Ombra: racconto dal gruppo di lettura “libro peloso” di novembre

Dopo gli specchi del mese di ottobre, a novembre il nostro ormai navigatissimo (ma che non cessa di avere nuovi “seguaci”) gruppo di lettura ha scelto di occuparsi di un’altra forma del doppio: l’ombra
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Una forma più subdola di doppio perché per definizione più sfumata, dai bordi e confini meno netti, e…nera. In nessun modo il nostro la nostra ombra può restituirci il contenuto, l’emozione data da un’espressione (ma da una postura sì), eppure senza di essa ci sentiamo persi: perdiamo  il senso della reale presenza al mondo.

Non so se qualcuno ci ha mai ragionato, la nostra esperta del gruppo Adolfina non ne ha trovato traccia nelle sue ricerche ben  più approfondite delle mie, ma forse sarebbe il caso di domandarsi il perchè Barrie abbia scelto come espediente letterario per far incontrare Peter Pan e Wendy proprio l’ombra perduta dal bambino volante. Tutto sommato che gliene importa a Peter Pan di recuperare la propria ombra? Lui che di reale non ha poi molto? …Mi domando a questo punto se sull’isola che non c’è gli abitanti, i bimbi sperduti, i pellerossa ecc. ce l’abbiano un’ombra in cui identificarsi. Forse però, in quest’ottica interpretativa del tutto personale e improvvisata qui apposta per voi, a Peter quel brandello di realtà che la sua ombra è, gli serve proprio per tenersi stretto quel poco di reale che possa permettergli di entrare in contatto con dei bambini veri, in una dimensione spazio temporale definita, con un solo sole e una sola luna che alternano il ritmo dei giorni, con un’ombra pronta a ricordarci che ci siamo nonostante spesso ci restituisca un’idea “scomposta” (proprio nel senso corporeo e posturale) di noi stessi. L’ombra stessa di Peter si ribella, o meglio, l’ombra è l’unica cosa di Peter che Nana, la tata-cagnolona della famiglia Darling, possa catturare perché, in fondo, è l’unica reale pur nella sua essenza ineffabile e inafferrabile.
L’ombra, di fatto è un prolungamento (a volte uno schiacciamento) della nostra persona, che in quanto tale ci rassicura della nostra esistenza, del nostro legame con la realtà (e con esso intendo anche col mutare del sole e delle luci) ecco perchè in alcune culture del sud, dove fa molto caldo i demoni non compaiono di sera, all’allungarsi delle ombre, bensì all’ora meridiana quando il corpo non produce ombra!
Quello che spaventa, nei racconti dei demoni quotidiani, non è affatto la presenza di un possibile Mister Hide che prende forma dall’ombra, bensì l’ignoto di non aver neppur percezione del fatto che la propria esistenza possa essere reale o meno. Forse, in forno, una sorta di demone meridiano è la linea d’ombra di Conrad là dove essa non è di fatto un’ombra bensì un luogo, anzi la critica contemporanea direbbe un non-luogo, in cui niente, nemmeno le ombre probabilmente, danno indizi di vita. Il sole allo zenit genera mostri che sanno esser tanto più temibili di quelli del buio per il semplice fatto che non possiamo nemmeno vederli per sconfiggerli!

