“Io, la giraffa e il pellicano”. Il lunedì di Dahl

Lunedì di Dahl.
Restiamo in ambito di animali e…lasciamoci raccontare da Adolfina de Marco Io, la giraffa e il pellicano.

Penso che la nuova cover dei testi di Dahl pubblicati dalla casa editrice Salani per il centenario della nascita, sia svilente. Le illustrazioni di Quentin Blake sono saccheggiate da una scelta di colori impropria. Mi duole ammettere che questa scelta editoriale non dia il giusto peso all’autorità della penna che tanto si è spesa per restituire alla letteratura per ragazzi un certo volume di dignità.
A mio avviso, l’illustrazione manca di voce e di quel piglio emozionale che deve assolvere il compito di “accalappia-lettore”.
Io, la giraffa e io pellicano è uno dei tanti racconti di Dahl vittima di questa bruttura editoriale.

La voce narrante di questa storia è Guglielmo, un bambino innamorato di un edificio disabitato, fatiscente e in vendita sulla facciata del quale si legge “Offelleria” che la madre gli ha tradotto con “pasticceria”; parola che risveglia in lui progetti a lungo termine, grandi sogni da realizzare. Lo confessa dicendo: “Gente, che cosa avrei potuto fare di quella vecchia offelleria se fosse stata mia!”. Un giorno le cose cambiano e la scritta “in vendita” diventa “venduto”, non solo, dalla finestra volano in strada mobili e oggetti di tutte le misure: una vasca  da bagno, una gabbia per uccelli, un letto e tanto altro. Guglielmo scopre che i nuovi inquilini sono una scimmia, una giraffa e un pellicano, una squadra di lavavetri che sta cercando lavoro e …del cibo.
L’offerta strabiliante arriva dal ricchissimo Duca Riverenza che li vuole al suo palazzo per pulire centinaia di vetri. I tre operai si mettono all’opera con zelo e dimostrano di essere una squadra anche per altre circostanze: scoprono e catturano il ladro di gioielli nella camera della duchessa. Per ricompensa, il Duca li invita a vivere nella sua proprietà. I tre “soci” esprimono la loro gratitudine, ma anche la richiesta di avere del cibo e il Duca, naturalmente, la soddisfa; la giraffa che è una particolarissima “giraffa rododendro” e si nutre solo di fiori rosa e viola dell’Albero Campanello. Rimasto con Guglielmo, il Duca chiede al bambino di esprimere un desiderio. Gli parla dell’Ofelleria e del suo sogno di farla ritornare un meraviglioso negozio di dolci. Il Duca non perde tempo e compra il giorno stesso la casa (di proprietà dei soci lavavetri!), la restaura e in poco tempo compaiono sugli scaffali dolci da tutto il mondo: Ciucciadenti dalla Cina, Spaccaciglia dall’Africa, Giuggiolo gigante d’Australia. Dopo il giorno dell’inaugurazione, gli amici si dividono, ognuno in compagnia dei propri desideri, lasciando nel cuore una macchia di tristezza…

E se proverai nostalgia

apri il libro e mandala via:
saremo sempre a portata di mano.
non finisce il libro finché
ci siam sempre dentro noi tre:
io, la Giraffa e il Pellicano.

“Società”, “collaborazione”, ” condivisione”, “gruppo”, “gratitudine”, “rispetto”: sono parole che emergono senza ombre in questo racconto.
Per Dahl devono aver avuto un peso notevole dato il senso di “giustizia” che pervade i suoi scritti. La scelta dei tre animali con caratteristiche fisiche e necessità primarie diverse, è un messaggio di tolleranza, di democrazia e di rispetto che “l’amico scrittore” ci invita ad ascoltare.

Messaggio che non rimane isolato perché nel finale la filastrocca suggerisce al lettore la chiave per allontanare la nostalgia, un sentimento che ci porta “lontano” dai sogni.

Con le cover invitanti o desolanti, le parole di Dahl sono sempre attuali, mai banali e scontate. Direi azzeccate!

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