Le mille e una mappa

Passo un sacco di tempo a dire che i bambini, soprattutto i piccolissimi, soprattutto nel momento in cui si deve formare l’imprinting con il libro, devono incontrare libri che abbiano la forma di libro!

Sembra una banalità però è proprio così, quanti libri vedete che hanno la forma di palle, macchinine, animali e chi più ne ha più ne metta? Per un piccolo che comincia a discernere tra le infinite ricchezze dell’esistenze, croce e delizia del sistema cognitivo, dover anche fare i conti con una cosa che ne sembra un’altra è davvero difficile! 
Munari lo sapeva perfettamente e con i suoi geniali Prelibri fa sperimentare ai bambini ogni forma di tattilità e contenuto ma lasciano invariata la caratteristica dello strumento libro: le pagine che si sfogliano e il formato sempre simile a se stesso in grado di rassicurare e consolidare l’acquisizione di un dato di realtà: un libro è un libro. 
Arriva un certo punto, una certa età, in cui però può aver senso proporre progetti editoriali che in qualche modo conservino il contenuto del libro ma ne varino la forma. Fanno esattamente il processo contrario di quello che si deve fare con la primissima infanzia e non lo fanno, almeno nei casi in cui dietro c’è un progetto di qualità, perché devono in qualche modo attirare l’attenzione del o della lettrice magari con forme e cose stravaganti. Tutt’altro, lo fanno per esplorare nuove possibilità e potenzialità creative e narrative, c’è una intera sezione del premio Andersen italiano dedicata al miglior progetto editoriale e la collana “Le mille e una mappa” di Giralangolo l’ha vinto, a ragionissima, nel 2012 quando uscirono i primi numeri della collana.
L’idea è quella di lavorare sulla narratività come forma di viaggio reale all’interno di uno spazio e, come ogni nuovo spazio che si rispetti, per addentrarvisi con cognizione di causa, ci vuole una mappa. Ed in effetti il formato di questa collana è esattamente quello di una piantina di una città che potete aprire e ripiegare e in cui troverete da un lato mappa, percorsi e tappe irrinunciabili, dall’altro approfondimenti a tema. 
La collana ha preso il via con le fiabe, il percorso di Cappuccetto Rosso, del lupo dei tre porcellini, di Biancaneve: con attraversamenti di boschi, insomma, con cui si potevano attraversare fisicamente luoghi simbolici del profondo di ogni bambino con la facilità e il divertimento di una mappa reale. In questo modo usammo queste pubblicazioni l’anno scorso in una scuola per lavorare sulle tappe reali del percorso da casa a scuola sovrapposte però alle tappe simboliche del percorso di Cappuccetto rosso, ve lo raccontai qui
La collana poi ha preso nuove rotte trattando di viaggi mitologici e reali come quelli di Ulisse ma anche di Marco Polo, di Darwin ed è oggi arrivata a “piegare” l’originale formato di mappa per condividere il percorso dei rifiuti che produciamo o per accompagnarci nella costruzione di una NOSTRA storia.

Cose molto diverse tra loro eppure che ben convivono con il formato non solo originale ma versatile che caratterizza la collana. E’ indubbio che giocare a seguire il percorso di trasformazione di una buccia di banana in compost aiuti i bambini a comprendere l’importanza della raccolta differenziata molto di più di sistemi più tradizionali. E’ anche vero che il testo ed il sovratesto di una mappa come quella de L’incredibile viaggio di una buccia di banana rende questo prodotto di non immediatissima fruizione, è perfetto per un lavoro di gruppo ed un’analisi a tappe, lo immagino strumento didattico perfetto per la primaria, meno lo vedo adatto ad una fruizione indipendente.

 L’incredibile viaggio di una buccia di banana    Viaggio nel paese che non c’è
Lo stesso mi pare valga per Viaggio nel paese che non c’è mappa pensata per attraversare letteralmente i passaggi, i topoi, le funzioni  – chiamatele un po’ come preferite, che messi insieme costruiscono una storia originale. La propria storia originale perché può essere proprio nostra personale oppure inventata da noi ma comunque che prende forma sotto i nostri occhi in maniera guidata. Un’operazione interessante, che sfrutta le tante simbolicità che il concetto di mappa può scatenare. Ogni storia dopo tutto è storia di sé, tutti abbiamo sognato di viaggiare nell’isola che non c’è e ora possiamo addentrarci in un paese tutto nostro che ancora, per definizione, non c’è ma che si va creando tra le nostre mani, scelta dopo scelta, bivio dopo bivio. Di nuovo mi pare che se l’approccio “a mappa” alle favole o alle narrazioni potesse trovare una buona applicabilità anche in piena autonomia e possibilità di lettura silenziosa e personale, il nuovo modo di impiego dello stesso strumento abbia la propria forza nella possibilità dell’uso didattico, dello spunto da cui partire per entrare in se stessi, nel caso del Viaggio nel paese che non c’è, o nella propria quotidianità andando alle basi della vita materiale con L’incredibile viaggio di una buccia di banana
La possibilità di interazione tra lettore e un oggetto-libro/libro-oggetto come sono le “Mille e una mappa” è la forza e la potenza di questo prodotto editoriale, mi pare che in questo senso tale potenzialità si stia ampliando e rafforzando nel senso della collettività. 
Chissà se è una mia impressione, se è fondata, se rappresenta una scelta della casa editrice…Poco importa, del resto, i critici e la critica esistono tutto sommato per questo: cercare, rintracciare, riconoscere ed aprire strade interpretative diverse e se questo vale senz’altro per un singolo testo o titolo, vale ugualmente nella lettura trasversale del significato di una collana, pubblicazione dopo pubblicazione una collana ci parla di linee aziendali, volontà interpretative del mercato editoriale ed è qui che ha inizio la storia dell’editoria, non nei singoli libri ma nel disegno che raggruppa e colleziona i titoli in un determinato modo. Giralangolo, costola “per ragazzi” del marchio EDT, sulle collane mi pare lavori in maniera programmatica tanto che a volta sembra assumano valore più dei singoli titoli e dunque mi è parso utile fare un ragionamento a partire da una di queste come ho cominciato a fare in parte per la collana “Sotto sopra“. 
Luisa Mangoni, a cui si deve una grandiosa e preziosissima ricostruzione di cosa accadeva negli uffici dell’Einaudi tra gli anni ’30 e i ’60, Pensare i libri, ci ha insegnato una volta per tutte che pensare i libri è forse più importante ancora che pubblicarli.
Pensare i libri vuol dire dare un messaggio nonostante il corpus sia composto da ossa tra loro molto diverse e qui si vede in buona parte la bravura ed il funzionamento delle case editrici (e qui si potrebbe assai facilmente trovare una cartina di tornasole per farsi in qualche modo un’idea su come lavorano le case editrici).  
Teste Fiorite