“La famosa invasione degli orsi in Sicilia” di Dino Buzzati

Era il 1945 quando, in un’Italia che per metà cercava ancora di uscire dalla guerra e l’altra metà in lotta con la povertà, Dino Buzzati raccontò ai piccoli lettori del “Corriere dei piccoli” la storia de La famosa invasione degli orsi in Sicilia. Il racconto subito dopo venne edito in volume e così lo vediamo ancora oggi, in edizione Oscar Mondadori con le tavole originali disegnate dall’autore.

Fine del “pizzino” “anagrafico”.

Stasera vi racconto di questo racconto (il gioco di parole è voluto, nonostante la stanchezza) perché a mio modo di vedere il suo essere merita qualche riflessione.
Ho sempre confuso il titolo di questa storia con l’incredibile invece de la famosa invasione degli orsi…il perché adesso mi appare chiaro: questo testo di Buzzati ha dell’incredibile più che del “famoso” esattamente come l’invasione degli orsi in in Sicilia è ben più incredibile che famosa!

Ma andiamo con ordine.
Sto cercando di immaginarmi il piccolo lettore che incappa nella storia di Buzzati e nei suoi disegni, un bambino della borghesia del nord, presumibilmente, a cui, quando capita di leggere, accade di incontrare storie pedagogiche, moralistiche e moraleggianti per lo più con illustrazioni di maniera e decorative. Un giorno però, una domenica, scopre che esiste un altro modo di narrare, e di illustrare. Tra un bombardamento e l’altro, nella ricerca degli adulti della sopravvivenza, chissà se gli arrivano all’orecchio storie di resistenza e di delazione, chissà se è di famiglia fascista o antifascista, incappa nella ricerca spasmodica attraverso una guerra a colpi di magia, di un orso che cerca disperatamente il suo cucciolo rapito dagli esseri umani.

Ma siccome quell’orso è re Leonzio, che ha il coraggio di un leone più che di orso, e suo figlio è l’erede al trono degli orsi, l’evento ha la portata di una rottura epocale della pace tra umani e orsi. Gli orsi scendono in pianura, sì perchè al tempo c’erano in Sicilia moltissime montagne altissime abitate da tantissimi orsi, e si abbattono contro gli uomini, vi si sostituiscono nei governi e anche nei vizi.
Il racconto è accompagnato da un apparato iconografico unico: l’autore ha non solo curato personalmente ciascuna tavola, ma si è preso la briga, nell’appendice, di spiegarle una per una e di presentare, come in una sorta di partitura, tutti i personaggi della storia, con la silouhette e anche una più che generosa dose di ironia…

Lupo mannaro: Terzo mostro. Può darsi che nella storia non compaia, anzi non dovrebbe comparire mai, se siamo ben informati. Ma non si sa mai. Potrebbe capitar dentro da un momento all’altro. E allora che figura ci faremmo a non averlo annunciato?

Ma che figura ci fa questo narratore eterodiegetico che non sa nemmeno dove andrà a finire la sua storia? E i bambini? Lo aspetteranno il Lupo mannaro dopo il Gatto Mammone e il Drago d’acqua o no?

Il rispetto e la cura di Dino Buzzati per il giovane lettore è assoluto così come sorprendente è la capacità di adeguare la narrazione e il linguaggio alla immaginazione dei bambini.
Per altro la tecnica narrativa utilizzata sfida il lettore e la propria capacità di cambiare non solo punto di vista ma genere letterario perchè, incredibilmente, questa storia è un prosimetro…
Ma si può sapere come a un Dino Buzzati che si sta affermando, in un momento storico in cui la Storia ha ben altro che badare ai bambini, ad un autore che passerà alla storia come “quello” dell’immobilissimo Deserto dei Tartari viene in mente di dedicare storia, illustrazione, poesia a dei piccoli lettori?

De La famosa invasione degli orsi in Sicilia non mi pare resti molto, la Letteratura con la L maiuscola perché è quella “per gli adulti” (nemmeno fosse a luci rosse) ha incoronato Buzzati tra i “classici” del Novecento, la parentesi dedicata ai bambini è una parentesi che se però i critici possono considerare tale evidentemente non su affatto tale per l’autore.
Non so se qualcuno dei bambini oggi legge questo libro, non so se si legge a scuola, una cosa è certa: nonostante le letture allegoriche, l’inquadramento nel contesto storico e tutto quello che vogliamo, il racconto è leggibilissimo, divertente, sorprendete almeno quanto la notizia degli orsi che governano la Sicilia…
Ai bambini non serve altro perché un testo significhi, ad un’opera letteraria non serve altro per significare di per sé, o no?

A Buzzati ho dedicato un saggio che uscirà sul prossimo numero della rivista di “Studi Buzzatiani”, è una riflessione dedicata a La creazione racconto a cui ha dato nuova straordinaria vita Gerda Martens con le sue illustrazioni nella bellissima edizione dei Lampi di Orecchio Acerbo. Il saggio è corredato da una bella intervista all’illustratrice…quanto all’autore cerchiamo io, come lei in forme diverse, di farlo parlare attraverso il linguaggio.

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