“Il GGG” il film di Spielberg dal romanzo di Dahl

Ieri siamo andati a veder un grande film che, secondo il mio modestissimo e emotivo parere, resterà nell’immaginario collettivo di questa generazione di bambini, come è stato per noi con E.T.

questa è una delle locandine del film che compare anche come sovracoperta dell’edizione Salani del libro per il centnario dahaliano
Questa è la locandina del film in inglese, la stessa che si vede in questi giorni nei cinema.

Il GGG di Steven Spielberg tratto dal capolavoro di Dahl che ci ha raccontato Adolfina De Marco qui.

Il paragone tra E.T evidentemente è voluto, non forzato, ed oggettivamente valido visto che il  GGG la stessa sceneggiatrice dell’extraterrestre e che il connubio tra Melissa Mathinson (la sceneggiatrice) e Spielberg si rinnova qui per la prima volta dal 1982. Moltissime le citazioni interne nella regia e non solo.

Ma veniamo al film…e al libro.

Quando si traduce in film un capolavoro di libri, e Il GGG lo è, la domanda che immediatamente ci si pone è sempre la stessa: sarà il film all’altezza del libro?
Pare che Spielberg da molti anni stesse pensando ad una versione cinematografica del Grande Gigante Gentile (se volete approfondire vi consiglio questo post a riguardo), poi, per ragioni varie, non ultime quelle di marketing il 2016, centenario dahaliano, è stato scelto come anno perfetto per il lancio del film. In Italia è uscito il 30 gennaio, ultimo giorno utile per approfittare dell’anno simbolico mentre nelle altre Nazioni girava già da mesi. Le critiche a riguardo del film sono state moltissime, non tutte positive, il post che vi ho segnalato sopra, vi darà una buona panoramica delle principali, ma non è questo che in questa sede mi interessa.
Io torno alla domanda insidiosa che anche io mi sono involontariamente posta: è il film all’altezza del libro?

Secondo me, sì.
E adesso vi spiego perché.
Il film non è solo la trasposizione del romando di Dahl, bensì una rilettura interpretativa con delle aggiunte decisamente significative che non hanno agganci nel libro. La scelta di modificare la trama, anche se non di molto ma in maniera significativa, mi pare ci dica una cosa importante: Spielberg si è tenuto il proprio suolo d’autore. 
Non si è limitato a rifare in forma di film la storia di un altro, ma ci ha tenuto a raccontarci la SUA storia del GGG. Perchè? 
Ma perché altrimenti che senso avrebbe, a livello intellettuale, profondo, un’operazione del genere? se vogliamo metterla sul piano della trasposizione quando si passa da un linguaggio che implica una diversa capacità immaginativa per ogni lettore ad un altro che invece sceglie a proprio una forma all’immaginazione soggettiva il rischio che qualcuno non ci si ritrovi, che a qualcuno la visione stoni, è fortissimo a prescindere dalla qualità artistica tanto del libro quanto del film che ne deriva.
Quello cinematografico è un linguaggio a se stante che di per sé implica un’interpretazione, Spielberg ci ha dato la sua, forse in parte diversa da quella di Dahl, ma forte, stilisticamente perfetta, e in perfetta sintonia con la qualità del racconto e con lo sguardo dei piccoli spettatori. Sofia, scopriremo nel film, non è la prima bambina a visitare il Paese dei Giganti, qualcuno l’ha preceduta, qualcuno che il GGG ha amato moltissimo ma che è stato scoperto da Giganti… questa aggiunta alla storia e tutto ciò che ne consegue a livello narrativo ed emotivo complica la psicologia del personaggio del Grande Gigante Gentile (è il bambino che non c’è più ad aver dato questo nome al gigante soffiasogni) insinuando nel rapporto con la bambina Sofia un elemento forte di insicurezza e paura. Il Gigante teme di non poterla salvare e la storia sembra prendere una nuova forma!
Il film è delicato e potente allo stesso tempo, il GGG dolcissimo e magnifico, Sofia incridibilmente coraggiosa, il tutto a tratti esilarante, commovente e talvolta spaventevole. Una narrazione in piena regola perfettamente dosata. Il viso e le movenze dolcissime del Grande Gigante Gentile sono di Mark Rylance grazie alla tecnica del performance capture (incredibile cosa si riesce!), la bambina, strepitosa, è Ruby Barnhill.
Per chi è questo film? 
Ho letto in questi giorni che il film è per tutti. Calma. 
Per tutti è quello che dicono gli adulti quando si dimenticano a cinema si portano anche bambini molto ma molto piccoli. 
Il film è per bambini dai 6 anni.
E mi assumo la responsabilità di questa valutazione personale.
Se non l’avete ancora visto, che aspettate?
Se lo avete visto ditemi cosa ne pensate!
Se non avete ancora letto il libro siete fortunati, la vita vi ha riservato una cosa bella ancora da fare!
Di seguito potete vedere il trailer ufficiale del film che tuttavia trovo porti un po’ fuori strada.

 

Teste Fiorite