“La casa del tempo” di Roberto Innocenti

Vi sarà senz’altro capitato, entrando in una casa o in un palazzo di domandarvi che cosa le pietre di quegli spazi potrebbero raccontarvi. A volte capita persino che ci dicano che dove siamo noi è passato e ha dormito o mangiato un grande personaggio (spesso è Napoleone che ha la fama di essere passato più o meno ovunque nel nord Italia) ma a noi quel posto così nuovo, anche se magari malandato, comunque adibito ad uso contemporaneo ci pare così lontano da questi racconti che restano nell’aria.
Allora due sono le possibilità: o avere il naso del ladro Velluto (di un bel libro di Topipittori di cui vi racconterò a breve) che sente provenire da qualsiasi oggetto o muro la sua storia “olfattiva”; oppure avere a che fare con un grande illustratore che dà vita ad parola (si fa per dire) alle pietre.

Roberto Innocenti, Roberto Piumini, La casa del tempo, La Margherita.

E’ esattamente quel che succede nell’ormai classico La casa del tempo del premiatissimo Roberto Innocenti edito da Margherita edizioni diversi anni fa. La cifra stilistica di Innocenti è la minuzia di particolari, la capacità di descrivere come se fosse un trattato storico-antropologico l’epoca in cui la narrazione avviene.

La casa del tempo si narra attraverso molte epoche, sulla pietra posta sopra la porta della casa sui colli da qualche parte di quella che fu la linea gotica si legge 1623 ma la narrazione comincia nel 1900 per attraversarlo fino ai giorni d’oggi. Cambiano i vestititi e gli umori delle persone, cambia la tana del gufo, talvolta cambia anche qualche pezzo strutturale della casa ma lei resta sempre lì a subire o ad accogliere ogni visitatore se via avventato e passeggero o stanziale. Giovane o anziano, in guerra o in pace.

Vorremmo sentire le parole delle pietre e le illustrazioni vi danno forma in maniera troppo descrittiva e al tempo stesso narrativa da potervi rendere giustizia con il linguaggio delle parole.

Tanto che le parole che sono state accostate alle illustrazioni di Innocenti, dell’altro grandissimo Roberto della nostra storia della letteratura per l’infanzia, Piumini, a volte stonano rispetto al contesto. O meglio, dire che Piumini stona mi pare fuorviante, diciamo che ci raccontano la stessa storia con parole talvolta oscure e che limitano, esplicitandolo a loro modo, lo spazio narrativo lasciato dalla sole immagini.

E’ per questo che ancor di più quello bellissimo albo  può esser letto a tantissimi livelli, con e senza parole, da piccoli giocando a rincorrere i gatti e vari animali su per la collina dietro la casa, da più grandi quando anche alle parole possiamo dare il giusto peso e inserirle in un racconto oltre il testo iconografico che resta quello portante (tanto che stranamente e significativamente il nome dell’illustratore nella copertina viene prima di quello dello scrittore), e da adulti, sempre.

A me personalmente piacerebbe usarlo per spiegare la storia alla primaria, niente mi pare più tangibile e significativo di vedere passare davanti le epoche con la leggerezza ed esattezza e consistency che Calvino avrebbe dato un braccio per avere e che a Innocenti pare venga naturale!

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