“Il Vento”

Mi verrebbe da dire …

che quando metti insieme due bravi autori la differenza si vede…

che un buon albo lo si riconosce (anche) dai risguardi

che quest’anno al vento nei libri per bambini la sta facendo da padrone…sarà che l’aria che tira è talmente stantia che almeno dai libri ci aspettiamo un ricambio?

che Alessandro Riccioni con l’aria deve avere un conto aperto….

che anche Simone Rea ha lo stesso fornitore a cui chiedere credito…

che, scherzi a parte, Il vento di Alessandro Riccioni e Simone Rea edito da Leone verde piccoli è davvero un bell’albo!

La storia delle 21 pagine di questo cartonato è presto detta: il vento fa degli scherzi: che siate piccoli, grandi, giovani o vecchi, al vento non si comanda e quando passa nulla è più come prima, se non altro i cappelli! Ci vuole pazienza! D’altra parte sfido chiunque a correre dietro ad un vento arrabbiato.

La cifra narrativa e stilistica della storia del vento è il calore, a mio modo di vedere: i colori e le forme caldissime di Rea accompagnano con una dolcezza sorprendente le parole di Riccioni che ormai, dopo L’eco edito da Lapis, ha preso ottima confidenza con l’elemento “aria” in ogni sua sfaccettatura. Il tratto di Rea mi piace tantissimo perchè è uno di quelli che riconosci a colpo d’occhio ma che ogni volta si rinnova.

Tutto comincia quando una mattina d’inverno il vento si alza arrabbiato nero, chissà poi perchè, e decide di soffiare a più non posso sulla città lì vicino e poi sul mare e poi su tutto ciò che incontra, nel suo passaggio ruba cappelli di varia natura ma non la pazienza anzi, quella la fa venire. Più fa guai più i malcapitati si rassegnano, più rincorre il mondo più il vento placa la sua rabbia, fino a ridere come un matto quando si accorge del caos portato nel mondo, della balena col cappello, del gabbiano col cilindro…

Rise così forte che la sabbia si alzò nuovamente
a coprire tutto, frammista agli sprizzi delle onde vicine.
Quando il vento si calmò, la sabbia si posò, il sole riprese a brillare e richiamò
la sua acqua.
E tutto tornò come prima, o quasi.

Fine della storia, sembrerebbe.
E invece no, ve l’ho detto che un buon albo si riconosce (anche) dai risguardi!
Prima della fine del libro, proprio lì sulla soglia tra la fine della storia e la fine dell’oggetto ci sono quelle due pagine quelle attaccate al cartone della copertina, per intenderci, che…ci raccontano una nuova storia se la sappiamo vedere.

A questo punto vi svelerò anche, ma lo avrete capito da soli, ormai, che non è vero che la storia inizia con il vento che si sveglia. La storia inizia con lo scoiattolo tra gli alberi dei risguardi di apertura, lo stesso che alla fine avrà una bella aria sorpresa e una coppola rossa in testa.
Quanto tempo sarà trascorso da quando abbiamo aperto il libro? Quanto tempo sarà trascorso da quando lo scoiattolo ha osservato il cielo rabbuiarsi a quando si è ritrovato col cappello?
Il tempo della lettura che dalle soglie spazio-temporali dei risguardi ci ha portato dentro e trattenuto e lasciato andare ma non del tutto, come ogni bel libro sa fare, come il vento sinuoso tra le pieghe dell’immaginazione.

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