Olivia (dall’omonima serie di albi illustrati), monumento all’individualità che con Peppa condivide solo l’essere suino anche qui incarnato con modalità diametralmente opposte; e di Pimpa con la sua assenza di modelli familiari e pedagogici con cui fare i conti; e dei Barbapapà con il loro scenario vintage modellati su concezioni francamente superate in era post-industriale.
       

In sintesi i 4 personaggi rappresentano modelli di interazione diversi: Olivia la programmazione che rende noiosa ogni l’avventura, Pimpa  l’incidente surreale, Barbapapà l’aggiustamento razionale, e Peppa la manipolazione della realtà.

Peppa sceglie la modalità dell’aggiustamento come strategia che permette di raddrizzare il punto di vista anche quando tutto va storto, ecco perché è proprio lei e non altri ad incarnare il mito d’oggi (“Miti d’oggi è la collana in cui compare il libro per Doppiozero) dei cartoni animati per la prima infanzia!

Bè, niente male per un personaggio ed un cartone animato che non avrebbe mai visto la luce se i suoi creatori non si fossero indebitati fino al collo convinti della loro invenzione. Già, pare impossibile ma a quello che è diventato un vero mito della contemporaneità di bambini e genitori inizialmente non ha creduto nessun produttore; è stato rifiutato come un prodotto sorpassato per grafica e contenuti (nell’era del 3D) e invece, proprio per questo Peppa ci si è imposta, e meno male che qualcuno ce l’ha spiegato come si deve!!

Francesco Mangiapane è assegnista di ricerca in Filosofia del linguaggio (e non mi pare potesse essere diversamente) e dottore di ricerca in Disegno industriale, arti figurative e applicate…

Doppiozero è una bellissima associazione no-profit impegnata in iniziative culturali innovative e a dar voce a quelli che loro stesso definiscono i “dilettanti per professione” in alternativa all’accademia e allo strapotere degli specialisti “ignoranti istruiti”….forse è per questo che mi piace così tanto?

Mah, io spero Doppiozero e la sua libreria piacerà molto anche a voi!

2 pensieri riguardo ““Peppa Pig” saggio imperdibile di Francesco Mangiapane

  • 8 Gennaio 2015 in 11:36
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    Cercavo proprio qualcosa o qualcuno che mi spiegasse il perché dell'enorme successo di Peppa in Italia! Noi, vivendo all'estero, cerchiamo di tenercene alla larga, non tanto per il cartone in sé, quanto per la spropositata mole di merchandising con cui vorrei evitare di riempirmi la macchina ogni volta che scendiamo a trovare i parenti! Intanto grazie per la segnalazione: leggerò sicuramente il saggio e condivido il tuo post.

  • 8 Gennaio 2015 in 11:58
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    Grazie Lidia! Credo sia importante anche dare spazio alla saggistica e alle riflessioni critiche di giovani studiosi e questo libro ne vale davvero la pena! Aspetto di sapere il tuo parere sul saggio quando l'avrai letto!

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