“La fabbrica di cioccolato”: lunedì di Dahl

Ormai è tardi. Il lunedì è quasi agli sgoccioli ma noi arriviamo puntuali sul filo di rasoio con l’appuntament settimana con la nostra rubrica dedicata a Roald Dahl in occasione del centenario dalla nascita. A curarla, come sempre, la nostra preziosissima Adolfina de Marco!

Dulcis in fundo, dunque, è il caso di dirlo visto che oggi Adolfina ci racconta…La fabbrica di cioccolato.

Il best seller dei best seller, uno dei libri più divertenti, sorprendenti, avvolgenti che abbia mai avuto il piacere di leggere!

Scrive Elisa Massari nel suo saggio I bravi bambini mangiano cioccolata (Cleup, 2008) dedicato a Dahl,  che “…nei suoi racconti ha sempre impiegato il cibo come metafora affettiva” e come spia di “malessere sul quale è necessario agire per cambiare le cose”.
L’autrice sostiene che le tematiche utilizzate dallo scrittore possono essere paragonate a metaforici ingredienti i quali, mescolati assieme, possono essere risolutivi di malesseri degenerativi.

A prescindere dai personaggi, che possono essere umani o animali, il cibo in molte storie di Dahl diventa il leitmotiv, la giostra sulla quale girano le vicende.

La fabbrica di cioccolato, trama conosciuta anche per le pellicole di Tim Burton (USA, 2005) e di Stuart Mel (USA 1971), è uno dei capolavori di Dahl in cui il cibo è “regista” nel senso che dirige i protagonisti secondo la loro inclinazione e la loro intelligenza etica.



La storia di Charlie Bucket, un bambino che vive nella povertà e che si riscatta per la sua integrità morale, è il messaggio di questa fiaba moderna che non finisce mai di meravigliare i lettori.
Charlie desiderava mangiare perché aveva fame ma più di tutto desiderava una barretta di cioccolato Wonka, il miglior cioccolato di tutto il mondo. Il giorno fortunato arriva e Charlie ha anche la possibilità di visitare la fabbrica assieme ad altri quattro vincitori.
Il proprietario della fabbrica Willy Wonka li ammonisce sui pericoli e sugli inganni che il meraviglioso mondo dei dolciumi potrebbe riservare a coloro che si fanno trascinare dai propri vizi.

Soltanto Charlie darà prova della propria forza e in dono riceverà niente di meno che l’intera fabbrica di cioccolato.

Il rapporto adulto-bambino nella visione dell’infanzia è segnato dalle esperienze dell’autore, come è stato rivelato anche in altre occasioni, ma in questo romanzo c’è un ribaltamento dei ruoli in quanto il signor Wonka diventa l’adulto positivo, in un certo senso e giudice dell’infanzia corrotta dagli adulti.

Il dito è puntato sugli adulti, quindi, non sui ragazzi, vittime di una “malaeducazione” cronica dalla quale il piccolo Bucket non subisce contaminazione proprio per la sua condizione sociale.

Un romanzo intenso e sottile, ricco di spunti di riflessione e di indicazioni sulle buone pratiche che la cittadinanza adulta dovrebbe seguire per prendersi cura dell’infanzia, pianura sulla quale stendere il futuro.

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