Bruno Tognolini e la lingua pinocchia. Quel che conta di un incontro.

Quando molto ma molti mesi fa ho contattato Bruno Tognolini per organizzare un incontro qui a Venezia la data del 22 aprile sembrava lontanissima. Adesso che il 22 aprile è arrivato…la velocità mi ha sorpreso. Il tempo sempre pronto a dilatarsi ed accorciarsi mi ha giocato uno sei suoi scherzacci passando decisamente troppo in fretta.

Lingua pinocchia tra quattro geppetti è il titolo che Bruno Tognolini ha scelto per il suo incontro ed ora, per chi non c’era, ma anche per chi c’era, ma soprattutto per me, qui con voi, sento il bisogno di mettere rozzamente per iscritto quel che resta della rapidità di un giorno che ne segnerà, per me, moltissimi altri.

Ci sono incontri che segnano più di altri, quello con Tognolini è stato uno di questi perché… perché, come ha detto lui, è bellissimo quando si ha la sensazione di avere dei compagni di viaggio, dei partigiani dell’infanzia e del futuro che procedono a ritmi diversi ma sulla stessa strada.

L’apertura dell’incontro è stata spiazzante, credo, fortissima, politica, per me fondamentale: Tognolini si attribuisce innanzitutto il ruolo dell’ INCORAGGIATORE. Non del poeta, ma dell’incoraggiatore. Semmai si diventa poeti per svolgere al meglio il ruolo di incoraggiatore, non viceversa, mi pare di comprendere. O, meglio ancora, la poesia è uno degli strumenti, inusuale ed efficacissimo, per assolvere a tale compito; come ci diceva Chiara Carminati la poesia è una freccia potente all’arco del linguaggio, possederla, usarla, è una grandiosa possibilità in più.

Incoraggiare chi?

Ma i bambini, naturalmente, coloro che per definizione devono avere fiducia nel mondo e nel valore della propria esistenza al mondo. Se non diamo coraggio e fiducia nell’esistenza ai bambini ma si può sapere cosa li abbiamo messi al mondo a fare? E soprattutto, cosa ne sarà della nostra civiltà? Che ombre nere si addensino o si dissipino, l’autore, il poeta, ha il compito di usare tutti i propri mezzi a disposizione per remare a favore di bambino. “Non utopia, ma vero servizio sociale” diceva Munari e qui mi pare ci si trovi tutti, piccolissimi come teste fiorite, giganti come Munari, Rodari, Tognolini e tanti altri: tutti quotidianamente impegnati, ciascuno con i propri mezzi, a promuovere fiducia nell’esistenza e nella bellezza, del linguaggio e del mondo, tentando di fatto quel connubio che a me appare evidente ma che tanto è difficile perseguire, tra etica ed estetica.

Ma qui si innesta un altro elemento a cui Tognolini ha dedicato spazio, con un taglio tutto suo, non lineare, ma il cui messaggio è arrivato forte e chiaro: ma tutto questo incoraggiamento, la potenza che sprigiona da un linguaggio che ha i superpoteri, per quanti bambini è?

A quanti bambini arriva?

Qui sta l’importanza di un’esperienza fondante per l’attività di Tognolini e che tanto spazio ha necessariamente nei suoi racconti e conti: la Melevisione, programma di cui Tognolini è stato autore insieme ad altri ed unico esperimento riuscito della Rai di far arrivare racconti, parole, immagini, narrazioni di alta qualità ad una massa di bambini. E’ la prima volta che in uno dei nostri incontri si è affrontato in maniera così sostanziale il tema del destinatario e non in termini qualitativi ma quantitativi.

Già, perché, ci penso ora insieme a voi, forse vaneggio, ditemi voi, ma se dobbiamo ragionare in termini esclusivamente qualitativi per quanto riguarda la costruzione del messaggio letterario, possiamo anche sospendere il giudizio sulla qualità del mittente (ma ci torno tra un attimo), non possiamo assolutamente usare il medesimo parametro per quel che riguarda il destinatario dell’opera letteraria. Se volessimo per la letteratura per l’infanzia un pubblico selezionato avremmo perso in partenza non vi pare? Anzi, mi verrebbe da pensare che più ci sono situazioni disagiate, in ogni senso, più lì c’è bisogno di bellezza. Tutti hanno bisogno di bellezza, di poesia, di lingua che ci libera e ci salva, e se qualche adulto intorno dice il contrario ecco che il poeta non solo non può tacere ma DEVE cantare.

Ed ecco qui una parte del senso, per come ce l’ha magnificamente mostrato Bruno, del suonatore Jones di De andrè:

E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.

Eccolo il poeta a cui tocca ciò che piace e piace ciò che tocca anche in virtù di un patto sociale che consente a qualcuno di non dedicarsi al sostentamento materiale dei membri della propria società per sostenerli in altra forma.

Ed ecco allora che, parola di Bruno Tognolini, la poesia può salvare il mondo, anzi lo salva già, lo sta salvando in questo momento.

Certo sopraggiunge talvolta il problema della verità come lo ha chiamato Bruno, e qui riprendo anche il tema della qualità del mittente, che è lo stesso: il poeta tamburino, il paroliere, lo scrittore, l’artista, quanto e come deve aderire ai propri testi? Ovvero, è possibile, è etico, è ammissibile che il poeta di venda o si pieghi alle richieste del mercato, dei lettori, dei mecenati, dei datori di lavoro ecc. ecc?

