“Farò i miracoli”

Che cosa farai da grande?

Ecco una delle domande più inflazionate che un adulto può rivolgere ad un bambino o ragazzo di qualsiasi età. Le risposte, si sa, sono le più svariate: il pompiere, la veterinaria, la pilota, il cuoco e chi più ne ha più ne metta.

Anche Lui rispondeva così ma un giorno tutto è cambiato, un sogno gli ha fatto aprire gli occhi sul mondo e decidere che da grande avrebbe fatto qualcos’altro…

Cosa?

Un attimo, prima vi dico “Lui” chi è: si tratta del bambino protagonista del bell’albo di Susie Morgenstern illustrato da Chen Jang Hong Farò i miracoli edito da Ippocampo. Quanto al cosa luyi voglia fare da grande è presto detto: i miracoli.
Vuole far sorgere il sole, sollevare le onde del mare per suonarle, guarire la malattia più brutta col succo di frutta, eliminare ogni ingiustizia ed tutte guerra. Infornare una pagnotta gigante per chi ha fame e cucire vestiti da mille e una notte per i bambini con le scarpe rotte, domare la rabbia, le alluvioni, il fuoco e chi più ne ha più ne metta, ce ne vorrebbero talmente tanti di miracoli per rimettere il mondo a posto!

Questo bambino da grande vuole fare… Dio!

Vuol esser Dio per rendere il mondo migliore, non per tiranneggiare, ed in effetti, se nessun bambino, fortunatamente, può diventare Dio, ciascuno di essi può rendere il  mondo migliore non perdendo di vista mai i miracoli che sogna di poter fare!
La chiusa dell’albo rimette tutto a posto, o quasi:

“Sì, ma prima…però, non saprei…Imparare a leggere magari dovrei!

Ed il bambino, che sin qui ci si è mostrato di faccia ma con gli occhi chiusi perché intento a sognare i suoi miracoli, qui ci dà le spalle e si stende a leggere con il gatto sdraiatogli vicino sonnacchioso a fargli compagnia.

Dei libri illustrati da Chen Jang Hong (tutti gli altrui editi da Babalibri) questo è forse quello più esplicitamente politico, se con questa parola naturalmente si intende l’arte di immaginare e lavorare sul futuro. Ed anche il più… didascalico quanto al “messaggio” che intende comunicare ma quest’aspetto riguarda indubbiamente il lato linguistico dell’albo scritto da Susie Morgenstern piuttosto che le illustrazioni che tuttavia esplicitano molto chiaramente il rimando al regime cinese a cui Jang Hong fa spesso riferimento. La censura e l’esercito cinese non mancano con il loro portato nefasto.

La tecnica dell’acquerello di Jang Hong dà un tocco inconfondibile non solo alla sua opera ma, in questo caso, alla natura onirica dei miracoli che il piccolo protagonista sogna di fare e che in effetti attraversa ad occhi chiusi, come in un sogno da cui poi ci si desta per.. almeno iniziare ad imparare a leggere e scrivere chissà, poi magari i miracoli verranno!

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