E i bambini cosa fanno con le ombre? Beh, sostanzialmente ci giocano quando l’ombra vuole giocare con loro ad allungarli e accorciarli magari passando sotto un lampione per strada, ma al tempo stesso l’ombra terrorizza il bambino che nelle deformazioni riconosce mondi terrifici e ignoti, immaginati ed immaginari e per questo tanto più terribili. Una cosa è certa, per i bambini fino ad una certa età, diciamo almeno fino ai 4 anni Ombra è un personaggio a se stante anche se sanno, perchè glielo abbiamo detto, perchè l’hanno intuito, che dipende dai movimenti del loro corpo, che ne sono loro i proprietari. Ma la reazione dei bambini piccoli che davanti alle ombre cinesi proiettate sul muro cercano di toccarle sulla parete, o che allo scomparire dell’ombra nel momento in cui si passa esattamente sotto il lampione, si domandano dove sia finita, implica la percezione di essa come una prolusione di sè che tuttavia è perfettamente in grado di rendersi autonoma all’occorrenza. Come capita, di fatto, a Peter Pan.
Mi viene in mente in proposito, riguardo i pensieri grandi che i bambini possono fare anche davanti alle ombre un passaggio di quel bellissimo libro di Franco Lorenzoni I bambini pensano grande in cui questo straordinario maestro racconta l’intuizione di una sua allieva che, alla ricerca, come i suoi compagni, di cosa sia la forma piana, la individui nell’ombra. In effetti l’ombra di un quadrato è la cosa che più di tutte in assoluto nella realtà si avvicina all’eidos della forma geometrica, ovvero ad un concetto che più astratto non si potrebbe immaginare.

L’ombra dunque, specchio in qualche modo muto e deforme di noi stessi e del mondo in generale ci ha accompagnato in riflessioni che mi affascinano sempre di più. Questo gruppo, i gruppi di lettura in generale, ha delle potenzialità critiche e teoriche sorprendenti!

Come sempre ecco la mini bibliografia di cosa abbiamo portato o nominato nei nostri discorsi, abbiate la pazienza di seguirmi fino alla fine e saprete data e tema del prossimo incontro di dicembre!

Peter Pan in una bellissima e rarissima edizione del Messaggero di Padova con illustrazioni di vari autori tra cui Battut, Pia Valentinis e tantissimi altri, grazie alla collega che ha scovato la chicca editoriale nella nostra amata e rimpianta Biblioteca Bettini!

– Saviem, IL teatro delle ombre, Edizioni Corsare. Testo di vera e propria costruzione di un teatro delle ombre. 

– Per i più piccoli due albi immancabili di Babalibri: In una notte nera di de Monfried, e Quando avevo paura del buio di Mireille d’Allance. 

– restiamo ancora in fascia piccolini con con un racconto contenuto in Storie piccole della collana “Zerotre” Panini, e Nero Coniglio di Laethers edito da Lapis.

 

– dal genio ti Tullet Il gioco della luce e il gioco delle ombre editi da Phaidon.

  

– Donaldson, Sheffler Il gruffalò e la sua piccolina, Emme dizioni in cui alla penultima pagina il piccolo topolino per spaventare la cucciola di Gruffalò sale sul ramo e proietta un’ombra gigantesca che fa tornare a casa la mostriciattola “meno spavalda e meno annoiata di prima!

– Dall’ombra alla cecità abbiamo trattato di Achille d’ombra di Arianna Papini, fatatrac e Lola e io, Camelozampa

– Per chi ama la narrativa il testo di Piumini molto interessante Le ombre cinesi, battello a Vapore.

– Proprio di ombra non si tratta ma ne è parente stretta, ci siamo anche letti un bell’albo sulla nebbia: L’uomo della nebbia, Ungerer, Elektakids.

– Torna per la terza volta immancabile, data la ricchezza dell’albo, La prima volta che sono nata per poter ragionare di quando l’ombra assume non la nostra forma effettiva ma quella dei nostri desideri!

– Quasi in fine un albo bellissimo per “grandi”: ragazzi e giovani aduti edito da Orecchio Acerbo L’ombra e altri racconti con fiabe di Andersen.

– e non potevamo non concludere con Ombra di Susy Lee, Corraini, con la quale abbiamo finito di affrontare la trilogia del limite con l’aiuto dello splendido omonimo saggio dell’autrice. Ma di questo conto di raccontarvi a breve on calma!

Il “Libro peloso” per questo mese vi lascia alle vostre riflessioni “ombrose” e vi aspetta con il prossimo incontro sabato 12 dicembre sempre al circolo culturale paolo Peroni a S. Margherita a Venezia, salvo diversa comunicazione tramite social e newsletter. Il tema è:
L’albo che ti ha cambiato la vita
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