Accipicchia quanto sono in ritardo!
Era il 13 febbraio e ancora non vi ho raccontato della melodia scaturita dall’incontro sulla sonorità che il gruppo di lettura ha affrontato con grande passione.

FORUNATAMENTE C’E’ IL LIBRO PELOSO! Da Fortunatamente, Remy Charlip, Orecchio acerbo

Come ormai sapete il tema viene scelto di volta in volta per l’incontro successivo, i colpevoli quindi cambiano, qualcuno è recidivo, altri fingono di non essere informati dei fatti ma prima o poi tutti  a turno si macchiano del delitto della scelta del tema…e qui le cose si complicano perchè…per seguire il piacer suo (e proprio a questo serve il libro peloso) ciascuna propone le idee disparate.

Parlare della musicalità e sonorità di un libro è…una sorta di ritorno alle origini. Alle origini bambine ma anche alle origini della storia dell’umanità il che, forse, in una certa ottica filosofica, potrebbe anche coincidere se vogliamo per qualche minuto far nostra la teoria che vuole la storia gigantesca metonimia della vita dell’uomo.
In principio era la narrazione orale, cantilenata e in rima o metro per aiutare la memoria a tenere grandi quantità di racconto.
Quando nasciamo le prime forme di narrazione sono spesso cantilene, ninne nanne, filastrocche a cui magicamente leghiamo ogni momento della routine familiare come se fosse una continua e incessante scoperta.
L’assonanza, la rima, la ripetizione, la metrica sono tutti strumenti che aiutano il cervello a memorizzare. Il livello di complessità del metro o del contenuto può variare ma il principio è lo stesso, la sonorità della lingua è ciò che ad un certo punto fa emergere da chissà quale parte del cervello una frase, un verso, un ricordo legato ad una semplice parola che in armonia se ne porta dietro tante e tante.

E mi sovvien l’etterno e le morte stagioni
e la presente e viva e il suon di lei
così tra questa immensità si annega il piacer mio
e il naufragar m’è dolce in questo mare. 
E’ naturalmente L’infinito di Leopardi che qui, è arrivato da solo dal remoto per dirmi quanto il naufragar in queste cose mi sia dolce e al tempo stesso da quanto lontano un ricordo può venire, credo di aver imparato a memoria questa poesia in quinta elementare. 
La musicalità della lingua è tale che riusciamo a sentirla anche là dove essa di fatto non c’è, intendo dire che non c’è rima o metro, e tuttavia la melodia di fondo si sente, la dolcezza dell’andatura nelle scelte lessicali compensa. E’ il caso ad esempio dei lessici familiari o specifici come quello del GGG di Dahl o de I giganti e i Jones di Julia Donaldson in cui addirittura compare un autentico dizionario per decifrare la lingua groil. 
Nel caso di albi illustrati la musicalità può essere data, ad esempio, dalla ripetizione anaforica di una brano (questo vale anche per le formule magiche o cose simili ad esempio), ma anche, e questo mi interessa molto sottolinearlo, dalle scelte grafiche! Dunque l’edizioni fa la differenza! Sempre!
Penserete che sono fissata su questo punto ed è vero ma la qualità di un libro si vede anche da come l’editore lo impagina, dal traduttore che sceglie, tradurre un testo che ha parti di gramlot o di lessico specifico dentro o completamente in rima (penso a Seuss) non è mica una banalità, anzi! E’ una totale ricreazione, un nuovo processo creativo in cui il traduttore forse dovrebbe davvero essere riconosciuto a buon diritto quasi coautore del testo.
Segue, a brevissimo, la bibliografia degli spunti delle compagne di gruppo, ma prima mi piace soffermarmi sul dato che, pur trattandosi di musicalità e rima, in effetti i libri in musica e rima sono stati ben pochi il che vuol dire che nel momento della scelta di cosa portare al gruppo i nostri sensori, ormai sempre più fini, hanno lavorato direttamente su una concezione più ampia e decisamente più complessa di modalità di intendere la musica nelle parole. L’abbiamo cercata proprio nelle parole, non nella musica! 
Tra le varie proposte l’emergere di una riflessione sulla sonorità del silenzio, sull’affinamento dell’ascolto selettivo sono stati un grande arricchimento venuto da una nuova adepta maestra ma anche musicista. Con lei abbiamo ragionato su come invece la musica sia un linguaggio a tutti gli effetti e che dunque a volte bisogna farlo parlare da solo, senza la mediazione della parola, come se fosse una lingua straniera che i bambini ascoltano senza necessariamente decifrare ma inconsciamente assimilandone i suoni. La musica in realtà fa molto di più perchè credo sia l’unica forma d’arte che muove emozioni e reazioni a prescindere, non richiede di avere un linguaggio condiviso, parla ad una altro livello, immediato e dunque farlo incontrare in maniera non-mediata ai bambini potrebbe essere un bell’esperimento, Rosi assicura che funziona!
Ma veniamo ai libri, una volta tanto me ne sono scelta uno anch’io: ho scelto un esperimento editoriale bellissimo in cui la scrittura dolcissima di Matteo Corradini, le illustrazioni ispirate di Pia Valentinis e la musica di Chopin indicata capitolo per capitolo come vera e propria colonna sonora del testo, hanno dato vita a Improvviso scherzo notturno ediro da Rue Ballu, casa editrice siciliana specializzata in musica e ultimamente, guarda caso, in poesia… 
Prima di procedere alla nostra PBT (piccola bibliografia tematica) vi segnalo il prossimo incontro del Libro peloso, sempre a Santa Margherita a Venezia, presso il centro culturale Paolo Peroni, sabato 5 marzo. Tema: gli strumenti per valutare la qualità di un testo….prima puntata.
E ora, la PBT
Il GGG, Roald Dahl (a breve nella rubrica del lunedì a cura di Adolfina de Marco), Salani.
I giganti e i Jones, Julia Donaldson, Einaudi ragazzi. 
Improviso scherzo notturno, Matteo Corradini, Rue Ballu.
 
Fortunatamente di Remy Charlip, Orecchio acerbo (qui la musicalità della ripetizione è data anche dall’alternanza di bianco e nero e colore nelle illustrazioni) 

A caccia dell’orso, Rose e Oxembury, Mondadori, non poteva mancare il capolavoro dell’onomatopea per bambini!!! Risultati immagini per a caccia dell'orso
C’era una volta un pezzo di legno, di Attilio, Giunti Marzocco, storicissimo libro che mette in rima la storia di Pinochio, chicca che solo la nostra Donatella poteva portarci! Grazie!!

Lupo, lupo ma ci sei? di Giusi Quarenghi, Fatatrac.  
Filastrocca delle mani, Topipittori, 
Nidi di note, Bruno Tognolini, Gallucci.
La falsa nota di Nyambè, Seb 27 edizioni. La creazione vista dalla popolazione dei Bantu, una vera rivelazione di cui ringraziamo Marilisa! 
Il sacco magico e Non far così Carlotta, di Rosmary Wells, Edizioni EL, 
Le parole e le note, quaderno tematico edito dalle edizioni Stoppani.
Aggiungo in cosa perchè non sono “venuti fuori” ma io non posso fare a meno di ricordarli:


La casa dei suoni, Claudio Abbado, Babalibri.

Il pifferaio magico la fiaba nella versione che volete purchè sia bellissima! La mia d’infanzia è legata alle fiabe di “A mille ce n’è” ma scegliete voi!
Ci vediamo il 5 con un incontro…bello tosto e interessante!