Gli sfondi. Gennaio al gruppo di lettura Libri peloso

Quando si pensa ad un’immagine, qualunque essa sia – una foto, un dipinto, un’illustrazione – ciò a cui l’occhio per natura tende, è quello che Roland Barthes nel La camera chiara (Einaudi, 1980) chiama il punctum: il centro focale che diventa centro concettuale, la ragione stessa dell’esistenza dell’immagine.

Ciò che è fuori dal punctum, fuori dal fuoco, perde in questo senso di valore? O meglio, la sua esistenza e il modo in cui esso esiste ha potere di modificare il senso del punctum stesso?

Questo mi pare possa essere in breve ciò che ci ha spinto a ragionare per oltre due ore in più di dieci persone, degli sfondi nella letteratura per ragazzi. Nuova sfida tematica, credo ben superata, dal gruppo di lettura “Libro peloso”.

Da La casa nel tempo, La Margherita, Illustrata da Roberto Innocenti.

La saggistica di settore spesso tocca l’argomento, Adolfina De Marco, preziosa anima del gruppo, ci ricorda che Faeti in Ad occhi aperti tendeva a dividere il tipo di ambientazione in tre possibilità: domestica (ed in essa la prima camera rappresentata è la cucina, con gli anni si può entrare nella camera da letto, e solo da pochissimo abbiamo sdoganato l’elemento ironico per eccellenza: il bagno); esterna naturale; esterna urbana.

In questa divisione credo che bene o male tutti ci ritroviamo ed ogni libri di ogni genere possa esser a buon diritto esser fatto rientrare in una o più di queste ambientazioni. Ma il punto è: preparare lo sfondo di una tavola di illustrazione quanto valore ha nell’indirizzare e mediare e condizionare il contenuto primo dell’immagine e della storia? Lo avevamo già notato quando ci siamo presi cura dell’oggetto sedia: anche una sola sedia vuota in mezzo al palco cambia la scena, lo stesso accade per gli albi illustrati. E’ il punto di vista che determina la collocazione degli oggetti nello spazio, il loro valore letterale e simbolico; rappresentare, ad esempio, un oggetto fuori contesto o fuori dal proprio precipitato realistico sbilancia il lettore, lo confonde. Se vedessimo una sedia di ferro, notava giustamente Adolfina, non ci farebbe affatto lo stesso effetto che se la stessa identica sedia fosse di legno…La scelta della collocazione, dei materiali, della resa realistica o non realistica, addirittura surreale modifica immancabilmente e inevitabilmente il senso del punctum. Qui sta una delle grandi sapienze che ci vogliono per costruire una tavola.

Da Nel Bosco di Brown, edito da Kalandraka.

E quando non ci sono illustrazioni il paesaggio non si rende? Certo! Qualcuno pensa che proprio la caratteristica dell’illustrazione di per sè inevitabilmente interpretativa determina una sorta di limite all’immaginazione del lettore, mentre la narrativa o la poesia lo lascia libero di spaziare in spazi e sfondi senza confini. Tuttavia non credo che questa affermazione possa essere davvero in toto sostenuta criticamente dal momento che la scrittura è anche pittura, certo non usa immagini, ma tratteggia con la sintassi. Gli sfondi nel racconto narrativo sono determinati e plasmati dall’aggettivazione, quella che Calvino definiva la peste del linguaggio italiano e che proprio lo spinse negli anni ’80 a sperimentare una forma di scrittura che tendesse alla pura descrizione. Pura illusione, s’intende, là dove metto in fila le parole scegliendo e limandone la forma e l’ordine sto già costruendo uno sfondo, dando un paesaggio che il lettore immagina, sì, ma decisamente guidato dalla volontà dell’autore.

Da Nonni illustrato da Rosa Osuna, Kalandraka.

Per concludere, si fa per dire, un minimo di panorama teorico con il quale ci siamo confrontate, non può mancare un riferimento alla scelta di escludere lo sfondo dall’illustrazione. Quando incontro genitori o educatori che hanno a che fare con la primissima infanzia non mi stanco mai di ripetere che un buon libro per quella fascia d’età deve avere sfondo neutro, monocromatico, senza dettagli perchè la visione del bambino procede per dettagli e più la pagina si addensa più per il piccolo è difficile dipanare le fila della “vera” narrazione, della trama portante. E’ dunque essenziale che il protagonista o l’oggetto della narrazione o semplicemente della illustrazione sia ben definito, riconoscibile e non solo con pochissimi eventuali dettagli necessari alla storia, se storia comincia ad esservi. Mi viene in mente in proposito bel contributo, che in parte vi porterà fuori strada ma di sicuro arricchirà il nostro dibattito e modo di pensare ai libri, di Beniamino Sidoti sulla rivista Libricalzelunghe dedicato a Harold e la matita viola, di Crockett Johnson: L’invenzione della pagina bianaca
Anche l’assenza è una scelta e ci parla della bravura e della consapevolezza di chi progetta e illustra libri per bambini!

da Harold e la matita viola di Crocket  Johnson, Einaudi ragazzi.

Tutt’altro rappresenta la scelta di eliminare lo sfondo in favore del testo, qui siamo nella grafica, territorio molto distante dalla prima infanzia, mi pare.

Da Il libro senza figure di Novak, Bompiani.

Più in là con l’età, succederà il contrario, man mano che il bambino perde la visione di dettaglio per perfezionare quella d’insieme che con un colpo d’occhio gli permette di assumere la maggior parte delle informazioni essenziali, sarà bene lavorare sul dettaglio, anche minimo, per catturare e continuare a tenere allenata quello che potrei chiamare un “occhio acerbo” un occhio bambino in grado di cogliere ed elaborare anche la minima presenza in scena. In questo, come per tante cose dai bambini abbiamo tanto da imparare, o da re-imparare per ricordare una competenza che abbiamo dimenticato.

Ciascuna di noi come sempre ha portato un proprio albo o libro su cui più è riuscita ad esercitare il proprio pensiero critico legato al tema degli sfondi. Non farò questa volta, come la volta precedente e a differenza di tutte le altre, una bibliografia innanzitutto perché il tema richiederebbe di poter entrare libro per libro nel dettaglio e in questa sede aimè non si può fare, e poi perché, essendo un tema fondamentalmente, nonostante forse l’apparenza, teorico, ciascuna ha dato un pezzetto di sé nella propria scelta quindi non riuscirei a ricondurre la discussione ad una bibliografia funzionale. Tuttavia le illustrazioni che intramezzano questo post sono tratte da alcuni dei libri portati al gruppo.

Da Nel Bianco illustrato da Sonia MariaLuce Possentini, La Margherita.

Vorrei chiudere con delle belle domande che Chiara, del nostro gruppo, si è posta ed ha posto a tutti noi e che così vi propongo perché ciascuno possa a proprio modo rispondervi e soprattutto interrogarvisi:
I particolari di un’illustrazione sono solo dettagli o no?

Uno sfondo può essere talmente dettagliato da “limitare” l’immaginazione del lettore?

Quando lo sfondo si fa continuum narrativo, quando approfondimento e quando sipario?

Il prossimo incontro del Libro peloso a Venezia si terrà sabato 13 febbraio a tema: I SUONI E LA MUSICALITA’. 

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