“Sette Robinson su un’isola matta”. Rubrica del lunedí di Adolfina de Marco

Oggi Adolfina ci porta in mezzo al mare, a rispolverare il topos per eccellenza nonché quello per eccellenza legato all’utopia: l’isola deserta.

“Per quale motivo l’isola fosse abbandonata, nessuno riusciva a spiegarselo. Eppure in tutti i suoi cinque chilometri quadrati non c’era traccia di anima viva”.

Ecco l’incipit di uno dei primi racconti per ragazzi scritti da Bianca Pitzorno, autrice faro della letteratura per l’infanzia italiana.

Il romanzo pubblicato nel 1988 per i tipi Juvenilia racconta come due adulti – lo zio Silvestro e la mamma di Annetta- e cinque bambini siano naufragati, cioè si siano trovati in un’isola deserta senza la possibilità di ripartire e di comunicare.
La barca Sirena dei sette mari non aveva mai avuto un problema; quella mattina invece, aveva iniziato a sputacchiare e all’improvviso si era fermata, mentre attorno saliva una nebbia densa e silenziosa. La bussola indicava il nord ovunque e gli orologi si erano fermati all’ora in cui erano partiti.
Presto arrivò la sera e poi la notte, la nebbia si diradò, il motore diede un ultimo sussulto e i naufraghi si trovarono in un’isola molto accogliente: gli unici due edifici erano un albergo (pulito e ordinato con fiori freschi) e un supermercato funzionante. Nessuna persona presente, però.
In una situazione così disorientante, la miglior cosa da fare è trovare un orientamento; proprio per questo la mamma di Annetta comincia a fare l’inventario dei naufraghi per evitare di perderli: due gemelli di due anni e poco più, Martino fratello dei gemelli, Sara figlia del fratello e Annetta, sua figlia. Poi c’era lei e c’era lo zio Silvestro. Altra cosa da fare è esplorare l’isola, ovviamente, e disegnare una mappa. Un giorno Sara trova una piccola sirena accanto alla barca ormeggiata e sulla sabbia, gettata da un’onda più vivace, accanto ad essa un biberon con un biglietto all’interno che dice di prendersi cura della sirenetta Teti dando precise indicazioni. I due gemelli, i più piccoli del gruppo e molto pestiferi, invece trovano una grossa tartaruga che diventa la loro compagna di avventure e la chiamano Lucia. Dopo molte avventure un giorno sull’isola compare misteriosamente un distributore di benzina, la mamma di Annetta decide di partire immediatamente e così i naufraghi si dirigono verso casa. Una forte tempesta però gonfia il mare e fa ondeggiare fortemente la barca. Il vento strappa le pagine del diario di viaggio della madre di Annetta e la piccola Teti viene richiamata dal mare e lascia la piccola comitiva. Finalmente il mare si calma e i bambini riescono ad arrivare sani e salvi a casa dove li aspetteranno un mare di sorprese!

Un racconto divertente che mette il lettore all’interno di uno degli scenari più frequentati dall’immaginario, un’isola deserta, sovvertendo però l’ordine che i romanzi letti dai protagonisti avevano indicato loro.
E la vostra isola deserta come potrebbe essere?

Teste Fiorite