“CantaFilaStrocche” di Bruno Tognolini

“Filastrocca irresistibile
dalla bocca incorreggibile
sprizza fuori rima a rima
sgomitando per far prima”
 
 
La prima stanza della casa della poesia è la filastrocca. La filastrocca ha quella ancestrale capacità di restare in mente e portarsi dietro parole connesse o sconnesse che siano da un senso ma significative di per sè. Credo che la caratteristica della filastrocca, poi naturalmente anche della poesia, sia nel potere del significante sul significato.
 
Quelle che vi racconto stasera però sono filastrocche speciali: 
 
innanzitutto sono musicate, il libro ha il cd, ed è per questo che sono delle CantaFilaStrocche
 
e in secondo luogo i testi di queste cantafilastrocche sono…straordinariamente complessi nel contenuto sebbene leggerissimi nella rima e permeabili al significante e all’orecchio del bambino più piccolo. E qui la mano di Tognolini non lascia scampo, la pulizia della lingua nel dire con una facilità estrema le cose più complesse è la sua specialità e se i bambini lo adorano un motivo ci sarà: sentono che parla la LORO lingua.
 
Le CantaFilaStrocche edite da Gallucci, sono scritte da Tognolini, musicate da Luca Tozzi e illustrate da Barbara Vagnozzi e l’insieme è notevole perché il tutto è perfettamente armonizzato per parlare ai bambini della fascia d’età a cui si rivolge ovvero dai 3 ai 6 anni ma secondo me anche dagli 0 ai 3 perchè la musica e le parole cullano e accolgono che è un piacere. Le musiche di Lorenzo Tozzi sono davvero in sintonia con l’essenza del testo dando alla forma l’accompagnamento più adatto per l’età e per il genere, l’accompagnamento delle illustrazioni di Barbara Vagnozzi è discreto e racchiude in bella forma questo contenuto di grande qualità.
 
Dalle filastrocche che programmaticamente non significano niente, come la prima “Cantafilastrocca irresistibile” che è pura dichiarazione di poetica a portata di bambino, a quelle che portano ai vertici dell’introspezione, come la “Cantafilastrocca dell’altalena”, ciascuno dei 7 componimenti è perfetto tanto che da giorni e giorni a casa ci accapigliamo per individuare quella che ognuno preferisce ma ogni volta appare migliore sempre un altra. 
Come nel caso delle celeberrime rime di Mal di pancia calabrone, e come è nelle corde poetiche di Tognolini, i testi vi entrano in testa e lì girano e restano per uscire al bisogno.
Penso ad esempio a “Cantafilastrocca per massaggi e carezze” che è davvero un mantra da cantare ad ogni neonato che apre gli occhi.
Come vento che scaccia le foglie
passa la mano ed il  male ti toglie,
come nuvola quando c’è brezza
passa ogni male con questa carezza
come rondine che vola bassa
passa la mano ed il male ti passa
come mano di piuma e pane
dolore passa e carezza rimane.
 
Vogliamo parlarne di questa rima pane/ rimane riferita alla carezza che cura, salva e nutre?
 
In 
Apro gli occhi e vedo il mondo
chiudo gli occhi e c’è buio profondo
apro gli occhi, vedo te
chiudo gli occhi e vedo me
vedo me sull’altalena
 
di “Cantafilastrocca dell’altalena” uno dei passaggi più complessi da comprendere ed accettare per un bambino: la scomparsa del mondo quando si chiudono gli occhi che tuttavia non solo non implica la scomparsa di ciò che è fuori ma permette di vedersi dall’interno perchè immaginati…pura filosofia.
Cosa mi affascina? Che i bambini hanno bisogno di questo, di qualcosa che sia alla loro altezza e questa, così rarefatta, E’ la loro altezza reale.
 
Ma la cantafilastrocca con cui vi lascio a correre ad accaparrarvi le cantafilastrocche alla prima libreria disponibile, è la “Cantafilastrocca dei mutamenti” perché…perché qui c’è tutta l’infanzia e ciò che vi cercate, vi lascio con questo testo sorprendente da mandare a memoria che abbiate 2 anni o 60.
 
“Aiuto sto cambiando” disse il ghiaccio
“sto diventando acqua, come faccio?
acqua che fugge nel suo gocciolìo
ci sono gocce, non ci sono io!”
Ma il sole disse :”Calma i tuoi pensieri
il mondo cambia sotto i raggi miei
tu tieniti ben stretto a ciò che eri 
e lasciati andare a ciò che sei”.
Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento
non ebbe più paura di cambiare
e un giorno disse: “Il sale che io sento
mi dice che sto diventando mare
e mare sia. Perchè ho capito, adesso
non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso.
 
 
 
 
 
 
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