“Fridolin”

Ma quanti uccellini ci sono nella letteratura per l’infanzia?

Ma quanti uccellini ci sono soprattutto negli albi illustrati?

Ci ho pensato un po’ sul raccontarvi di questo ennesimo uccellino ma poi ha vinto lui, la sua dolcezza e la bellezza indubbia di un albo che narra una storia di semplice, ma inattesa libertà con un inatteso finale.

L’uccellino è il simbolo per eccellenza della leggerezza e della libertà perché anche il più misero passerotto è in grado di realizzare il sogno che sinora nessun discendente di Icaro è riuscito a realizzare: volare. Da solo, senza strumenti o artefatti.
Niente di meglio per accompagnare i cuccioli di essere umano ad abbandonare seppur temporaneamente il nido familiare; niente di più leggero per dare poesia ad una narrazione e proprio per questo raccontare una storia con protagonista un uccellino è difficilissimo!

Mettere le mani ad un topos della letteratura, e gli uccelli per la letteratura per l’infanzia in qualche modo lo sono, è quanto di più difficile, il rischio, anzi il baratro della banalità e ancor di più della stereotipia è quello in cui si schiantano la maggior parte dei libri per bambini che il mercato propone. Ed è lo stesso sdrucciolevole terreno in cui ancora riescono a venir fuori piccoli grandi libri in mano a bravi illustratori, autori ed editori (qualche altra riflessione a riguardo la trovate qui).

Fridolin, uccellino e albo scritto e illustrato da Sara Welponer edito da Edizioni Corsare nel 2012, è indubbiamente tra questi piccoli dettagli che da soli possono illuminare una giornata.
Fridolin è un piccolo uccellino giallo che, come ogni canarino che si rispetti vive in una gabbietta in cui seduto educatamente al tavolino mangia quello che i suoi conviventi implumi gli offrono quotidianamente. L’esistenza scorre tutti i giorni uguale, nè triste nè altro, non direi che Fridolin senta la mancanza di niente visto che di null’altro conosce l’esistenza…fino a quando la gabbietta viene posata sul balcone e l’uccellino scopre l’esistenza di altri esseri simili a lui che però volano attorno a lui senza gabbiette intorno.
Per la prima volta quella notte Fridolin non dormì.
Per la prima volta quella notte Fridolin fece sogni scomposti di voli e libertà e canto.

Quando un giorno la porticina resta aperta, Fridolin raccoglie tutto il suo coraggio, lui non sa volare in effetti, ci prova goffamente come il piccolo dettaglio de Gli uccelli di Albertine (Topipittori),  e con l’aiuto dei suoi amici vola via per metter su un coro di successo che in breve fa il giro dei giardini e parchi limitrofi.
Arriva l’ultimo concerto della stagione e il coro si esibisce in uno dei giardini più ambiti che però l’uccellino riconosce come quello da cui la sua vita, la nuova vita, ha avuto inizio. Lo stesso balcone, gli stessi alberi ma nessuna gabbietta e nessun uccellino di rimpiazzo…però tutti gli alberi ospitano una bellissima casetta in cui gli uccelli liberi possano trovare riparo l’inverno.
L’ultima pagina, insieme a tutto ciò che la contorna, risguardi e copertina inclusi, dà la misura della qualità del racconto: non è solo Fridolin ad aver imparato a volare, lo hanno fatto anche quegli strani esseri implumi con cui inizialmente conviveva!

In senso stretto non hanno proprio imparato a volare ma imparato ad accettare che qualcun’altro lo possa  – e lo debba – fare…e non so cosa ne pensiate voi ma per degli esseri implumi e abbastanza limitati come noi non è mica passo da poco…qualcuno lo chiamerebbe un salto di civiltà.

La struttura narrativa e il tipo di illustrazione delicatissima di Sara Welponer, illustratrice per altro versatilissima, rende questo albo adattissimo per bambini anche molto piccoli, io direi anche dai 2 anni in su, una bellissima lettura per sostenere le imprese di autonomia dei nostri piccoli uccellini loro sì, in grado di fare davvero voli pindarici le cui ali è nostro preciso dovere non tarpare mai!

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