“Storia di un uomo di neve”. La rubrica del lunedì di Adolfina De Marco

Buon Lunedì con Adolfina De Marco

Gennaio è il mese che più di altri ricorda il freddo e la neve, un magico momento dell’anno in cui il paesaggio urbano assume tonalità compatte e spesso brillanti sotto i raggi di luce.

Tra i ricami di ghiaccio che impreziosiscono le trame di ogni persona che abita la città, il pupazzo di neve è il reuccio. Almeno per qualche giorno.



Così è per l’uomo di neve protagonista del racconto Storia di un uomo di neve di Maria Loretta Giraldo e illustrato da Cristina Pieropan, due artiste venete di grande levatura, edito da Rizzoli.  

Nel cuore della città imbiancata i bambini creano un pupazzo con la neve e aggiungono una carota per fare il naso, un berretto in testa e una sciarpa al collo, due occhioni spalancati e un sorriso per vederlo sempre felice. Ma l’uomo di neve è annoiato e si sente triste e solo; vorrebbe conoscere la città e potersi muovere. Ma ai primi raggi di sole comincia a sciogliersi e le gocce d’acqua iniziano un bel viaggio tutte assieme dal canale al mare fino ad arrivare in cielo trasformate in una grande nuvola bianca che ritorna nella città con il vento gelido, pronta a dipingere di bianco le strade e le case e ad essere trasformata in un altro pupazzo di neve.

Con questo racconto Maria Loretta Giraldo ha messo su carta i desideri umani di conoscenza e di trasformazione di se stessi, una capacità che ci aiuta a comporre immagini e dunque ad elevarci verso possibili mondi.

La poesia della scrittrice mantiene in perfetto equilibrio la scrittura in prosa e non poteva non essere tradotta dalle incisioni acquerellate di Cristina Pieropan che utilizza questa tecnica dispendiosa per realizzare immagini che vanno controtempo e restituiscono al lettore il respiro della lentezza e della ricerca di sé.
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