“Il richiamo della della foresta” di Jack London

Non avevo mai letto Jack London.

Oggi so cosa mi ero persa e anche il perché non ci eravamo mai incontrati prima…io e i libri di Jack London.

La scrittura di London è feroce. Feroci le storie che narra, e questo io da ragazza non avrei potuto sopportarlo, anche se credo mi avrebbe fatto bene.

Il richiamo della foresta e Zanna bianca ai miei tempi, ma credo oggi non sia molto diverso, erano considerate letture “da maschi” probabilmente proprio in virtù di questa ferocia narrativa. Naturalmente non credo affatto la questione sia di genere, maschile o femminile, credo sia piuttosto, come sempre, di sostanza: forse siamo più disposti ad accettare che un ragazzo legga storie in cui il male emerge senza mezzi termini e la lotta tra la vita e la morte si esplicita con una violenza tale da lasciare il dubbio su chi ne uscirà vincitore. Però se Il richiamo della foresta è un libro che da un secolo i ragazzi leggono è perchè parla di loro, anche delle ragazze, parla di quel momento in cui o combatti per restare in vita, integro, o soccombi.

E non è questo l’adolescenza?
Lo scoprire di avere dentro di sé un lupo sopito ma in grado di sentire il richiamo della foresta? L’urto con la fine di una fase della vita (l’infanzia) e il sentore dell’arrivo di una nuova (l’età adulta)? La sconvolgente scoperta che il mondo è cattivo e che dunque anche noi possiamo esserlo?

Questo è il Richiamo della foresta, per me, prima e oltre la metafora del rapporto uomo-natura, è la metafora della natura umana con tutto ciò che di sadico e di crudele ma anche di meravigliosamente istintivo in essa c’è, che ci piaccia o meno.

Quest’anno, in occasione del centenario della morte di Jack London avvenuta nel 1916, il Richiamo della foresta è stato edito in una versione nuova, bellissima, ma mi pare riduttivo, da Orecchio Acrebo in forma di albo illustrato da Maurizio Quarello. Grazie a questa versione ho incontrato il mio Buck.

Dico la verità, la storia mi ha colpito come un pugno, per questo dico che è feroce, ma se c’è riuscita non è per il contenuto della storia ma perchè, come dice Luigi dal Cin, la tecnica è più forte del contenuto: la sintassi, l’andamento narrativo, l’alternarsi di azione e descrizione afferrano alla gola il lettore e se gli fanno salire il sangue alle orecchie per l’emozione e la tensione, non gli permettono di staccarsi nemmeno davanti all’orrore della sopraffazione dell’uomo sull’animale, dell’uomo sugli altri uomini.

Nel mondo di Buck nell’Alaska a 50 gradi sotto zero,

La pietà non esisteva. Veniva scambiata per per paura e un malinteso del genere significava morte. 
Uccidi o ti uccidono, mangia o ti mangiano, questa era la legge; 
e questo mandato, uscito dalle profondità del Tempo, lui obbediva.

Non è stato un po’ così per tutti noi quando abbiamo affrontato per la prima volta il mondo e lo abbiamo scoperto non esattamente come l’avevamo pensato?
Il fatto di identificarsi con il cane consente al lettore di provare la pietà che probabilmente non proverebbe allo stesso modo per se stesso, di mettere distanza e di lasciarsi andare all’esperienza in cui Buck ci porta. La lettura di letteratura è sempre un’esperienza, su questo non c’è dubbio, ma qui l’esperienza è anche quasi fisica, sinestetica, sentiamo il freddo, le botte, la fame, il rischio ma anche…l’amore incondizionato, la passione, la felicità di scoprirsi diversi e riconoscersi in tale diversità.

Sì perché se questo è un libro per ragazzi e ragazze lo è davvero in virtù della luce che di tanto arriva ad inondare quello che altrimenti sarebbe soltanto un atomo opaco del male, la disperazione più assoluta. E invece no, c’è l’amore, quello tra uomini e animali, tra uomini che si rispettano e esiste la possibilità di vivere in sintonia con tutto questo ed esiste la possibilità di dare la propria vita per tutto questo.

La ferocia non è solo negativa, la ferocia è anche positiva quando è la vita che pulsa e ti aggancia e non ti molla più e questo è ciò che avviene al cane Buck e a noi con lui quando viene salvato in fin di vita da John Thornton, il solo personaggio umano del libro davvero degno del proprio appellativo per come lo intendiamo. Un personaggio introdotto da London con nome e cognome, senza presentazioni, lui appare per noi come per Buck, come se ci fosse sempre stato, implicito nella narrazione, ed in effetti è così: era implicito nella parabola della vita di Buck, era implicito nella nostra parabola di lettura in cui la luce doveva arrivare dopo tanto freddo e buio interiore.

Buck attraversa…la vita: la bambagia nella casa al sud; il dolore infinito della servitù e allo stesso tempo il vigore della scoperta della propria forza; la pace del corpo con l’amore di un essere umano a fianco; la scoperta del tradimento che in un attimo lo priva della pace e dell’amore;  ed infine la perdita dell’amore, della pace, per qualcosa che forse vale ancora di più: la pace dello spirito l’identificazione di corpo e anima in quella cosa è che il richiamo della foresta. L’ululato del lupo.

Ma quanta pazienza ci vuole per vivere, quanta per scoprirsi e per sopportare cosa c’è prima della scoperta.
Il richiamo della foresta è un romanzo sulla pazienza che insegna la pista, ci dice London, che insegnano le tirelle, il freddo e la fame, e se c’è qualcosa che alla giovane età manca è proprio la pazienza.


La versione in albo illustrato è non solo meravigliosa dal punto di vista estetico, Quarello ancora una volta ribadisce la propria incredibile capacità di calarsi nell’essenza della storia, ha scelto il proprio punto i vista e ci ha portato dentro: il paesaggio che nelle sue tavole diventa protagonista quasi assoluto della narrazione. Ma soprattutto continuo a pensare che l’uso del prodotto editoriale dell’albo illustrato abbia qualche marcia in più nell’approcciare i ragazzi, anche i non lettori, le illustrazioni aiutano e accompagnano alleggerendo il “peso” della lettura per chi ancora non ne ha scoperto la leggerezza.

Spero proprio non abbiate comprato già tutti i regali di Natale perché questo è un dono davvero speciale!

3 pensieri riguardo ““Il richiamo della della foresta” di Jack London

  • 15 Dicembre 2016 in 15:48
    Permalink

    albo illustrato?

  • 15 Dicembre 2016 in 19:33
    Permalink

    London è tra i miei scrittori preferiti. I libri preferiti sono "Vagabondo delle stelle" e "Il Lupo di mare".

    Bellissimi illustrazioni di questa edizione!

  • 17 Dicembre 2016 in 22:38
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    È una edizione in forma di albo illustrato appena edito per Orecchio acerbo.

I commenti sono chiusi

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