“Skellig” di David Almond

Non so voi ma io se c’è un soggetto con cui proprio non ho affinità questo è: gli angeli.
Non mi hanno mai incuriosito, mai attirato (se non il più bello di tutti, Lucifero, il meno noioso), mai suscitato domande di alcun genere. 
Oggi, forse, la penso diversamente.
La storia incredibile ha del credibile. Michael e Mina, i due protagonisti riescono a confondere i loro mondi sovrapponendo teoria evoluzionista e misticismo, realtà e immaginazione, vero e falso, vita e morte ed il bello è che nessun aspetto prevale mai sull’altro, ad eccezione della vita che ha l’assoluto sopravvento sulla morte.
Che le scapole rappresentino la tappa evolutiva mancata verso il mondo degli uccelli è un dato, che esistano creature che le ali al posto delle scapole le abbiano lo stesso….è un dato anche questo. Nulla di trascendentale, Skellig, la strana creatura che Micheal trova casualmente nel garage diroccato, non è bello nè buono, nel senso di genitile anzi, diciamo che è piuttosto scorbutico, ha la pelle di argilla che si sgretola e si nutre di insetti e animali morti che i gufi gli portano salvo godere degli avanzi di cibo cinese quaratasette cinquantatrè del menù del cinese da asporto, che i ragazzi gli tengono da parte. Skellig non ha affatto l’aria di un angelo caduto dal cielo, piuttosto inizialmente ha quella di un poveraccio rifugiatosi in preda ai dolori per l’artrite eppure qualche potere ce l’ha e i ragazzi lo intuiscono al volo, se non altro per la capacità di mangiare animali morti…
Lo scopo della vita di Skellig pare essere, col senno di poi, quello di salvare facendosi salvare…mi spiego: sono di fatto i bambini che salvano questa specie di metà umano e metà uccello da una morte certa sotto le rovine del garage, eppure il tutto sembra far parte di un destino di cura delle relazioni che solo Skellig ha il potere di rinsaldare dapprima facendo incontrare e rendendo sempre più forte il legame tra i due bambini vicini di casa che nel segreto custodito insieme trovano l’intesa per diventare un tutt’uno. Ed in secondo luogo per permettere a Michael, finalmente, di sentire il cuore della sua piccola sorellina appena nata, e gravemente malata, di battere all’unisono nel petto del fratello. Michael deve avere dei poteri se riesce a sentire il piccolo pulsare del cuore della sorellina innominata (solo nell’ultima pagina la sorellina avrà un nome, si chiamerà Joi e così entrerà nella vita e nella storia con un nome degno di una vita da vivere), così come Mina ha dei poteri se riesce ad ascoltare i pulcini di merlo che pigola nel nido metri e metri più su. I poteri di entrambi tuttavia si amplificano fino a vedere oltre l’esistente quando Skellig li porta con la danza in un punto sospeso nel tempo e nello spazio in cui gli uomini (ma non a tutti, s’intende) hanno delle ali invisibili a occhio nudo, trasparenti ma non meno reali di quelle di Skellig.
Mina ce le ha, Michael ce le ha, ed anche la neonata ne ha un paio piccolo piccolo che solo nel sogno si riesce a intravedere. E gli adulti? Chissà, forse da bambini le hanno avute anche loro e poi le hanno “perse”.
Chissà, quello che è certo è che questo libro è stato giustamente riconosciuto come un capolavoro della narrativa per ragazzi. David Almond, scrittore inglese che molto ha scritto per i ragazzi e che sempre riesce con delicatezza ad entrare nel mondo immaginifico dell’affettività di teenaer e adolescenti. Skellig è un libro che vi innamorerà ad ogni età con la sua capacità di portarci in una soglia altra stando saldamente piantati su questa terra e nella realtà quotidiana.
I libri di Almond sono editi in Italia da Salani e a Skellig è collegato il Libro di Mina che narra la storia dell’altra protagonista, Mina, appunto, che con Michael scopre il mondo degli angeli e che a sua volta apre strade interpretative nuove allo stare al mondo  da bambina, da ragazza, da donna di questa specie che è quella umana, assai inferiore, secondo lei, alle specie di uccelli che circondano la sua esistenza e fantasia. In Skellig compaiono già i temi ricorrenti nella poetica di Almond: il viaggio agli inferi di Orfeo, la sovrapposizione tra mito e realtà, la separazione tra alto e basso…qualcuno dice che i suoi libri possono essere letti come una continua rivisitazione e risistemazione della stessa ispirazione poetica, forse è così e va bene che sia così se questo riesce a dare narrazioni di tale bellezza.
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