“L’ultima fuga di Bach”

I musicologi, gli studiosi di storia della musica, i grandi appassionati del genere ritengono che l’ultima fuga del grande compositore Johan Sebastian Bach sia rimasta incompiuta…

Che ingenuità!

La verità è ben altra, certo ci vuole un buon orecchio acerbo per saperla ascoltare, bisogna masticare un po’ la lingua degli uccellini o fidarsi di una straordinaria scrittrice che la sa ben interpretare, allenare l’orecchio e…leggere.

Dicono che quest’opera sia rimasta incompiuta, perché il musicista Sebastian non ha avuto il tempo di terminarla. Non è vero. State a sentire me che so come sono andate le cose: l’opera era finita, eccome! Ma quando si è reso conto di averla terminata, il musicista Sebastian mi ha detto: “Pip, come può finire una Fuga? Una Fuga non deve avere fine. Deve esistere ancora e ancora. Perché altri la continuino… e la portino oltre. Oltre cosa, Pip? Oltre il mondo, oltre questo buio che mi prende, oltre il tempo in cui galleggiamo sul ruscello della vita…” e poi ha preso gli ultimi fogli e li ha accartocciati e buttati via.
Ha fatto anche un’altra cosa, in quel momento: ha aperto la mia gabbietta.

Aaaa, ho capito!! Questo è un libro che racconta la vita di Bach dal punto di vista del suo canarino ( o di altro animale si tratti)…
Bello! Originale!

Macchè!!!

 

Questo è un libro bel-lis-si-mo che ci fa entrare nella storia e nell’esistenza di Bach da innumerevoli “porte di servizio” della narrazione e del punto di vista. Il racconto procede a salti e curve, flashback e flashforward,  come un ruscello (Bach, guarda caso, significa ruscello) in piena. Non solo il punto di vista del narratore è sempre “dislocato” restituendoci un Bach sotto 14 profili diversi ma i narratori sono diversamente disposti nello spazio attraversato fisicamente dal compositore e, soprattutto, nel tempo.
Se l’autrice, bravissima, Chiara Carminati, apre la narrazione con un Sebastian Bach mugnaio trisavolo del compositore che di questo bis bis nonno porta il nome – e che ovviamente non ha conosciuto il bis nipote ma insomma se siamo qui tutti a parlarne il merito è anche suo – ,  il libro si chiude con il diario mantovano di un giovane che racconta della passione per Bach imparata da suo nonno che ne possedeva tutti i vinili editi secoli e secoli dopo la sua scomparsa.
Ed è a questo nostro contemporaneo suonatore delle musiche di Bach che il libro consegna il proprio messaggio, sì, questo libro ha un messaggio per il lettore che paziente è arrivato alla fine, la propria chiave di lettura:

[…] la forza di quello che ha composto è trascinante, abissale e insondabile, proprio come un oceano. E scivolando sulle sue acque, Bach ha trovato il modo di inseguire il tempo e superarlo, per arrivare fino a me. E molto oltre.

Ecco quel che si dice una “dichiarazione di poetica”…di chi? di Bach? può darsi. Sicuramente di Chiara Carminati che rivendica il potere della propria scelta narrativa perseguita, per altro, con passaggi di stili e variazioni linguistiche capitolo per capitolo per restituire al meglio il carattere del narratore, tic e ritornelli linguistici compresi! D’altra parte un’autrice che ha nella scrittura della poesia per l’infanzia uno dei suoi cavalli di battaglia, deve possedere una grande capacità di restituire musicalità al registro stilistico.

Se il quadro che Chiara Carminati costruisce con le parole (del bisnonno, del formaggiaio, del carceriere, del vicino di casa ecc.) assomiglia ad un ritratto cubista per le sue molteplici (14) sfaccettature, il contrappunto delle illustrazioni di Pia Valentinis (per le quali come sapete ho un debole), come nel caso degli altri titoli della collana “Jeunesse ottopiù” di rueBallu edizioni, è semplicemente perfetto per…assecondare l’andamento del ruscello di parole di Chiara, accompagnarci nel mondo di Bach e, nelle bizzarrie dei punti di vista, tener fermo e saldo il centro sul protagonista e le sue vicende.
Cerco di immaginare il lavoro di Pia, come rendere in un’illustrazione per capitolo, com’è tipico di questa collana, al tempo stesso la fluidità dell’esistenza del compositore, della sua musica, del suo nome e della narrazione intessuta dall’autrice.
Un autentico lavoraccio ma la capacità di creare contrappunti visivi alla narrazione non è da tutti e Pia in questi libri della collana rueBallu sta affinando la sua l’arte in punta di piedi, tratto dopo tratto, lineetta dopo lineetta
.

Ho fatto un panegirico del L’ultima fuga di Bach, lo so, vorrei scusarmente, la critica deve essere critica, appunto, ma non lo farò perché questo libro è bellissimo.

Lo era anche Improvviso scherzo notturno di Mattero Corradini e Pia Valentinis, un po’ meno mi ha convinto, per la parte narrativa, La cena del cuore di Beatrice Masini e Pia Valentinis ma la collana “Jeunesse ottopiù” nel suo complesso sta offrendo libri bellissimi persino al tatto e all’olfatto grazie alla scelta di una carta particolare, e credo sia importante riconoscere il merito di chi fa un lavoro del genere, in Sicilia, con le difficoltà che i piccoli editori hanno all’ordine del giorno.
rueBallu è un’eccellenza della produzione culturale del nostro sud che sta proponendo libri per bambini e ragazzi sulla musica, il teatro e la poesia di grande qualità e mi pare importante riconoscerne e sostenerne in pieno il merito.

 

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