Oltre il piacere della lettura

Mentre imperversano i libri sulla #shoah, e non tornerò sull’argomento per dire come la penso, tanto per cambiare mi dedico ad una riflessione sul piacere della lettura…
Prendere atto di un fallimento è sempre prova di intelligenza, farci i conti è quasi da buddah ma a volte la realtà va guardata in faccia, il toro preso per le corna o…usate voi la metafora che più vi piace!
Come giustissimamente nota Beniamino Sidoti nel suo articolo uscito su Liber 108, pp. 54-55, la politica dell’educazione alla lettura basata sul piacere è miseramente fallita. Dagli anni ’80 si sono messe in campo tante e tali forze che, come nota Sidoti, l’Italia a quest’ora dovrebbe essere la regina delle nazioni dedite alla lettura e invece…. E invece i dati di Nati per leggere, il più grande progetto nazionale che si occupa di promozione della lettura nella prima infanzia e di cui anche Teste fiorite fa parte, ci dicono che le famiglie lettrici sono il 20% in media con dati molto ma molto sensibilmente diversi tra nord e sud e vi lascio dedurre chi legge di più e chi di meno.
Dove si è sbagliato? Qual è l’errore?
Pensare che si debba leggere per puro piacere a quanto pare non basta; promuovere la lettura come mezzo per ampliare le volute cerebrali nemmeno.
Ma cosa devono, dobbiamo, fare per convincerci che leggere LIBRI DI QUALITÀ AI BAMBINI è fondamentale? E soprattutto, perché è così difficile prendersi cura di sé e degli altri solo pensando che il principio di piacere ci sostiene, per appagare un sacrosanto bisogno secondario?
Possibile che solo perché è secondario dobbiamo rinunciare a dargli voce?
Vi dirò che idea mi sono fatta io, forse scomoda, forse parziale e viziata ma diretta. Quando sento o leggo in giro di letture animate mi viene il mal di pancia. Non so, qualcosa mi prende la mente e l’intestino, che in me sono praticamente la stessa cosa, e mi si sollevano tutte le antenne del caso e possibilmente anche dei peli superflui. Per anni, e non scherzo, ho cercato di catturare il significato che sta dietro la dicitura “lettura animata”. Non ci sono riuscita.
Alla fine i muri di gomma mi hanno profondamente convinta che il participio “animata” che accompagna il sostantivo che la precede sia una sorta…di bonus per chi ascolta, un pacificatore di coscienze nonché talvolta un forse furbo, specchietto per le allodole.
Ho assistito a letture bellissime, fatte superbamente…erano animate? Non lo erano? Non vorrete mica farmi scomodare l’etimologia di amina per arrivare a dire che per mettere il soffio vitale in una storia bisogna saper leggere bene ed avere in mano ottimo libri adeguati all’uditorio?
Tutto qui? TUTTO QUI.
adesso mi tiro dietro gli strali dei bravissimi, ce ne sono e chapeaux a loro, lettori professionisti, non voglio minimamente sminuire il valore di queste letture ma nemmeno nascondere la loro evenemenzialità che purtroppo a volte, involontariamente, indirettamente, fa più male che bene.
Che un lettore assista ad una buona lettura è una gioia, che un non lettore vi assista ed a questa non segua nulla è…un’occasione sprecata. Ecco come la vedo.
Non saprei dire se leggo bene o male, so che i bambini si incantano e so che i bambini si incantano per la bellezza delle storie. Sempre più mi viene chiesto di leggere e sempre più punto alla formazione degli adulti… Non formazione  alla lettura bensì formazione alla SCELTA dei libri!
Nei libri, accolgo volentieri la metafora di Sidoti, ci si deve sentire a casa, non ci si deve sentire come nella ricetta medica del pediatra! Ed una casa diventa familiare quando la conosco e riconosco a occhi chiusi. Va bene, a volte mi posso dimenticare dove ho messo una cosa ma…una formula di Tognolini me la ritroverà per andare avanti ed invitare un sacco di gente a pranzo cena e colazione.
In fondo cos’altro è questo spazio se non il mio, e vorrei anche un po’ vostro, giardino in cui trovarsi per far girare libri belli?
Venite a trovarmi!
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