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Lettura della buonanotte: “La pipì della zebra” e non solo

Questa è stata una giornata speciale e come tale ha bisogno di una lettura… a tono…

Perchè, ci sono letture non a tono? Be’ sì, talvolta… insomma, quella di stasera mi è parsa la lettura per un nuovo inizio, per chi oggi è tornato a scuola, per chi ha cominciato la nuova avventura e per chi da trent’anni la ripete con la stessa emozione stando dall’altra parte dei banchi…

Avrei voluto parlarvi di un albo importante come Cuore di carta di Norac e Cneut (Adelphi) ma avrei mentito, la nostra lettura della buona notte è stata divertente, schifosamente divertente, rilassante e liberatrice!

Ci siamo dedicati una volt di più ad uno dei piccoli albi della schifosissima (in senso buono) serie di Piattau e Gervais edita da Castoro, il preferito di Milo, La pipì della zebra!

Pittau e Gervais, La pipì della zebra, Il Castoro.

Se non lo conoscete forse è meglio per voi ma vi assicuro che questo libro fa impazzire i bambini, è uno di quei casi, per altro forse non troppo frequenti, in cui il genitore si deve far violenza per leggere e rileggere una storia tanto assurdamente schifosa eppure…

Questa zebra è una zebra speciale, fa la pipì proprio dappertutto: nei piatti al ristorante, fuori dalla finestra quando si affaccia, per strada, quando fa il bagno poi allaga perfino l’intero palazzo tanto che l’acqua ai condomini arriva fino alle ginocchia, e “presto ci arriverà sopra la testa!” commenta allarmato uno di essi. Bisogna sbarazzarsi della zebra, tutti d’accordo gli animali della città di Piattau e Gervais portano e abbandonano la povera zebra in un deserto in cui fa tutta la pipì che vuole senza che disturbi qualcuno. Sì, però, povera zebra!! Tutta sola!! Possibile che non possa avere anche lei un posto nella società?
Ma. che succede, in città le case bruciano, nessuno riesce a spegnere il fuoco, forse la zebra ci potrebbe riuscire con la sua incontenibile pipì! Si decide di riammettere la zebra in società, ed essa infatti spegne il fuoco e si guadagna la nomina ufficiale di pompiere nonchè il diritto di cittadinanza! L’assurda ultima pagina ci mostra la pipì della zebra che spegne persino il sole!
Inutile dirvi che la lettura ed anche la visione di quest’albo è piuttosto assurda, per mesi e mesi uno si domanda “ma perché devo leggere questa porcheria, che senso ha!”, ancora oggi in famiglia su questi albi si dibatte, i bambini li adorano e il papà recalcitra.
Eppure la mini serie di Piattu e Gervais, che conta anche cacche, mocci, puzze e lacrime, il suo senso ce l’ha, con la mediazione dell’assurdo, del nonsense adorato dai bambini, e anche con la meno forte tensione procurata dalla scelta del tema “caldo” degli escrementi, ci parla di una città di animali in cui la xenofobia, la diversità, il disagio più assurdo viene assorbito e cambiato di segno senza censurarlo o modificarlo! Alla tartaruga di turno sostanzialmente razzista che propone sistematicamente di abbandonare il sovvertitore dello status quo – sia esso l’elefante perché fa troppe puzze che rompono le orecchie e ammorbano il naso, o l’ippopotamo che starnutisce talmente forte da mandare in pezzi l’intera città di Parigi, o il coniglio che non la smette di fare montagne di palline di cacca – corrisponde, da parte dello stesso personaggio, una totale e piena rivalutazione dell’emarginato e non per buonismo! Come ogni buon libro la morale, che può anche non esserci ma qui sotto il nonsense e lo schifìo indubbiamente c’è, non è esplicita ma mediata dal divertimento e dal tema di pubblico interesse (infantile) che si sviluppa in storie quantomeno assurde!
  
Un solo titolo della piccola collana non risulta più edito, si trova in biblioteca o ai banchetti della LAV, e si tratta significativamente de Le lacrime del coccodrillo: il formato e la tipologia dell’albo sono i medesimi degli altri ma qui escrementi non ce ne sono, il prodotto organico lungi dal far ridere, come cacche pipì e via dicendo, fa letteralmente piangere. Le lacrime sono quelle di un coccodrillo che gli uomini hanno ingabbiato per il divertimento di vederlo piangere dopo che hanno letteralmente sterminato l’intera fauna dell’isola incontaminata in cui il coccodrillo viveva. Interessante notare che in questo testo, l’unico in cui compaiono protagonisti umani, non c’è riscatto, non c’è annessione o riammissione, c’è solo la natura contro il male (gli uomini). E’ vero, il coccodrillo vince in qualche modo: piange così tanto da creare un mare da navigare per tornare sulla propria isola, ma nessun essere umano si redime, nessun dato positivo emerge da questa narrazione che nella sua essenza perde di assurdità per avvicinarsi un po’ troppo al continente della realtà. E se questo spiega bene il perché il libro si trovi ai banchetti della Lega Anti Vivisezione, spiega altrettanto bene il perché i bambini non lo amino e dunque il perché sia uscito dal catalogo del Castoro mentre gli altri titoli continuano ad essere ripubblicati con grande successo della casa editrice e scorno dei genitori.
Avrei voluto darvi la buonanotte del primo giorno di scuola (o uno dei primi se già nelle vostre regioni avete iniziato) con un albo di quelli che vi cambiano la vita (tranquilli, ne ho uno in serbo per domani) e invece vi ho allietato con cacche e pipì ma, credetemi, non sono andata poi troppo distante da quello che volevo dirvi, certo in modo un po’ più triviale che poetico. 
A volte, spesso, il più spesso possibile, una risata è il mezzo migliore per dire tante cosa, se il libro è buono, a maggior ragione se di mezzo ci sono cacche, mocci, puzze, pipì e… integrazione delle diversità!
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