“Oh, boy!” di Marie Aude Murail

Marie Aude Murail mi ha folgorata con la sua scrittura in Miss Charity, però quello che più di lei mi ha colpito di questa scrittrice è la lucidità di punto di vista che esprime nelle interviste; in particolare il passaggio che vi riporto qui di seguito mi ha colpito moltissimo e vi assicuro che da quando l’ho letto non posso prescinderne nel guardare la realtà, con o senza pagina scritta di mezzo.

Sento una particolare tenerezza per tre età della vita altamente metafisiche che hanno bisogno di questa specie di compensazioni umoristiche: i bambini da 3 a 5 anni, che domandano ai genitori, specialmente la notte, “Perché viviamo se dobbiamo morire?”; gli adolescenti tra i 12 e i 30 anni, che si domandano a che serve vivere se nessuno si accorge che siamo al mondo; le persone di 80 anni e passa, a cui piacerebbe tanto sapere se la morte è un altro modo di essere vivi.

(Intervista di Carla Poesio uscita su “Liber” 82 e che potete leggere qui)

Tutti i suoi romanzi sono intrisi di queste domande perchè, semplicemente, la vita reale lo è ed una grande scrittrice dalla vita non può certo prescinedere, specie quando sceglie di scrivere per i ragazzi. E i ragazzi la adorano! I ragazzi adorano chi comprende la domanda silenziosa che pongono e soprattutto coloro che onestamente e seriamente tentano di rispondervi. Questa è la specialità della Murail che per altro nella maggior parte dei casi, in questo Miss Charity fa un po’ la differenza, riproduce attraverso la narrazione casi familiari e condizioni di vita degne del suo paladino letterario e modello inesauribile Dickens. La grandezza sella sua scrittura sta, come lei stessa riconosce, nel saper far ridere prima di far piangere.

A raccontare la trama di Oh, boy! davvero ci sarebbe da pensare di trovarsi di fronte ad un libro di piombo, difficile da mandar giù e alquanti complicato. Invece è, nella sua tragicità ilare, un libro bello, godibile, che ti tira via una pagina dietro l’altra raccontandoti la morte, prima ancora della vita, con una leggerezza incredibile.
I temi a cui programmaticamente la Mura il ha voluto dedicare la sua arte in Oh, boy!?
La morte, la malattia, il suicidio, l’adolescenza, l’adozione, il rapporto tra fratelli, il rapporto generazionale e, per non farsi mancare nulla, i diritti dei gay.
Il protagonista infatti è Bart, un gay alquanto sconclusionato e irresponsabile che di colpo diventa tutore dei suoi fratellastri minori, di cui ignorava l’esitenza, uno dei quali, l’adolescente superdotato, malato di leucemia….
Con una trama del genere o si è grandi scrittori o… Viene fuori una poltiglia strappalacrime illeggibile.
Per fortuna la Murail è una grande scrittrice, come il suo nume Dickens decide di scrivere dietro urgenze sociali pressanti interpretando la realtà contemporanea ad altezza di ragazzo come pochissimi altri.

Il libro è edito da giunti ed è disponibile anche in formato e-book, perfetto dappertutto.

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