“Il libro delle storie di fantasmi”. Lunedì di Dahl

E’ un fatto singolare – osserva Dahl- ma nelle migliori storie di fantasmi, il fantasma non c’è. O per lo meno, non lo si vede. Si vede però il risultato delle sue azioni.


Come deve essere un racconto di fantasmi prova a dircelo Roald Dahl nell’opera Il libro delle storie di fantasmi (Salani, 1983), nato dlla una proposta che lo scrittore fece nel 1958 ad un produttore cinematografico di Hollywood per produrre una serie televisiva di film tratti da storie di fantasmi.

Nell’Introduzione Dahl racconta che lesse 749 racconti, perlopiù short stories, dai quali selezionò 24 scritti, il numero richiesto per la serie televisiva. Selezione che Dahl descrive con perizia di dettagli e con l’inconfondibile stile, sempre in bilico tra il tragico e il comico, tra il sofisticato e il repellente. Uno studio che lo portò ad individuare nelle scrittrici una particolare inclinazione al soprannaturale: nella maratona di lettura, infatti, i racconti spettrali scritti da uomini superavano di stretta misura quelli scritti da donne. Dahl si concede una breve divagazione a sostegno della creatività femminile nella scrittura e considera il talento femminile nella difficile arte di scrivere romanzi per ragazzi. L’Introduzione si conclude con l’avventura della proposta cinematografica  e del voluminoso lavoro che ha preceduto e seguito la produzione del film pilota che avrebbe dovuto garantire un successo strepitoso coast to coast in America…che mai ci fu perché il film pilota si rivelò un disastro e venne scartato immediatamente per ragioni che lasciamo scoprire al lettore!

Quello che ci lascia Dahl, comunque, è un cofanetto di 14 racconti nei quali autori e autrici tratteggiano, schizzano, abbozzano sulle pagine la presenza di queste creature tenendo il lettore sempre all’erta tra le righe impreviste, nascoste, impalpabili delle pagine.
Il più elusivo, inquietante e sfuggente è il fantasma evocato da Sheridan Le Fanu “con la mano che striscia carezzevole sui vetri, che batte imperiosa alla porta, che si protende grifagna a sfiorare inconsapevoli volti addormentati”.

Con amarezza però Dahl racconta di sé di non essere mai riuscito a scrivere una storia di fantasmi. Di averci provato, sì, con una storia dal titolo The Landlady (L’affittacamere in Kiss Kiss, Garzanti, 1981) ma dopo averla scritta si è reso conto che non era “una buona storia” e la trasformò in una storia non-di-fantasmi.

Il segreto sfugge e delle storie di fantasmi si sa soltanto che il fantasma non c’é.
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