“In viaggio” di Van Genechten

Viaggiare,

Partire,

Forse tornare.

Quando? Dove andare? Perché tornare?

Immaginate di essere un ranocchio di montagna e di non esservi mai mossi dal paesino in cui siete nati, immaginate di non aver mai visto il mare.

Adesso immaginate che un amico vi prenda sulla sua decappottabile rossa e vi porti dall’altra parte del mondo, immaginate di arrivare al mare e di andare ancora oltre.

L’avete fatto?

Bene, adesso immaginate di tornare, un giorno, nel vostro paesino di montagna.

Sono sicura che questo vi risulterà più difficile da immaginare: come cambiano le cose, i paesaggi quando sono diversi gli occhi che guardano? E quanto sono diversi gli occhi di chi viaggia da quelli di chi sta fermo?

Di questo ci racconta il nuovo albo firmato da Van Genechten edito in questi giorni da Edt Giralangolo In viaggio, un racconto che è una storia dolcissima ma soprattutto una metafora d’infanzia e, si sa, dove il bambino ritrova se stesso la letteratura colpisce e resta. Questo è un albo che i bambini anche piccolini, io direi anche dai 2 anni in poi (poi un giorno faremo un ragionamento sull'”età del libri”), ameranno moltissimo potendosi ritrovare tanto in Ranocchio che non sa cosa significhi viaggiare e la cui unica preoccupazione iniziale è “quando arriviamo?”; quanto in Porcospino che prende e parte alla scoperta del mondo senza preoccuparsi della meta. Il bambino piccolo è in sé Ranocchio e Porcospino, sarà l’età poi a sclerotizzare una delle due anime o a travare un equilibrio tra le due; ma adesso, da piccolini, bisogna imparare, come dice la cantafilastrocca bellissima di Tognolini, a tenersi ben stretti a ciò che si era e a lasciarsi andare a ciò che si è.

Passato e presente e futuro assumono nel viaggio una prospettiva spaziale semplice da intendere nel profondo per un bambino che, di fatto, è solo all’inizio del proprio viaggio nella vita in cui costantemente e quotidianamente tornerà a se stesso per trovarsi mutato dall’esperienza.

L’albo è davvero molto bello, Van Genechten è grande autore per i più piccoli e l’espediente dei risguardi che chiudono e allo stesso tempo aprono la narrazione, che si fa ciclica, come il viaggio della vita, danno un tocco importante alla storia perché continui nel proprio lettore.

Ranocchio avvicinò con prudenza la conchiglia all’orecchio.

“Il mare!” esclamò eccitato, “sento il rumore del mare!”

E gli sembrò di vedere di nuovo il blu scintillante, e di sentire la brezza marina.

“SONO IN VIAGGIO!”

“Sempre”, disse Porcospino, “Lo sei sempre”.

 

Già, lo siamo sempre.

Buon viaggio!

 

 

 

 

 

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