Filosofia per bambini e con i bambini

E’ un po’ di tempo, diciamo pure qualche anno ormai, che si comincia in Italia a parlare, talvolta sottovoce, tal’altra mettendo i manifesti, di filosofia per bambini, qualcuno modula la dicitura anche i filosofia CON i bambini.

Bene, mi pare sia giunto il momento per fare un po’, in questa sede, un minimo di punto della situazione tanto più che Teste fiorite porta avanti il lavoro di cura e attenzione verso la filosofia per bambini proponendo anche una giornata speciale di corso per la scuola primaria.

Di “Philosophy for children” si è cominciato a parlare, nel mondo anglosassone, tra gli anni Sessanta e Settanta quando il filosofo Matthew Lipman ha richiamato l’attenzione sull’importanza di avvicinare il mondo della filosofia a quello dell’infanzia.  Da lì in poi si sono susseguiti studi, pratiche dirette con bambini ecc. che hanno per lo più riguardato contesti non italiani, da qualche anno, invece, pare che anche il nostro Paese comincia a fare i conti con questa importante possibilità di lavoro con i più piccoli.

Ma cosa vuol dire fare filosofia con e per i bambini?

Ecco, credo che qui stia il nocciolo della questione in cui talvolta si possono annidare fraintendimenti, qualcuno pensa significhi insegnare ai bambini il pensiero dei grandi filosofi. Nulla di tutto ciò: la filosofia per bambini è, come diceva Lipman, l’educazione al pensiero. La pratica della domanda maieutica, il confronto dialettico attraverso l’esercizio della logica del pensiero altro non sono che il modo per assecondare il naturale funzionamento della mente del bambino che è di per sé portata a porsi domande e a cercare risposte logiche.

I bambini sono filosofi naturali

sostiene Karl Jaspers, intendendo con questo dire che la “stagione dei perché” che ogni bambino attraversa naturalmente è esattamente ciò che poi con grande fatica speculativa cerca di raggiungere l’adulto filosofo. Recuperare e dare la giusta attenzione all’espressione del pensiero del bambino, questa vuol dire fare filosofia con i bambini. Mi viene da dire che dovrebbe essere pratica consolidata ma così non è, nelle nostre scuole, come a casa del resto, quante volte viene consentito ai piccoli di procedere per avanzamenti logici in forma dialettica per esprimere e specificare il proprio pensiero? Quante volte non diamo risposte a domande che invece dovrebbero avere la risposta più corretta e precisa possibile?

Ma non è solo questo, certo che, nel confronto tra i pensieri, sempre fatto in forma ludica, libera, il pensiero dei filosofi “adulti” rientra, ma come? Io credo che la bravura stia nel farlo rientrare “alla pari” con il pensiero dei bambini, leggere I bambini pensano grande di Franco Lorenzoni (Sellerio) vi aprirà un mondo anche sotto questo punto di vista. Franco Lorenzoni non dichiara mai di fare filosofia per bambino ma con i filosofi lavora eccome a partire dall’elaborazione dei dialoghi dei suoi piccoli alunni della scuola primaria.

Qualche giorno fa è uscito per Carocci un nuovo libro di Nicola Zippel intitolato, appunto I bambini e la filosofia e nella interessante recensione al libro uscita domenica 4 febbraio nell’inserto “Robinson” di “La Repubblica”, Matteo Bussola precisa:

Non si tratta di spiegare la storia del pensiero ai più piccoli, quanto di insegnare loro a usare il ragionamento e la logica.

La filosofia, intesa come amore del pensiero e delle domande che i pensiero sa porti, è poi l’occasione, attraverso il gioco, per porsi domande non solo sul mondo esterno ma su se stessi, indagare l’essenza della propria e dell’altrui identità…in questo, ad esempio, sono maestri i Ludosofici che hanno fatto dell’andare in giro ad incontrare bambini e insegnanti per giocare con la filosofia una vera e propria missione. Il loro approccio, così come lo potete iniziare a conoscere dal bellissimo libro edito con Corraini Tu chi sei? 

merita senz’altro di essere conosciuto e possibilmente imitato. Sì, imitato, perché l’imitazione è sempre alla base di ogni processo creativo, e credo lo possa essere anche in ambito pedagogico-didattico, è bellissimo vedere il professionista incontrare i bambini ma è ancora più importante che questi incontri non siano eventi che restano sospesi ma inizi o possibilità di un percorso che la scuola e, perché no, la famiglia, porta avanti.

“Ma dietro tutte le cose c’è un perchè?” (7 anni)

“Ma cosa c’è dietro le cose? Intendo dire quella cosa per cui le cose sono cose” (6 anni) altro che Heidegger!

“Se chiudo gli occhi ti vedo lo stesso perché ti penso” (3 anni)

Alla prossima volta qualche riflessione sui libri che parlano di filosofia per bambini e ragazzi!

Seguiteci!

 

 

 

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