“I minipin”. Il lunedì di Dahl

Il “Lunedì di Dahl” di oggi è dedicato al suo ultimo racconto: I minipin.

Ce lo racconta come sempre Adolfina de Marco, lasciatevi suggestionare!


I Minipin sono creature minuscole che abitano nella Foresta del Peccato e che il piccolo Bill conosce dopo essersi svincolato dalle briglie della mamma che lo esorta a non disubbidire, a non inoltrarsi nel bosco perché:
Attenti attenti al bosco stregato:
tanti ci entrano e nessuno è tornato.

La mamma racconta al piccolo Bill che in quella foresta ci sono bestie feroci e sanguinarie, anzi, le più sanguinarie del mondo, più delle tigri e dei leoni, ovvero gli Sfarabocchi, i Policorni, i Cnidi Vermicolosi (sì, proprio quelli che ritroveremo nell’Ascensore di cristallo); ma il peggiore di tutti è il terribile Sputacchione Succiasangue Tritadenti Sparasassi
Bill è convinto che la mamma s’inventi tutto ma un giorno sente il diavolo sussurrargli all’orecchio di scavalcare la finestra e di andare  a conoscere la meravigliosa foresta e le fragole lustre, rosse, mature e succose” e in men che non si dica il piccolo Bill si trova nel cuore della Foresta, tra alberi che cancellano il cielo e ogni sorta di rumore. 
All’improvviso avverte un piccolo soffio che diventa un pauroso soffiare e sbuffare…di un essere gigantesco che galoppa. Bill  inizia a correre e sale in cima ad un albero riuscendo a mettersi in salvo su un ramo; da questo momento conosce i Minipin che abitano in minuscole abitazioni nei tronchi e nei rami cavi degli alberi. 
Il vecchio Dan Mini, il più anziano, spiega a Bill come si svolge la loro vita sopra gli alberi aiutati dagli uccelli che li trasportano sulle loro ali per evitare di essere divorati, i Minipin, infatti, non possono scendere dall’albero perché verrebbero mangiato all’istante dallo Sgranocchione Vomitafuoco. L’unico modo per liberarsi della bestia è di farlo cadere nell’acqua per spegnere il fuoco. 
E’ così che Bill, con l’aiuto di un uccello “abbastanza grosso”, grande come un cigno, che lo trasporta, riesce ad attirare lo Sgranocchione nel lago salvando se stesso Minipin.

Finalmente i Minipin possono riappropriarsi della loro Foresta! 

Come ricompensa Dan Mini regala a Bill il cigno perchè di notte lo porti sulla sua groppa a visitare luoghi meravigliosi. 

Tornato a casa Piccolo Bill trova la mamma che, come sempre, gli pone sempre le stesse domande per rassicurarsi che tutto sia sempre uguale,
ma piccolo Bill ora 

ha una magica vita segreta che vive ogni notte su nel cielo in groppa al cigno!”


Il narratore conclude il racconto rivelando al lettore che c’è un mondo segreto, magico, invisibile ad un occhio distratto e ad un orecchio poco “acerbo” popolato da creature che solo il piccolo Bill è riuscito a conoscere.

In questo ultimo regalo che ci ha fatto lo Scrittore (uso volutamente la maiuscola) si condensa molta della sua cultura norvegese infusa di elementi fantastici e mitologici: la foresta, la bestia dalle sembianze di drago, le piccole creature dei boschi, il cigno, il volo come rito d’iniziazione, eccetera.

Un racconto che si allontana dalle trame rocambolesche del Dahl più noto e porta il lettore verso quell’aspetto infernale della vita che pure di “quei romanzi rocamboleschi” rappresenta un leitmotiv.

Bill affronta le sue paure entrando nella Foresta, luogo proibito, e le sconfigge. 

Un dettaglio sul libro (dalle dimensioni minuscole!): le illustrazioni non sono di Quentin Blake ma di un altro artista che in questa storia ha saputo sincronizzare immagine e parola con particolare sensibilità: Patrick Benson. Molti di noi hanno ricorderanno questo illustratore per l’albo illustrato I tre piccoli gufi, ecco, lo troviamo qui, nell’ultimo racconto dello scrittore norvegese, di nuovo nella foresta dove forse vivevano i suoi tre piccoli gufi.
I minipin è l’ultimo racconto di Roald Dahl, pubblicato in Italia un anno dopo la scomparsa dell’autore, nel 1991 per i tipi Salani.

Una short story che meriterebbe un’analisi più profonda e che, a ritroso, permette una riflessione mirata su diversi aspetti tipici della poetica dahliana.


Teste fiorite