“L’attesa” di Daniela Murgia

Il punto è solo uno: riuscite a vedere quell’erba cocciuta e silenziosa che cresce caparbia tra i pensieri dei bambini?

Un solo filo d’erba che resiste all’occhio e al giudizio adulto è la speranza che cresce e si alimenta: dapprima palesemente invade tutto, infesta giochi e pensieri (ma quella sui giochi la sanno vedere solo i bambini e…alcuni illustratori) poi si fa curare piano piano dalla rugiada, infine si addormenta sotto una coltre di neve (o di indifferenza che è molto peggio perché da quella poi non rinasce niente). Bisogna essere bravi davvero per riuscire a capire quando quel filo d’erba non regge più, quando la speranza abbandona i desideri di un bambino, per intervenire in tempo e ridonare fiducia nell’attesa…. che dopo tutto è la fiducia nel mondo e nel futuro a ben pensarci.

Il nuovo albo illustrato scritto, illustrato e progettato da Daniela Iride Murgia ed edito dalle Edizioni Corsare, L’attesa, è incredibilmente in grado di restituirci uno sguardo acerbo, di farci vedere il pensiero magico ed iperbolico che solo un bambino che costruisce storie e mondi, e che in essi desidera, è in grado di creare. Il racconto, attraverso la ripetizione quasi anaforica e identica a se stessa tavola per tavola, mese per mese, accresce l’attesa del lettore proprio mentre quella del bambino protagonista va scolorendosi. Davvero bello questo scambio, suggestivo e sinuoso.
Le tavole, così come il testo, avanzano da gennaio a dicembre, con un crescendo dato dalla ripetizione anaforica ma soprattutto dall’aumento iperbolico delle similitudini che il bambino è in grado di immaginare.
Insomma: lui sta solo chiedendo di avere un cane, fa sempre e solo una stessa domanda per ottenere sempre e solo una medesima risposta nonostante le tonalità con cui viene pronunciata dai genitori “Vedremo”.
Insomma: lui sta solo chiedendo di avere un cane, mica uno scoiattolo con cui conversare amabilmente a colazione, o un nido impermeabile per sé e il pesce rosso, o un serpente amico silente e suadente! Ad ogni iperbole la propria erba, il primo a fare i conti con le similitudini bislacche di questo bambino è uno scoiattolo dal cui pelo sembra emergere un prato intero, poi uno stambecco muschiato, persino il pesce soffione qualche filetto d’erba se lo porta dietro…gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre.

Fine della speranza, l’attesa non la sta rafforzando, tutt’altro, alle similitudini iperboliche corrisponde sempre meno erba, sempre più freddo. Difficile d’altra parte coltivare erba quando nemmeno una goccia d’acqua cade a rincuorarla sulla propria capacità di sopravvivenza di tanto in tanto!
Ma quando arriva il punto in cui l’erba scompare? E soprattutto, siamo in grado di accorgercene?
A questo non so rispondere ma una cosa è certa: ad un bambino basta un attimo per rifiorire. Il punto di vista abbassato all’altezza del protagonista che Daniela Iride Murgia ha scelto di adottare per questo albo ce lo dice chiaro e forte: per ascoltare l’erba crescere dobbiamo abbassarci all’altezza di un bambino.
Ho comprato questo albo che ancora odora di stamperia in fiera a Roma, l’ho comprato innanzitutto per me, forse non avrei immaginato che avrebbe così immediatamente (nel senso letterale del termine: senza mediazioni di sorta) comunicato con i bambini. Lo stile inconfondibile della Murgia, che, una volta incontrato, si riconoscerebbe tra mille al mondo come la sagoma del cappellino di Mary Poppins, con l’intreccio di colori da carta da zucchero ma soprattutto grazie alle illustrazioni che uniscono incredibilmente realismo e surrealismo insieme, risultano essere in sintonia con il modo di sentire, leggere e guardare dei bambini.

Ed in effetti, non mi viene in mente nulla di più realista e al tempo stesso surreale del pensiero di un bambino libero di pensare grande!

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