“Piccola orsa” di Jo Weaver

Ci sono giorni in cui non vedi l’ora di tornare a casa….sì, va bene, avete ragione, sono quasi tutti così…fatto sta che alla fine arrivi a casa e sei felice.

E sei ancora più felice se ti aspetta un plico inaspettato con un libro, inaspettato.

E se questo libro inaspettato è una storia di una dolcezza luminosa a dispetto del bianco e nero con cui è sfumata, sei ancora più felice.

Questa sera è QUESTA sera e nel plico c’era Piccola orsa di Jo Weaver edita da Orecchio Acerbo. Vorrei chiarire tra parentesi metaforiche che ricevo diversi libri, non di tutti vi racconto perchè non tutti germogliano, di alcuni mi innamoro ma devo metabolizzare l’emozione per vedere chiaro, di altri mi prendo semplicemente il tempo di cui ho bisogno.
Piccola orsa stasera è esattamente la piccola storia di cui avevo io bisogno, bella, dolce, rasserenante, sicura e pacifica come solo sa essere l’amore incondizionato.

Stasera niente termini critici, pura pancia perché tante cose si potrebbero dire di questo albo quadrato ma voglio solo, stasera, lasciare che scorra nel flusso del piacere.
Orsa e piccola orsa sono mamme e cucciola neri, o meglio, in carboncino, sfumate tra il grigio e nero e dello stesso tipo sono i paesaggi e i percorsi che attraversano, la neve offre un po’ di bianco ma, la totale mancanza di colori (per come li intendiamo noi), la sola scelta delle sfumature tra il bianco e nero è perfetta per la fascia di età anche dei piccolissimi a cui questo libri può essere tranquillamente dedicato. Un inno alla vita e al suo scorrere qualsiasi cosa accada accompagnati da una mamma sicura e salvifica, che si vuole di più?

Ma attenzione, l’andamento della narrazione ne fa un bell’albo non perché è rasserenante, rassicurante tout cour, questo non ci darebbe nulla di nuovo, non porterebbe al bambino nulla di più; ma perché la rassicurazione viene data alla presenza della mamma che accompagna anche nelle difficoltà con  pura fiducia. Ci sono tante cose che piccola orsa deve scoprire del mondo e da dove partire? Ma dal bosco, naturalmente!
Mamma orsa è una mamma saggia, sa che nessuna esperienza del mondo può prescindere dall’attraversamento….del bosco, del fiume, delle intemperie, del tempo.
Il segreto è attraversare e superare, andare sicuri contro la neve nella tana che fortunatamente è ancora lì, dall’anno prima, fuori dal bosco, fuori da tutto, in cui accovacciata nell’arco di mamma orsa la piccola ritrova l’odore di casa. Ah! Ecco perché forse proprio stasera la storia di Piccola Orsa mi ha colpito, l’odore di casa dopo aver tanto camminato e fatto è dopotutto ciò a cui tutti tendiamo ogni sera al ritorno. E se qualcuno ha ancora la fortuna di potersi accovacciare nelle zampe della mamma, o del papà…beh, beato lui, beata lei. A noi, miseri adulti del genere umano resta in fondo, nei più fortunati il ricordo dell’abbraccio e dell’odore dell’infanzia, quello che ci fa aspettare il ritorno a casa per scoprire, una volta di più, che quell’odore, quella certezza, adesso siamo e la diamo noi ai piccolo e alle piccole orse.

Tra tutti gli albi strepitosi che Orecchio acerbo pubblica, e per i quali ho un debole dichiarato ma non pregiudiziale bensì POSTgiudiziale, Piccola orsa si colloca in quelli senza tempo che sono perfetti anche per la primissima infanzia, tanto più per la scelta del bianco e nero su cui tanto è difficile cedere davanti al richiamo dei colori. Non ai livelli dei capolavori della Dubuc come Il leone e l’uccellino ma nemmeno troppo distante, questo bell’albo è, lo suggeriscono la copertina e le quarte interne, un soffione, leggero e fugace ma tale da esser visto ed osservato, metafora dell’infanzia, e, probabilmente, dell’intera vita. Noto solo di sfuggita, perché è più forte di me, che questa è la prima opera di Jo Weaver come autore e illustratore, a lui il merito del bell’albo e all’editore quello di proporlo, come spesso fa con autori e illustratori di grande talento benchè (che non ha necessariamente un senso avversativo) esordienti.

Una cosa è certa se vi addormenterete voi, mamme, papà, zie, nonni, adulti di vario genere, o accompagnerete nella notte i bambini con Piccola orsa il trapasso sarà dolce e chissà perchè, ma li lascio andare come vengono, mi salgono alla mente i versi con cui vi lascio per stasera (vado a memoria non garantisco la precisione del verso).

“Godi fanciullo mio stato soave, stagion lieta è cotesta.

 Altro dirti non vo, ma la tua festa, canco tardi a venir, non ti sia grave”     

Sentite la vecchia saggia testa fiorita, tutto sarà meno grave se Piccola orsa rimarrà da qualche parte nell’inconscio dei nostri piccoli, una piccola intermittenza del cuore.

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