Libri per la primissima infanzia: come riconoscerli e liberarsi del fraintendimento didatticistico

E’ stata una giornata difficile e dolorosa per la perdita di una persona importante e cara, una pediatra e donna straordinaria. Tuttavia, siccome le coincidenze non esistono, e questo me l’ha insegnato proprio lei, questa è stata anche, fatalità, la giornata dedicata come da programma alla sua creatura più nota: il gruppo mamme della Giudecca di Venezia che da decenni sostiene le neomamme e i neopapà.

Da novembre scorso con lei avevamo improntato gli incontri con cadenza più o meno fissa ogni mese e mezzo per raccontare alle mamme veneziane il progetto Nati per leggere e far loro incontrare una proposta di letture di qualità. Questa era la sua linea e impronta indiscutibile: correttezza, preparazione e informazione alternativa ed anche su questo con i libri ci trovavamo in perfetta sintonia. Da subito con le mamme abbiamo ragionato oltre che sulle fasi cognitive del bambino e sull’importanza della lettura dal punto di vista dello sviluppo intellettivo, sulla qualità dell’edizione, sul come riconoscerla e su dove trovarla. Cerco di dare gli strumenti, nel limitissimo delle mie possibilità, perchè si impari da sè a trovare la risposta giusta anche alla necessità di libri, di narrazioni che ciascun bambino esprime silenziosamente. La lettura e la narrazione rientrano tra i bisogni secondari del bambino, ovvero quelli che non fanno piangere se mancano (come la fame, il sonno ecc.), la cui esistenza il bambino non sa esplicitare in maniera comprensibile all’adulto ma che tuttavia esistono e se ignorati fanno danni che credo tendiamo a sottovalutare.
Oggi, ho cercato di raccontare un concetto su cui mi piacerebbe tornare a livello critico con calma: quello che la Blezza Pincherle chiama il fraintendimento didatticistico che fino almeno agli anni Sessanta ha ammorbato e soffocato la letteratura per l’infanzia ma di cui ancora oggi non possiamo dire di esserci liberati soprattutto per quanto riguarda la proposta della fascia della primissima infanzia.
Il  fraintendimento didatticistico è quella cosa per cui, mi si perdoni la semplificazione ma ci tornerò meglio, si pensa che il libro debba insegnare qualcosa al bambino dandogli il “buon esempio”: tutti bambini buoni, niente “capricci”, esperienze modello, genitori impeccabili o viceversa esempi emblematici di punizioni o richiami. Oggi, un’eredità di questa impronta si vede, mi pare, ancora, nella ricerca spasmodica di libri “curativi”, “Taumaturgici” ma non in senso magico bensì in senso medico: il libro come mero strumento per trattare un argomento nel modo corretto, per dare l’esempio ecc. E’ vero, alcuni libri sono importanti per il bambino per il loro valore “mimetico” della realtà invece che per la loro magia: il bambino molto piccolo ha bisogno di vedere nei libri ciò che conosce, di vederle nominate e di scoprire che ciò che accade a lui accade anche ad altri, che non è mai solo, ma tutto questo in un’ottica di assoluto incoraggiamento all’autonomia nella sicurezza dell’amore che lo circonda, non come qualcosa che il bambino può perdere o veder rinegoziato in base ad un suo comportamento.

I bambini dagli zero anni ai 99 (lo so, quelli non sono più bambini ma il loro diritto vale lo stesso) hanno diritto a letture di qualità, tarate sulle loro competenze emotive e cognitive, al solo scopo di soddisfare il principio di piacere, il solo che può dare l’imprinting corretto alla lettura. La reiterazione del principio di piacere data alla gratuità delle storie è alla base della costruzione del lettore.

Le avrò convinte? Non so, ma di incontri ne faremo ancora tanti, nonostante il gruppo si sia assottigliato da quando la dottoressa che oggi ci ha lasciato è andata in pensione e nonostante gli smantellamenti e le razionalizzazioni (così le chiamano) del servizio dato alle neomamme, per le mamme che ci saranno io sarò lì a far vedere loro libri in cui spesso è difficile inciampare casualmente per strada.

