“Il grande ascensore di cristallo”. Il lunedì di Dahl

Vi abbiamo lasciato lunedì scorso in una gustosissima Fabbrica di cioccolato in cui trova forma una dolce metafora della lotta classe, e oggi vi portiamo, con Adolfina de Marco, nello spazio a guardare il mondo e le follie degli umani dall’alo con…


Il Grande Ascensore di Cristallo

Che fine hanno fatto Charlie, i suoi genitori ed i suoi nonni dopo essere diventati proprietari della fabbrica del signor Wonka?

Li avevamo lasciati con la promessa, da parte di Willy Wonka, di portare a vivere l’intera famiglia Bucket all’interno del magico edificio e il signor Wonka ha dato prova di saper mantenere le promesse!

Con il romanzo Il Grande Ascensore di Cristallo la famiglia Bucket al completo si trova nell’ascensore per trasvolare verso la nuova residenza ma il trasferimento si rivela più complicato del previsto: il mezzo di trasporto prediletto dal signor Wonka, il Grande Ascensore di Cristallo appunto (detto anche “ascensorazzo”), sale troppo e troppo in fretta fino a portare i Bucket in orbita!
L’avventura spaziale li fa incontrare con personaggi straordinari e rocamboleschi (termine utilizzato frequentemente -e piacevolmente- per descrivere i personaggi dei racconti di Dahl), primi fra questi  gli ospiti del Gran Hotel Spaziale U.S.A., primo grand hotel spaziale la cui inaugurazione stanno seguendo in diretta in milioni di terrestri. Il signor Wonka non si fa perdere l’occasione di provare con il suo ascensorazzo ad attraccare per primo e ad entrare nel lussuosissimo Grand Hotel Spaziale U.S.A.

Che geniale soluzione inventeranno Charlie e Willy per ritornare sulla terra?


Un romanzo, questo, che si discosta lievemente dallo stile dell’autore per l’uso incalzante di dialoghi tra i protagonisti e per la scelta dell’ambientazione extraterrestre che lo avvicina al genere fantascientifico piuttosto che a quello fantastico.
Altra particolarità è data dalle illustrazioni: Quentin Blake per la cover ma Joseph Schindelmann per gli interni.

Un romanzo che pone il lettore in una ottica temporale e spaziale falsata, probabilmente per offrire una visione “dall’alto” del mondo.
I suggerimenti dell’autore sono sempre serviti con una squisita raffinatezza, abilità rara negli esseri umani!

Il romanzo, uscito nel 1972, è intriso di ironia sulle missioni spaziali che in quell’epoca erano motivo di contesa tra le potenze mondiali, il clima odora di Guerra Fredda.

Che cosa avrebbe scritto quella penna se avesse continuato a vedere, a sentire, ad immaginare?


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