Nati per leggere…libri belli

Born to be…

Born to read.

In questi giorni si stanno mettendo insieme tante cose che si compongono scompostamente così, in questa fine di agosto, vi propongo qualche riflessione non organizzata a tema: “nati per leggere”.

Come forse saprete Teste fiorite aderisce al progetto Nati per leggere promuovendo la lettura nella fascia 0-6 nonché andando una vota al mese nei gruppi mamme ad incontrare le neomamme e i loro cuccioli. E’ un progetto in cui credo moltissimo e che per questo mi sento di portare strenuamente avanti nonostante, devo dire, con dispiacere ma mi pare corretto ammetterlo, all’ulss12 veneziana per cui svolgo la maggior parte degli incontri volontari e gratuiti non pare interessare la cosa.
Io continuo ad incontrare le mamme, ogni mese mese e mezzo come posso, perché penso che sia importante!

Sapete perché?

Perché NON siamo nati per leggere ed è per questo che ci vuole cura e dedizione per apprendere una forma di piacere che non è innata, almeno non nella forma più immediata del termine.

La lettura, ci dicono gli studiosi, non sembra rientrare tra i bisogno primari dei bambini (fame, sete, sonno ecc.) ma rientra in quelli secondari ovvero in quei bisogni la cui mancanza non è percepita razionalmente ed espressa attraverso il pianto ma che a lungo andare impoverisce la vita emotiva e cognitiva della persona, piccola o grande che sia. Se un bambino ha fame piange, se ha bisogno di una storia, di ascoltare parole, non ha modi diretti per dirvelo almeno finché non glieli forniamo noi dando per primi prova di racconto e lettura.
Come dire la narrazione, la lettura, sono qualcosa che se non la conosci non sai che cosa ti perdi.

Attorno a questa cosa del museo piacere della lettura si sta ragionando a lungo con esiti più o meno interessanti ma in ogni caso si tratta di un dibattito importante.
Se si è capito, dopo molti tentativi, che puntare su piacere e gratuità della lettura non funziona quale strada conviene prendere per poter far arrivare alla destinazione bambino un bel libro?

Non ho risposte, cerco di avere sempre un approccio eclettico e tarato il più possibile sulle persone che mi trovo davanti. Quando vedo le mamme ai gruppi, ad esempio, tra le decine di libri che mi porto dietro cerco di far loro notare le differenze tra un libro che piace di più ” a loro”, mamme che vogliono passare un messaggio al loro piccolo, possibilmente istruttivo; e un libro che piace di più ai bambini.
Li leggiamo e poi vediamo un po’… Ma è così umportante poi insegnare sempre qualcosa a questo piccino che vuole solo inebriarsi della voce e della storia?
Vogliamo che un libro insegni qualcosa al nostro piccolo? Ebbene esso gli insinuerà con dolcezza la fiducia nel mondo degli essere umani donandogli bellezza ed emozione, non dicendogli dove fare la pipì!
Nell’ultimo numero di “Liber” il 111, Filomena Pompa e Katia Rossi, ragionando sui libri presentati al premio “Nati per leggere” notano la difficoltà di trovare belle pubblicazioni per i piccolissima, per la fascia 12-18-24 mesi. Ma perché? Perché la maggior parte sono libri  mediocri, per non dire di peggio, che non abbandonano l’intento pedagogico. Certo in una certa fare, nei primissimi anni di vita, è fondamentale che alcuni libri propongano racconti, o anche solo immagini non consequenziali (il nesso causale che permette la narrazione articolata si sviluppa dopo i 18 mesi), mimetiche della quotidianità e routine del bambino la questo non ha affatto il senso di “ammaestrare” bensì, di rassicurare che non si è soli al mondo. Che altri bambini, o personaggi antropomorfi è lo stesso, vivono le stesse esperienze ed emozioni, belle o brutte che siano, sì, anche le brutte!
Da dove vengono i libri per piccoli che troviamo generalmente in libreria, privi di senso per il lettore?
È il mercato o è la domanda a generare questa difficoltà?
Un economista old style direbbe che è la domanda che genera l’offerta, un economista 2.0 probabilmente direbbe che oggi come oggi tutto sommato può essere vero il contrario.
Fateci caso: nelle librerie che incontrate, anche negli store e persino nelle indipendenti di settore, i cartonati per i piccolissimi sono pochissimi e nella stragrande maggioranza dei casi inguardabili.
Me n’è capitato uno tra le mani proprio stasera, mio figlio preso da momento di regressione ha preso in biblioteca un cartonato della Larus sui mestieri. L’abbiamo letto insieme e la delusione è stata davvero scoraggiante, nulla di quel libro aveva un’armonia di qualche tipo. La noia e la piattezza di testo e illustrazioni lo hanno lasciato mortificato.
Se questa sensazione di frustrazione del desiderio capita ad un bimbo che inizia appena a riconoscere un libro da un altro oggetto (solitamente accade dopo i 6 mesi), ad un bimbo che sta scoprendo che qualcuno ci può leggere una storia mentre guarda qualcosa di bello, di sicuro non avrà la spinta ad iterare l’operazione. Meglio giocare con altro. Ma ha ragione! Ma perché perder tempo con una cosa brutta e noiosa che non dà emozioni quando ai può fare do meglio!
per questo non sono molto convinta che “qualsiasi libro purché ci sia”… Un libro brutto allontana dalla lettura non avvicina, non è il dasein (semplificò, la questione è più complessa di così),  l’essenza del libro, ad attirare il bambino, bensì ciò che in lui provoca la lettura.

Il nome del progetto ” Nati per leggere” è un auspicio dunque?
Beh, si legge per essere liberi e credo che nessuno potrebbe auguare di meglio al proprio figlio.

Born to be…a reader!

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