Resta naturalmente il problema, rilevato anche in una bella riflessione del numero  107 di LIBER, della scarsità della proposta editoriale di qualità legata alla primissima infanzia, ai primi mesi, diciamo 0-18 mesi, dovuta al fatto che al mercato non conviene puntare su un prodotto che nell’uso dura pochi mesi e per il quale i genitori non sarebbero probabilmente disposti a spendere soldi (tenendo conto poi che libri cartonati o in texture diverse per la prima infanzia sono tendenzialmente non proprio economici); ma anche al fatto che molto spesso si tende a pensare che tanto ad un bambino molto piccolo, piccolissimo, non ha senso offrire dei libri, tanto non capisce. Ed è proprio qui l’errore! Il bambino è lettore dal momento in cui mette a fuoco per la prima volta il volto della mamma, ne legge le emozioni e risponde a tono a questo tipo di linguaggio! Leggere e proporgli libri sin da piccolissimo – certo libri che si possono mangiare, lanciare, ciucciare – aiuta a stimolare l’attenzione, la curiosità, la musicalità, la comprensione del linguaggio e a rispondere a quel bisogno secondario che risponde al principio di piacere di cui si diceva prima che porterà un piccolo mangiatore di libri a diventare un grande lettore di storie. E, se la voliamo vedere dal punto di vista sociale, l’accrescimento del bagaglio linguistico e immaginativo del bambino comporta una conseguente riduzione del divario sociale come dimostrano alcuni studi interessanti che si stanno conducendo in proposito, se vi interessa trovate qualche informazione qui.

Infine qualche suggerimento pratico a conclusione di questo post forse un po’ confuso, chiedo venia, che risente dell’umore triste: regole d’oro per un libro di qualità per la primissima infanzia:

1) OFFRIRE AL BAMBINO LIBRI CHE ABBIANO LA FORMA DI LIBRI. Anche se fino agli 8 mesi circa il libro per il bambino è un oggetto come gli altri, il proporgli libri fatti a forma di altri oggetti lo induce a far confusione, rende più difficile e ritarda la scoperta che l’oggetto libro è devrso da ogni altro perchè si apre ed ogni volta è diverso! Per questo i Prelibri di Munari, chiamati così proprio perchè vengono prima dei libri, hanno materiali diversi ma mantengono tutti la stessa forma e dimensione di libricino. Così il bambino può scoprire che ogni libro si assomiglia ma al tempo stesso apre mondi diversi sia come impressione tattile, che a questi mesi è fondamentale, sia come storia che ci racconta anche con solo pochi tratti.

2) PRIVILEGIARE TESTI IN RIMA E RICCHI DI RIPETIZIONI: il ritmo dato dalla rima e dalla ripetizione facilitano la memorizzazione e la comprensione ed aiutano a prevedere lo sviluppo della storia.

3) OFFRIRE TESTI CHE RISPECCHIANO IL PUNTO DI VISTA DEL BAMBINO: il bambino deve trovarvi il proprio mondo ma soprattutto la propria centralità, deve assolutamente essere sicuro di essere il centro della vita e dei pensieri dei grandi, come scrive benissimo il testo di Babalibri di guida ai primi passi nei libri per l’infanzia “Un amore incondizionato è l’unico che prepara al mondo e ripara dal dolore”. Anche testi illustrati con fotografie sono ottimi in questa fase anche se il mercato ne propone pochissimi.

4) Caratteristiche di base dell’illustrazione di qualità adeguata ai più piccoli: SFONDO MONOCROMATICO , PERSONAGGIO BEN INDIVIDUABILE, POCHI ELEMENTI ULTERIORI, ILLUSTRAZIONE A PIENA PAGINA.  In poche parole scordatevi di Dami che stordiscono come una palla stroboscopica e pensate che la visione del bambino dalla nascita per diversi anni (almeno 3-4) è una visione di dettaglio, non d’insieme, più elementi saranno presenti nell’immagine più risulterà difficile capire qual è il nucleo centrale del racconto. Il paesaggio in questa fase è fuorviante, i contorni marcati, tondi e ben definiti del personaggio rassicurano e accompagnano. Non dimentichiamo che mentre noi leggiamo o nominiamo il bambino legge un testo ulteriore cioè quello dell’immagine che quindi deve essere perfettamente alla sua portata.

5) Il bambino ha il diritto di cominciare il libro da dove vuole, di farselo rileggere ogni volta che vuole, di prenderlo e sfogliarlo al contrario, questo è il suo modo per reiterare il piacere che ha provato nell’ascoltare o solo nel vedere il libro. LASCIAMOGLIELO FARE, ARMIAMOCI DI PAZIENZA E SIAMO DISPONIBILI ALLA RIPETIZIONE E RILETTURA ANCHE A SALTI.

Mi fermo qui, per ora, ma vi segnalo due testi che possono senz’altro aiutare e guidare nella scelta di libri per bimbi nati per leggere: Una guida per genitori e futuri lettori di Nati per leggere edita quest’anno per i 15 anni del progetto, si trova in vendita sul sito www.natiperleggere.it ed è una vera guida pratica con titoli divisi per età e tipologia; e Primi passi nel mondo dei libri a cura di Angela Dal Gobbo che propone un’ottima selezione di libri, tutti del catalogo Babalibri che ha anche edito questo testo, ma divisi per tipologia ed età. 

illustrazione tratta da L’incredibile bimbo mangialibri di Oliver Jeffer, Zoolibri.

 

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