Quel pasticciaccio brutto di Venezia e i libri per bambini

Era il 25 giugno nella laguna veneziana quando il fattaccio brutto avvenne.
Era il 25 giugno quando il neo eletto sindaco di destra Brugnaro emanò la circolare per ritirare i libri che due anni fa, a seguito del corso di aggiornamento per educatori e insegnanti del comune di Venezia, l’amministrazione comprò per il progetto “leggere senza stereotipi” (per i dettagli del fattaccio vi rimando qui).
Molta acqua è passata sotto i ponti reali di Venezia e quelli simbolici della comunicazione, la polemica è dilagata, ha coinvolto giornali e riviste nazionali, associazioni di ogni genere, editori ed autori coinvolti e non nel ritiro dei libri (questi ultimi giustamente piccanti di non essere tra i “censurati” vista la qualità dei libri di cui si discute); si sono creati gruppi facebook che in 10 giorni nemmeno hanno raggiunto vertici di piacere (nel senso di like ovviamente) inimmaginabili, si è persino lanciata una petizione….
Insomma, si sono mosse talmente tanto le acque che ho pensato fosse il momento di ricapitolare quanto di qualità è emerso da questa polemica, e di fare qualche riflessione critica.
Innanzitutto ho trovato fondamentali interventi come quello ufficiale dell’associazione italiana biblioteche con nati per leggere e quello di Amnesty di oggi per denunciare l’accaduto, potete leggere i testi direttamente qui e qui).
Interventi nel dibattito come la lettera di ringraziamento ironica di Fabrizio Silei o l’altrettanto pungente rubrica barbarica di Daria Bignardi su Vanity Fair mi sono piaciuti, hanno fatto il loro intervento secondo le però modalità ma senza cedere al silenzio. Persino il figlio del grande Leo Lionni si è fatto sentire da oltre oceano con una lettera che potete leggere sulla pagina facebook di Liberiamo i libri per bambini del 4 luglio.
Molto più perplessa, lo devo dire, mi hanno lasciato alcune reazioni di quotidiani e grandi intellettuali, come spessissimo accade nei mezzi di comunicazione la notizia arriva e viene lavorata come col “telefono senza fili” ovvero parte dalla realtà e arriva sulle pagine reali e virtuali moolto ma molto ritoccata, quando va bene, come tutto sommato in questo caso è accaduto, nel senso della più totale imprecisione. Che sollievo aver visto una delle famosissime “amache” di Michele Serra su “La repubblica” di qualche giorno fa dedicata alla questione dei libri veneziani! E che delusione leggere un mare di sciocchezze in proposito! Ma chi gliele dà le informazioni? Ma possibile che non verifichino? Il testo di Serra lo trovate qui, ma non è il solo a prendere cantonate.
Innanzitutto la questione se la vogliamo giustamente leggere in un’ottica politica non rientra nella semplice logica amministrazione precedente- amministrazione attuale, innanzitutto perché la polemica si era già scatenata con quell’amministrazione precedente di cui tanto si parla (che non era proprio un governo illuminato ma il mandato di Orsoni che tutti sappiamo com’è andato a finire e che di sicuro di illuminato e progressista non ha avuto molto); ma soprattutto perché il punto, a mio modesto modo di vedere non è quello su cui si stiamo scornando da giorni!!
L’intervento a gamba tesa del sindaco più che i libri in sé riguarda la libertà d’insegnamento!!!
È un vero e proprio provvedimento d’autorità mirato a screditare la professionalità del personale educatore che solo era demandato ad usare nella maniera più opportuna i libri così come un qualsiasi altro strumento didattico ( a seguito per altro di uno specifico corso di aggiornamento!)!!
E in nome di cosa? Delle famiglie che hanno il diritto di intervenire! Ma in cosa e come e soprattutto con quale competenza può intervenire un genitore nelle scelte didattiche e pedagogiche che un insegnate valuta per la propria classe?
E proprio in questo senso, a riprova della sensazione che ho che la polemica  ha preso una strada secondaria, ieri è intervenuto un comunicato ufficiale dello stesso sindaco a dire che insomma basta far polemica, i libri saranno valutati uno ad uno i migliori che hanno cambiato la storia della letteratura per l’infanzia (leggi Lionni) saranno riammessi (bontà sua), i più espliciti no (leggi Piccolo uovo e co.) ma l’importante è aver dato un segno forte alle famiglie che si devono sentire legittimante a vigilare e intervenire!
Vi riporto per intero il comunicato perché è molto meglio di come potrei raccontarvelo.
Libri sulla teoria gender, dichiarazione del Sindaco Luigi Brugnaro
In merito ai libri sulla teoria gender, il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro rilascia la seguente dichiarazione:
“Denunciamo la polemica inerente quelli che sono stati definiti i libri sulla teoria gender. Ne è nata una speculazione culturale che non ci intimorisce. Non potendo avere una visione completa ed esaustiva della questione, si è preferito ritirare tutti i libri distribuiti dalla precedente Amministrazione in modo da poter verificare serenamente e con piena cognizione di causa quali siano, e soprattutto quali non siano, adatti a bambini in età prescolare. Il vizio di fondo è stata l’arroganza culturale con cui una visione personalistica della società è stata introdotta nei nidi e nelle scuole per l’infanzia unilateralmente, in forma scritta e senza chiedere niente a nessuno, in particolar modo alle famiglie. I genitori dei piccoli devono, invece, avere voce in capitolo su aspetti determinanti che riguardano l’educazione dei loro figli e non esserne aprioristicamente esclusi. E’ quindi nostra intenzione esaminare con cura e obiettività i testi, non distribuendo quelli inopportuni per i più piccoli, che pure restano liberamente consultabili da parte degli adulti nelle biblioteche. Molti libri, che trattano i temi legati alla discriminazione fisica, religiosa e razziale, sono notoriamente straordinari e verranno certamente ridistribuiti, come ad esempio le opere di Leo Lionni “Piccolo blu e piccolo giallo” e “Guizzino”. Le riserve riguardano, invece, alcuni testi come “Piccolo uovo” di Francesca Pardi o “Jean a deux mamans” di Ophelie Texier. Sarà un lavoro di analisi fatto con cura e attenzione, anche approfittando del periodo estivo e delle vacanze scolastiche, valutando quali siano le persone più adatte a questa selezione ed evitando, così, ulteriori diatribe e strumentalizzazioni di un argomento che, ad oggi, ha fatto anche troppo parlare di sé”.
Venezia, 8 luglio 2015 /a.spe.

Ecco, a questo punto mi domando: ma perché il mondo della scuola non si è indignato? Perché non si è fatto sentire se non di più almeno al pari delle case editrici che si sono trovate implicate nel pasticciaccio brutto?

La mia modesta sensazione è che la polemica sia sfociata in quel che meglio sa fare: muovere melma. Questa volta indubbiamente con ottime intenzioni, tutto bellissimo quello che si sta facendo (e non pensò naturalmente ai giornali o giornalisti male informati) ma se avessimo perso di vista un po’ il cuore? O almeno, se stessimo tralasciando una parte (grossa) della questione?
La difesa dei diritti, delle diversità e del diritto ai libri non può non passare, e in questo caso più che mai, con la difesa di chi quei diritti deve cercare di farli vivere a scuola!
Mentre si lancia, e teste fiorite con gioia aderisce la maratona di lettura e flashbook al grido di un libro al giorno leva l’ignoranza di torno, finiscono qui le mie riflessioni, per stasera, e continuo imperterrita e indefessa a raccontare bei libri, di qualunque natura siano!
 
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