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“L’estate di Garmann” di Stian Hole

Se ve la devo dire tutta è dal 2012 che evitavo questo libro, non so, ci sono delle empatie che si sviluppano con i libri e diciamo che con questo non è mai scattata. Sapevo bene che ha vinto premi prestigiosi, che era un albo illustrato innovativo e bla bla bla…fino a questa settimana quando…Lara ha iniziato la scuola e per la serie “l’estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande lo sai che non mi va” ho colto la palla al balzo per conoscere Garmann!

Adoro i miei figli anche per questo: perché persino involontariamente mi aprono mondi in cui da sola non mi avventurerei.

L’estate di Garmann di Stian Hole (Donzelli editore) è molto più di quanto mi aspettassi, davvero fuori dai canoni illustrativi e narrativi tanto da non poterne immaginare il contenuto!

La storia narra delle ultime ore, ultimi giorni prima dell’inizio della scuola, tre vecchissime zie di Garmann lo vanno a trovare, gli portano lo stesso regalo, dicono le stesse cose anno dopo anno, solo, anno dopo anno si rimpiccioliscono tanto che Garmann pensa che arriveranno ad essere alte quanto l’erba! Però quest’estate è speciale, tutto ha un sapore incognito, anche il noto ha altri colori e Garmann sentendo la propria paura per l’inizio della scuola indaga le paure degli altri. Scopre la paura della morte di una delle zie, la paura di star lontano da casa del papà violinista, la paura dell’inverno della zia che a breve sarà costretta ad usare il deambulatore e teme il ghiaccio. Tutti hanno paura di qualcosa ma tutti fanno tutto come se questa paura fosse parte integrante della vita, senza ignorarla, nasconderla, o farcisi stritolare. Solo la zia smemorata non ha paura di niente ma solo perché non ha ricordi!
Paura fa rima con morte per Garmann, forse perché la paura più grande è quella della morte che porta con il carro grande nel cielo oltre il portone ma solo dopo che si e è andati sotto terra con i vermi e ci si è decomposti!
Un contenuto molto diverso da quanto ci potremmo aspettare, nulla di consolatorio o edulcorante perchè non c’è nulla di cui consolare, ecco perché! I pensieri di Garmann prendono pagina dopo pagina forma nelle illustrazioni stranissime dell’autore che è diventato famoso proprio grazie alla sua incredibile tecnica. Grafica computerizzata, disegno, foto e collage si amalgamano tra loro e con il testo con un effetto a tratti stridente, sempre sorprendente, che credo sappia con buona approssimazione avvicinarsi alla rappresentazione del pensiero reale e surreale insieme del bambino, di un qualsiasi bambino! Il linguaggio degli adulti, così ricco di parole e modi di dire metaforici dà spazio a illustrazioni immaginifiche, surreali ma al tempo stesso realistiche e non solo per la computer grafica e le fotografie che rendono il tutto a tratti iper-realistico.

le farfalle nello stomaco, ovvero la metafora vista dal bambino!

Garmann abita nei fiordi norvegesi, come il suo giovane autore, Stian Hole che fa sentire fortissimamente la propria provenienza nordica e non certo per l’ambientazione della storia ma per il contenuto, un italiano credo che mai avrebbe potuto, per cultura, elaborare un mix del genere di paura e mistero senza cadere mai nell’edulcorazione da un lato e nel poetico-melanconico dall’altro. Nessuna critica, solo la constatazione di trovarsi di fronte a una cultura diversa, la stessa che ha dato vita a Pippi calzelunghe, in cui tutto c’è insieme, a pari merito: la vita, la morte, la paura, la speranza e la gioia.

Basta pensare alla conclusione lapidaria e spiazzante dell’albo:

“la sesta estate è passata troppo in fretta. Mentre Garmann richiude il suo zaino sente una brezza fresca nell’aria. Con la coda dell’occhio vede la prima foglia che cade dal melo. Prima di andare a letto controlla un’ultima volta se qualcuno dei denti si è allentato. Mancano tredici ore all’inizio delle lezioni.

E Garmann ha paura.”

Punto. volti pagina, quarta di coperta, nuvole bianche nel cielo azzurro.

Ma voi avreste mai pensato ad una storia come questa per accompagnare i bambini nel primo giorno di scuola? Non credo, noi le emozioni tentiamo di soffocarle nella positività o in quella che pensiamo sia una positività. Invece le emmozioni sono positive di per sè, la paura anche! Tanto più che qualsiasi bambino al mondo ha paura a tredici ore dall’inizio delle lezioni e forse è il caso che qualcuno (grazie a Stian Hole) lo espliciti, lo dica, lo riconosca come cosa assolutamente nell’ordine delle cose in cui ciascuno si riconosca.

Qualche considerazione finale: quando ho proposto a Lara questo libro stasera mi ha detto “No, non mi piace la copertina”, ho letto altro. Poi, mi ha detto di leggerlo. E’ rimasta catturata e ci è caduta dentro con tutte le scarpe, mi ha detto “E’ bellissimo, ma le figure non mi piacciono”. Non ho insistito ma le ho detto “allora potrei leggerlo senza che tu veda le figure, se ti piace solo la storia?”
“NO, senza le figure non capirei niente, non so perché ma è così!”

Ecco il segreto del grande albo illustrato di qualità, la potenza dei suoi 3 linguaggi: le figure non ornano, non decorano ma raccontano la storia e molto di più, soprattutto tenendo conto che se un bambino ancora non legge da solo il tempo della lettura per lui è completamente tempo per la contemplazione dell’illustrazione.

Se ancora non avete incontrato Stian Hole sulla vostra strada andategli incontro! I suoi titoli sono editi in Italia da Donzelli.

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