Sì, è possibile, accade. Forse per qualcuno è anche ammissibile.

Certamente NON è etico, sicuramente la scelta di scendere a compromessi deve creare delle crepe interiori.

Io adoro, anzi, io mi sento proprio bene, quando scopro che autore reale e implicito coincidono, quando vedo, sento, comprendo, che l’autore con la sua finzione non mi ha ingannato, non ha cantato con voce falsa. Purtroppo, o per fortuna, chissà, anche questa è la potenza della letteratura, non necessariamente chi sceglie altre strade produce opere di basso valore, anzi, la tecnica narrativa è altra ed indipendente per buona parte da problemi di ordine etico o morale, tuttavia che gioia quando scopri che dietro ciò che ti parla, che alza la qualità delle nostre esistenze, c’è una persona salda che il problema della verità se lo pone e lo risolve prendendo uno ed un solo partito una volta per tutte!

La poesia dunque, le filastrocche, e dietro il mondo, la politica, l’estetica, l’etica ovvero la vita nella sua complessità.

Poesie o filastrocche?

Per tutto il giorno Bruno ha preferito usare il termine filastrocche quasi che poesia fosse troppo altisonante, quasi che fare filastrocche per bambini non sia fare poesia per bambini e dunque essere poeti in senso pieno del termine.

Ma qual è la differenza tra filastrocche e poesie?

E in cosa potremmo tentare di individuare l’essenza del lavoro con la lingua che Tognolini porta avanti da decenni avendo scritto dal 1989 quasi 2000 filastrocche?

Parto dalla fine e semplifico fino alla vergogna: la lingua a cui danno vita le poesie di Tognolini è una lingua in rima, ritmata e soggetta ai regimi della metrica e della retorica. Non si risparmiano figure retoriche di ogni genere che anzi la fanno da padrone nella scelta precisa di voler utilizzare per i bambini un tesaurus di parole afferente alla loro sfera di conoscenza linguistica e di dar corpo, voce e musica a quelle parole con gli effetti speciali che la costruzione del linguaggio ci mette a disposizione. Anafore, sineddochi, metafore, anafore, chiasmi, nulla sfugge alla penna del poeta per significare attraverso il significante!

La poesia, la filastrocca, sono voce pura e per questo devono risuonare nella testa anche solo nella lettura solitaria. Come spugne, questa la similitudine usata da Tognolini, sono intrise di voce trattenuta che aspetta di essere liberata dalla lingua in forma giocosa, i libri in questo senso, con i loro segni grafici muti, sono quasi delle mortificazioni della poesia. Benché mortificazioni assolutamente necessarie alla sua diffusione.

Voce, dunque, per dare senso e suono alle parole e ai versi.

Senso e suono sono la stessa cosa?

Non sempre, significato e significante sono due aspetti della parola che stanno insieme ma che a volte è bene vengano riconosciuti separatamente. E qui arriva forse una delle principali differenze che possono essere individuate tra filastrocche e poesie: le filastrocche possono benissimo non avere senso. Inoltre le poesie non sono sempre soggette a metro e rima mentre le filastrocche mantengono la rima e il ritmo come scheletri imprescindibili, mantenendo memoria di quella cultura popolare orale da cui nascono ed in cui ancora vivono.

Le filastrocche privilegiano il suono e il significante. Le poesie privilegiano il suono del significante ma associato ineludibilemente al significato. Come spiega Tognolini ai bambini, e fortunatamente l’ha spiegato anche a noi così, la poesia, la filastrocca che dir si voglia in questo caso, ha due ali: significato e significante, quanto le due ali sono di uguale lunghezza la poesia è perfetta; quanto prevale il significante può essere molto divertente e diventa un gioco che vale la pena di fare; pericolosi sono però i componimenti in cui l’ala più lunga è quella del significato. Lì la “puzza d’adulto” come la chiamo io si sente troppo forte, e come quella di bruciato riempie le narici e blocca la lettura.

Una giornata densa, intensa, in cui un’ulteriore fortuna ci è capitata: quella di avere con noi Lorenzo Tozzi musicista  creatore di canzoni che ha musicato tra l’altro le Cantafilastrocche che tanto ci sono piaciute e che ancora continua a lavorare su testi di Tognolini. Grazie a questa situazione fortunata abbiamo avuto la straordinaria occasione di ascoltare progetti in fieri, di sbirciare nei processi creativi di due autori che si confrontano tra loro con generosità.

Vorrei che giorni così tornassero più volte, vorrei poter rileggere questa giornata come quando si legge un libro bello e si vorrebbe provare la gioia di scoprirlo di nuovo.

O forse no, sono felice il tempo sia passato per portare tutto questo.

E non posso non concludere con una filastrocca, un augurio, un viatico per tutti da mandare a memoria.

FILASTROCCA DELLE FILASTROCCHE

Apro la bocca e dico la rima
Ride il silenzio che c’era prima
Un filo brilla fra le parole
Mare con mondo, luna con sole
Un filo piccolo che tiene insieme
Fiore con fiume, sole con seme
E ora vicine le cose lontane
Come le perle di belle collane
Danzano in tondo, perché se tu vuoi
Mondo fa rima con Noi

Facciamo che mondo fa rima con noi!

 

 

 

 

 

 

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